STORIES BY RUN – Il verde a Venezia
Il ponte galleggiante sul Canal Grande permette a tutti i partecipanti della Huawei Venicemarathon  di raggiungere velocemente l'area Marciana, in corrispondenza dei Giardini Reali: uno spazio circondato dall’acqua su cui s’affacciano il Museo Correr, le sale imperiali del Palazzo Reale, il museo archeologico e la storica Biblioteca. 

Questi giardini erano stati voluti da Napoleone, il quale intendeva usare le Procuratìe come dimora regale al posto di Palazzo Ducale. Il passaggio di Venezia all’Austria aveva fatto abbandonare il progetto imperiale ma aveva dato vita, dopo l’abbattimento dei granai trecenteschi che erano in questa zona, a quest’area da 5.500 metri quadrati: un parco accanto a piazza San Marco, vissuto da sempre dai veneziani, poi pian piano degradato. 

Da pochi mesi ha avuto inizio un'articolata operazione di restauro volta al ripristino e alla valorizzazione dell'intera area, nel massimo rispetto del disegno ottocentesco, per restituire alla città uno spazio di sosta ricco di fascino. In una città come Venezia, costantemente aggredita dal mare e dalle sue acque alte oltre all'edilizia incalzante, le aree verdi e le oasi naturali sono importanti luoghi di aggregazione sociale e in alcuni casi anche testimoni unici e preziosi di una storia antica.
Un patrimonio prezioso che non può essere sacrificato ma, anzi, salvaguardato con impegno.

Agli albori spesso il verde era relegato ai margini delle città, nelle isole di Murano e della Giudecca mentre in centro esistevano solo dei piccoli appezzamenti spesso privati. Nella veduta prospettica del 1500 di Jacopo de' Barbari comparivano infatti moltissimi giardini, orti e parchi, all’interno di conventi o corti private, sia in periferia che in centro; il tutto venne confermato anche da Francesco Sansovino con il suo Venetia città nobilissima et singolare, pubblicato nel 1583, che segnalava più di 200 giardini di ridotte dimensioni sparsi nei vari sestieri e presenti all'interno di palazzi o conventi.

Oggi sono 6 i giardini pubblici di Venezia: i Papadopoli che hanno subìto un notevole ridimensionamento per lasciare spazio alla realizzazione di Piazzale Roma, quelli di Castello distribuiti lungo la laguna e costituiti da una parte pubblica e da una più ampia assegnata alla Biennale (I Giardini della Biennale) i Reali localizzati vicino a Piazza San Marco, i Savorgnan posizionati vicino al ponte delle Guglie, i Groggia in zona Sant'Alvise e infine la pineta di Sant'Elena che si affaccia sulla laguna di fronte al Lido di Venezia.
La Huawei Venicemarathon sarà anche l'occasione per scoprire alcuni di questi 'polmoni urbani'!

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Moli galleggianti… a Venezia
A Venezia i ponti sono numerosi, chi si è preso la briga di contarli assicura siano 438 sparsi per la città; ma in alcune occasioni ne possiamo contare uno di più e la Huawei Venicemarathon è una di queste.

Come abbiamo accennato nell’ultimo articolo di Stories by run, l’organizzazione VM allestirà un ponte temporaneo per collegare Punta della Dogana con Piazza San Marco attraverso il Canal Grande. Il ponte è costituito da moduli galleggianti che consentono di coprire i 170 metri necessari ad attraversare il bacino di San Marco assicurando una larghezza pari a 3,6 m sufficiente per eventuali sorpassi di concorrenti.

Il ponte della Venice Marathon è il più giovane dei ponti temporanei che ricorrono annualmente a Venezia: il titolo di più antico spetta al ponte del Redentore, allestito in occasione dell’omonima Festa.

Nel triennio 1575 – 1577 la peste di abbatté sulla Serenissima e causò circa 50.000 vittime, pari a un terzo della popolazione. Il Senato della Serenissima decretò il 4 settembre 1576 che il Doge dovesse pronunciare il voto di erigere una chiesa dedicata al Redentore al fine di ottenere una intercessione che ponesse fine all’epidemia e di rendere onore alla basilica ogni anno nel giorno in cui fosse stata libera dal contagio.

Il 13 luglio 1577 la peste fu dichiarata debellata e si decise di festeggiare la liberazione da essa ogni terza domenica del mese di luglio con una celebrazione religiosa e una festa popolare. Dal primo ponte votivo enorme e spettacolare, allestito su 80 galere veneziane, si passò ben presto a più economiche e pratiche zattere.

A partire dagli anni ‘50 il ponte votivo fu assemblato dal Genio militare italiano come esercitazione sfruttando un ponte Bailey di provenienza inglese abbandonato dagli alleati al termine del secondo conflitto mondiale, fino a che nel 2002 fu sostituito da un più moderno ponte galleggiante modulare.

Dagli inizi del ‘600 un secondo ponte galleggiante veniva già allestito in occasione della Festa del Redentore per attraversare il tratto di Canal Grande all’altezza del traghetto di Santa Maria del Giglio: oggi questo ponte votivo è allestito solo in occasione della Festa della Madonna della Salute – 21 novembre - per consentire il transito ai fedeli diretti alla basilica anche in questo caso voluta dalla Serenissima come preghiera e come ringraziamento alla Vergine Madre di Dio per preservare la città di Venezia dalla terribile peste del XVII secolo.

Una curiosità, i tre ponti temporanei allestiti nelle diverse occasione sono oggi in realtà uno solo: forniti dal Comune di Venezia, i moduli utilizzati sono i medesimi sia per il Ponte del Redentore, della Salute e della Huwei Venicemarathon.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Benvenuti a Venezia runners!
Abbiamo percorso anche i quasi 4 Km di lunghezza del Ponte della Libertà, ciò significa che il traguardo della Venice Marathon è a circa 6 Km...probabilmente i più affascinanti ma anche i più 'duri' per tanti atleti in gara.
Le difficoltà di questo ultimo tratto di percorso riguardano in primis il cambio di pavimentazione: l'asfalto calpestato sul ponte stradale prosegue per tutta l'area portuale fino alla zona di San Basilio.
Attraversando il primo ponte di legno (l'ultimo al traguardo del Venice Night Trail n.d.r.) riconosciamo il tipico 'duro' pavimento veneziano in grandi lastre rettangolari di pietra (i cosiddetti 'masegni') che ci da il benvenuto nel centro storico di Venezia.
Un'altra tipicità della città lagunare può rivelarsi critica in questa parte finale del percorso: mancano alla linea d'arrivo ancora 13 piccoli ponti che collegano le sponde dei canali veneziani ma, grazie alla presenza di rampe di legno, non si dovranno affrontare gli scalini e avremo quindi l'opportunità di contemplare il magico paesaggio urbano che ci circonda.
Stiamo correndo sulla nota Fondamenta delle Zattere, alla nostra destra vediamo in lontananza la lunga Isola della Giudecca, separata dall'omonimo canale. Attraversato il secondo ponte, questa volta in pietra, possiamo scorgere alla nostra sinistra lo Squero di San Trovaso, uno dei più antichi cantieri dove tutt'ora si costruiscono e riparano le imbarcazioni tradizionali (gondole, pupparini, sandoli...). A questo punto della gara il tifo inizia a farsi sentire! La Fondamenta è senz'altro una delle più belle passeggiate di Venezia e, per l'esposizione a sud, è il luogo  l'ideale per farsi scaldare in questa giornata autunnale.
Stiamo per percorrere l’ultimo “tronco” della fondamenta, detto “Zattere ai Saloni”. Alla vostra sinistra sono tuttora presenti le massicce fabbriche dei Magazzini del Sale, chiamati anche Saloni, destinate dalla Repubblica di Venezia allo stoccaggio di questa merce, preziosa per l'epoca.
Lo stesso nome della fondamenta fa riferimento all’uso originario di questa lunga riva come punto di arrivo dei carichi di sale, che nel tratto finale di navigazione lungo il Canale della Giudecca venivano trasportati su zattere.
Arrivati finalmente a Punta della Dogana la fatica viene ripagata dalla vista da uno dei più suggestivi belvedere in città. Lasciamo a destra il Canale della Giudecca, che ci ha tenuto compagnia per più di un chilometro e troviamo di fronte a noi il Bacino San Marco, così è denominato lo spazio acqueo antistante l’area Marciana.
E’ giunto il momento di attarversare un altro ponte…questa volta si tratta di un ponte temporaneo galleggiante, realizzato in occasione della Venice Marathon per consentire agli atleti in gara di attarversare il Canal Grande e raggiungere direttamente Piazza San Marco. Una esperienza unica riservata a tutti i partecipanti!
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Entrando a Venezia
Gli ultimi dieci chilometri della Venicemarathon ci conducono verso il centro storico di Venezia. E ci portano in contatto con alcuni elementi caratterizzanti di Venezia: la laguna, le isole e i ponti. I ponti, spauracchio di molti runner che se li trovano quando ormai le energie iniziano a scarseggiare, ma così fondamentali per una città quale è Venezia cioè un’isola proprio nel mezzo di un bacino lagunare.
Sarà proprio un ponte a permettervi di raggiungerla, il Ponte della Libertà, o meglio i due ponti. Sì perché in realtà affiancati l’uno all’altro ci sono lo storico ponte ferroviario translagunare – all’epoca uno dei ponti più lunghi al mondo - inaugurato nell’anno 1846 che collegava fisicamente Venezia alla terraferma tramite il prolungamento della ferrovia Mestre-Padova e il ponte automobilistico, aperto nel 1933 con il nome di Ponte del Littorio e in seguito alla fine del secondo conflitto mondiale ribattezzato Ponte della Libertà. 
Prima della loro costruzione il collegamento avveniva tramite barche con partenza da San Giuliano e arrivo nel sestiere di Cannaregio. Il percorso di VM prevede il passaggio sulla carreggiata del Ponte della Libertà: a darvi il benvenuto in laguna troverete due leoni alati di grandi dimensioni, scolpiti nella pietra d’Istria e posti all’inizio dei 3850m del Ponte della Libertà.
A metà ponte, sul lato sinistro appena oltre la linea ferroviaria, vedrete il “Monumento della colonna spezzata”: il simbolo dell’eroica resistenza contro gli Austriaci da parte dei veneziani durante i moti rivoluzionari del 1848 e che videro proprio nel ponte lagunare il teatro dell’ultima resistenza dell’esercito veneziano contro quello austriaco.
I Veneziani, nel disperato tentativo di difesa, fatte saltare alcune arcate del ponte ferroviario translagunare costruirono all’estremità una piazzola per sistemarvi una batteria – la Batteria Sant’Antonio - che ancora oggi è in parte conservata su uno spiazzo erboso ed è costituita da due cannoni orientati verso la piazzaforte austriaca di Forte Marghera.
Poco più avanti, sempre sul lato sinistro, si intravede un isolotto misero e abbandonato: è l’isola di San Secondo. Un tempo quell’isolotto era sede di un rilevante monastero sorto nell’XI secolo che insisteva in una posizione privilegiata in quanto posto sul canale di collegamento tra Venezia e San Giuliano; era ricco di edifici e i terreni coltivati a ortaggi e frutta.
Come molti altri, fu oggetto dell’editto napoleonico di soppressione degli ordini religiosi del 1806. L’isola venne dapprima trasformata in avamposto militare e in seguito abbandonata come la vediamo oggi.
Volgiamo lo sguardo a destra e da un’isola “scomparsa” passiamo ad una “Isola Nova”, realizzata nella seconda metà del Novecento, oggi conosciuta con il nome di Isola del Tronchetto. Poco dopo il percorso volgerà a destra e vi immetterà finalmente nell’abitato veneziano.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Parco San Giuliano
Attraversata Marghera il paesaggio della Venicemarathon cambia nuovamente. I runner sono ora al cospetto di Parco San Giuliano, che si erge sulle sponde della laguna, in prossimità del Ponte della Libertà, a metà strada tra i poli di Venezia e Mestre. Un'area dall'importante ruolo simbolico, che si estrinseca nella duplice funzione di porta d’accesso alla città lagunare e baricentro dei flussi d’interesse sociale e culturale.
Questa zona, fortemente degradata negli anni a livello urbano e ambientale, in origine area paludosa, utilizzata negli ultimi decenni come discarica di fanghi industriali e rifiuti urbani, con fattori fortemente inquinanti e di minaccia per l'habitat lagunare.
Con il nuovo millennio prese il via il progetto di riconversione dell'area– dell'architetto Antonio Di Mambro e realizzato con fondi europei –, costituendo uno degli interventi più significativi per consistenza, complessità, articolazione e per le difficoltà di attuazione dovute al suo forte degrado. 
Il parco è composto da varie strutture e servizi, compresa un'area ciclo-pedonale, utilizzabile anche per il pattinaggio, che raggiunge uno sviluppo totale di circa 15 chilometri.
700 ettari di verde davanti a Venezia, attività sportive come voga, canoa, vela e altri sport sull'acqua, concerti ed eventi culturali, spazi di ristoro, aree attrezzate, pattinaggio, itinerari e piste ciclabili, il Parco San Giuliano è il più grande parco d’Europa e un'area di recupero ambientale e paesaggistico anche dedicata allo studio dell'ambiente lagunare.
Realizzato grazie ad un progetto internazionale, il parco San Giuliano in Italia è uno degli interventi di riconversione urbana e di bonifica ambientale più significativi, attuato con un intervento di conservazione e salvaguardia dell'habitat lagunare e del patrimonio faunistico e floristico esistenti sul bordo lagunare.
Dal 2006 è stato inserito nel percorso della Venicemarathon e, da allora, è diventato il fulcro logistico-organizzativo dell'intero evento: Presso il Parco di San Giuliano di Mestre-Venezia sarà attiva ‘Exposport’, la Fiera dello Sport e del Tempo Libero, aperta venerdì 20 ottobre dalle 10.00 alle 20.00 e sabato 21 ottobre dalle 9.00 alle 20.00. Area Eventi, allenamenti collettivi, presentazioni ed istruttori qualificati, offriranno il giusto contorno alla Venice Marathon.
Notevole è la vista di cui potranno godere gli atleti in gara (maratona e 10K), allietata dal profumo salso caratteristico del mare che si estende dalla laguna di Porto Marghera fino all'aeroporto di Tessera, passando quindi per le Fondamenta Nuove, l'Isola di San Michele e quella di Murano, inclusa la vista dei campanili più alti del centro storico, incluso il Paròn de casa, ovvero il Campanile di San Marco, ultima tappa prima di varcare la linea di arrivo.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Marghera e Mestre
Lasciate alle spalle le ville venete che hanno costellato il percorso lungo la riviera del Brenta siamo ormai entrati nel Comune di Venezia.
Superata la zona dell’insediamento industriale di Fusina e Marghera, simbolo di quell’industria novecentesca che ricoprì a fasi alterne il ruolo di motore dell’economia regionale e di fardello ambientale, lanciata nel 1917 per iniziativa principale del Conte Volpi, ci addentriamo nel centro dell’abitato di Marghera.
Il progetto urbanistico venne sviluppato a far data dal 1925 sulla falsa riga del modello di città giardino promosso dal movimento fondato da Ebenezer Howard: edifici salubri e accoglienti destinati ad ospitare i veneziani che si sarebbero trasferiti per lavorare nelle fabbriche del nascente polo industriale, caratterizzati dall’elevatissima superficie a verde ed inseriti in una struttura urbanistica radiale dotata di numerose rotonde. Nonostante il progetto sia incompleto, è possibile notare la precisa organizzazione e geometria dell’area in contrasto con la parte immediatamente successiva del percorso in terraferma.
 
Attraversato il nodo ferroviario, i runners giungeranno a Mestre, la cui testimonianza certa più antica risale ad uno scritto redatto intorno all’anno 1000. Mestre era costituita da un borgo e da un castello – il Castelvecchio - che giaceva lungo il confine tra il Sacro Romano Impero a cui apparteneva e il Ducato di Venezia. In seguito al passaggio nei primi anni del ‘300 sotto la sfera di influenza veneziana fu eretto un nuovo castello, denominato Castelnuovo a distinzione dal precedente che venne demolito. Alcuni resti di tale fortificazione sono ancora oggi visibili a ridosso della centrale piazza Erminio Ferretto.
Accanto al ruolo di avamposto militare della Serenissima, importante è quello di snodo dei traffici commerciali tra l’entroterra e Venezia. Giunti nella centrale via Poerio il percorso di gara affianca il fiume Marzenego, via d’acqua di collegamento diretto con Venezia deviata nel corso del XIV secolo; la via di comunicazione diretta con la laguna viene realizzata tramite un canale artificiale scavato nel 1361, il Canal Salso, il quale scorre lungo l’odierna via Forte Marghera.
Come suggerisce il nome, lungo la via si trova una fortificazione risalente al XIX secolo iniziata durante il dominio austriaco e terminata durante quello francese ad ulteriore riprova della posizione strategica difensiva di Mestre.
 
Di qui si giunge a Parco San Giuliano, sede di Exposport la cittadella interamente dedicata a chi lo sport lo ama e lo vive in cui vengono ritirati i pettorali e i pacchi gara.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Oriago e Villa Foscari
Correre la 32^ Venicemarathon del prossimo 22 ottobre significa attraversare un percorso scenograficamente unico al mondo. La partenza rimarca l’unione tra Venezia e la sua terraferma, legame storico e artistico. Da qui, infatti, inizia la famosa e bellissima Riviera del Brenta, perla della provincia veneta. La strada costeggia il Brenta in un paesaggio di sublime armonia tra natura e architettura che si specchia nelle acque del fiume.
Dopo aver attraversato Stra, Fiesso d'Artico, Dolo e Mira la gara ora raggiunge Oriago, dove case, chiese e antichi palazzi nobiliari si susseguono e fanno da cornice alla maratona. I runner saranno presto al cospetto di Villa Foscari che con maestosità si erge con la facciata rivolta verso il fiume.
Edificata su progetto dall'architetto Andrea Palladio verso la fine del 1550 per conto dei fratelli Nicolò e Alvise Foscari, membri di una delle famiglie più prestigiose del veneziano.
Nella villa convivono motivi derivanti dalla tradizione edilizia lagunare e insieme dall'architettura antica: come a Venezia, la facciata principale è rivolta verso l'acqua, ma il pronao ionico e le grandi scalinate seguono il modello degli antichi templi classici. Le maestose rampe di accesso gemelle imponevano una sorta di percorso cerimoniale agli ospiti in visita: approdati davanti all'edificio, ascendevano verso il proprietario, che li attendeva al centro del pronao.
Il soprannome "La Malcontenta" ha diverse versioni:
Pare infatti che il nome derivi dalla storia della sua infelice proprietaria, una dama di casa Foscari, relegata tra le sue mura in solitudine a scontare la pena per la sua condotta licenziosa. Tra le altre ipotesi sembra che il luogo fosse così soprannominato poiché in quel tratto l'alveo del fiume ha un andamento anomalo, che porta qualche problema nel regolare flusso della corrente; si tratta di un problema noto da secoli.
Già nel 1368 il fiume era stato deviato, ma continuava a rompere gli argini, così, nel 1444 fu scavata una fossa, che doveva fungere da alleggerimento, ma questa non diede i risultati sperati, tanto che in quel punto la corrente, che sembrava prendersi gioco dell'uomo, venne ribattezzata la "male contenuta", con derivazione dal latino male contempta...quella che non si riesce a domare, a regimare appunto.
 
Siamo ormai quasi alla fine della Riviera del Brenta e Villa Foscari dà l’arrivederci agli atleti. Il percorso però attraversa adesso un'altra parte molto suggestiva, Mestre.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: Mira e i suoi navigli
Superato l’abitato di Dolo, il percorso della Venicemarathon si snoda per diversi chilometri lungo la riviera del Brenta costellata di splendide ville veneziane. Entrati nel territorio del comune di Mira, l’acqua la fa da padrona nel percorso: il Brenta i suoi tagli, l’idrovia, caratterizzano il paesaggio fino al limitare della laguna veneziana.
Le acque che scorrono nel mirese iniziano ad essere regimentate con vari lavori sin dal XIII secolo, dapprima sotto il dominio delle signorie di Padova ed in seguito, a cominciare dal XVI secolo, sotto lo stabile dominio della repubblica veneziana.
 
Lungo il percorso il primo centro che si incontra è l’abitato storico di Mira Porte, così chiamato per la presenza delle chiuse utilizzate per la navigazione dei navigli. Il mezzo di trasporto principale utilizzato dai nobili veneziani per recarsi nella campagna veneziana era il Burchiello, una imbarcazione fluviale che collegava i due centri di Venezia e Padova: nella parte di laguna viaggiava spinto dalla forza dei remi mentre lungo i navigli interni veniva trainato dalla riva da animali da tiro fino a giungere a Padova. Per le merci si usavano imbarcazioni simili chiamate invece burci.
 
Lungo il naviglio Brenta, grosso modo all’altezza di Gambarare, è possibile ammirare la bella Villa Widmann-Rezzonico-Foscari, un complesso edilizio costituito da corpo centrale, barchessa ed oratorio, fatto costruire alla fine del ‘700 dalla famiglia nobiliare di origine persiana degli Sceriman nella località denominata la Riscossa. All’interno della villa è allestita una sala dedicata alla gondola e ai mestieri artigiani ad essa legata, mentre nel porticato della barchessa è esposta una bella collezione di antiche carrozze. Gambarare, oggi costituisce una frazione del comune di Mira anche se anticamente era luogo di rilevante importanza in quanto la sede della Provveditoria era posta proprio nella sua antica Piazza Mercato.
 
Opposta a Villa Widmann è situata un altro splendido edificio, la Barchessa di Villa Valmarana unica parte superstite della settecentesca Villa Valmarana. La barchessa tradizionalmente era il luogo in cui venivano riposte le barche, funzione da cui trae origine il nome, al fine di lasciare sgombro il passaggio del naviglio Brenta. Nel Settecento la riviera del Brenta diviene luogo di villeggiatura e feste sfarzose, la famiglia Valmarana decide quindi di convertire la barchessa in una foresteria in cui dare ospitalità ai “foresti”, parenti ed amici in visita, e l’interno viene completamente affrescato per fornire l’adeguato livello di ospitalità.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Km 5: Dolo
Lasciata Stra alle spalle il percorso della Venicemarathon segue per una ventina di chilometri il Naviglio del Brenta e attraversa tutti i vari comuni che ivi si affacciano.
Godetevi il panorama costituito dal paesaggio del Brenta, dalle sue ville e non solo...
Al km 5 incontrerete il paese di Dolo, interessante realtà fortemente legata a Venezia:
 
A partire dal ‘500 si registra un forte sviluppo di questo territorio, dovuto in principio al bisogno di Venezia di ricercare nuove vie di sbocco a causa della perdita di potere del commercio veneziano avvenuta con la caduta dell’impero Bizantino, con l’affermazione della potenza turca e con l’apertura del commercio con l’America.
Nel 1507 venne aperto un poderoso canale arftificiale che deviava dal paese parte delle acque del fiume, per farle sfociare più a sud e per alleggerire il tratto terminale del Brenta. L’acqua che affluiva a Dolo era però costante per cui nel 1543 si decise di costruire Molini (luoghi adibiti alla produzione della farina).
I Molini diventarono la più grande risorsa economica della Serenissima Repubblica. Rimasti per secoli in uso alle grandi famiglie nobiliari e poi divenuti beni dello Stato, devono il ritorno al loro antico splendore all’opera di privati cittadini che sovvenzionarono il restauro e oggi sono adibiti a bar (da non confondere con punti di ristoro!).
Vicino ai Molini, a dimostrazione dell’importanza del Brenta e del commercio che su di esso si sviluppava, venne costruito lo “Squero” cinquecentesco, l'antico cantiere o scalo coperto dove venivano riparate e trovavano ricovero le barche che transitavano lungo il Brenta, trainate controcorrente dalle rive con l'ausilio di cavalli. Non potrete fare a meno di notare questa costruzione caratterizzata da un tetto in capanna con capriate, sorretto da dieci pilastri in mattoni.
I 12 bellissimi molini costruiti nel ‘500 e lo Squero sono ubicati all’interno di un’area racchiusa tra i due rami del Brenta, conosciuta come l’Isola del Maltempo - per le devastanti inondazioni avvenute in passato – è la parte più antica e pittoresca di Dolo.
 
Per tutto il Settecento i venenziani vedevano nel Naviglio della Brenta l’ideale proseguimento del Canal Grande e ogni anno con la bella stagione trascorrevano lunghi periodi di villeggiatura nelle loro splendide dimore di campagna.
Se fino a qualche tempo prima Dolo era noto per regalare ai lagunari le primizie dei loro raccolti e la farina dei molini, l’influenza veneziana trasforma la natura agricola del paese che, tra feste e ricevimenti raffinati, si arricchisce di eleganti palazzi e diventa famoso per le conversazioni nei salotti e per primi intrattenimenti nei caffè del centro, che saranno destinati a diventare uno dei luoghi d’incontro più frequentati dell’intera Riviera del Brenta.
Dolo moderna, naturale punto d’incontro e centro di scambi dell’area brentana: un luogo dove attività agricole e artigianali, commerciali e turistiche convivevano e producevano ricchezza.
 
Resta ancora una buona parte della gara da percorrere lungo la Riviera del Brenta. Questa parte del tracciato non presenta alcuna difficoltà altimetrica quindi in questi chilometri la strada non potrà che essere piacevole.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: La partenza della Venicemarathon
É tempo di spingere sull’acceleratore e dedicarsi alla preparazione della Venice Marathon 2017. Stories by Run descriverà il percorso passo a passo per far arrivare ancor più preparati tutti i runner partecipanti alla 32° edizione.

La gara avrà luogo il 22 ottobre 2017, quarta domenica del mese come da tradizione; la linea di partenza sarà posta al confine occidentale del territorio veneziano nella splendida cornice di Villa Pisani, la prima e più famosa delle ville affacciate sul Brenta che si incontreranno lungo il percorso di gara. 

Il nome della villa è l’ideale congiunzione tra punto di partenza e arrivo della maratona: la costruzione della villa si deve infatti alla antica famiglia patrizia veneziana dei Pisani di Santo Stefano, ramo del casato Pisani che si era insediato sin dagli inizi del ‘500 nei pressi della Chiesa di Santo Stefano in Venezia, il cui palazzo nobiliare oggi è sede del Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia. La famiglia fece fortuna nel corso del Trecento grazie all’attività commerciale e alle rendite immobiliari e raggiunse il massimo fulgore nel corso del Settecento, secolo in cui Villa Pisani fu edificata.
Oggi Museo Nazionale, la villa è uno dei rari esempi di dimore storiche pervenuteci con decorazioni e arredi originali, la maggior parte dei quali si trovano all’interno delle trenta sale del piano nobile. La riviera del Brenta era rinomato luogo di villeggiatura e gli affreschi  e i dipinti presenti descrivono, secondo il gusto tipico dell’epoca, scene di vita in villa: la sala della villeggiatura rappresenta i rapporti tra dame e cavalieri nel vivace periodo settecentesco, la sala delle arti ricorda la particolare attenzione indirizzata verso di esse e il gusto per il bello, la sala da ballo esalta al massimo lo sfarzo dell’edificio, ben interpretato dall’affresco sul soffitto della “Gloria della famiglia Pisani” ad opera di Giambattista Tiepolo.
La vita in villa venne descritta dal Goldoni come luogo di “gioco grosso, tavola aperta, balli e spettacoli”, proprio il gioco fu una delle cause della rovina dei Pisani al termine della Repubblica di Venezia, costretti ad indebitarsi rovinosamente vendettero la splendida proprietà a Napoleone Bonaparte nel 1807, primo di una lunga serie di personaggi politici famosi a dimorare in villa
Annesso allo splendido corpo edilizio vi è il parco di 11 ettari incastonato in un’ansa del naviglio Brenta il cui fronte è lungo quasi 1500 metri. Il Parco venne realizzato precedentemente alla villa su progetto dell’architetto Girolamo Frigimelica de' Roberti, autore altresì del progetto edilizio della villa, ed è famoso per le ampie prospettive al suo interno e per lo splendido labirinto di siepi di bosso al centro del quale si erge una torretta di belvedere.
Con tanta bellezza sin dai primissimi passi, la gara porterà di sicuro grandi soddisfazioni. Come si dice: chi ben comincia, è a metà dell’opera!
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: La Primiero Dolomiti Marathon passo per passo
La seconda edizione della Primiero Dolomiti Marathon è partita nel migliore dei modi: aria frizzante, sole brillante e più di 2600 runners animati da puro entusiasmo.
 
Sabato 1 luglio alle 8.45 è scattata la partenza del più impegnativo dei tre percorsi, la maratona alpina di 42 chilometri: itinerario con 1.242 metri di dislivello positivo. il gruppo è partito compatto dall'ottocentesca Villa Welsperg, nella suggestiva Val Canali, fino al cospetto delle maestose Pale di San Martino e della Catena del Lagorai Orientale. In mezzo ai verdi prati della vallata e a boschi profumati i runners hanno raggiunto le caratteristiche baite, per poi risalire verso Sora Ronz e dunque dirigersi verso San Martino di Castrozza, elegante centro circondato dal Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino. Da lì gli atleti, già abbondantemente sgranati, hanno puntato verso la vetta del percorso, ovvero i 1.683 metri del Passet di Calaita, con vista sul lago Simion. Da Passo Gobbera, caratteristica località della Valle del Vanoi, una lunga ma leggera discesa li ha portati fino all'arrivo di Fiera di Primiero, sovrastando panoramicamente i borghi di Imer e di Mezzano.
 
Il percorso medio da 26 chilometri ha visto partecipare circa 1.500 atleti, con partenza dal piccolo centro alpino di San Martino di Castrozza. Il tracciato, caratterizzato da un dislivello positivo di 448 metri e da un dislivello negativo di 1198 metri, ha quindi ricalcato le orme di quello più lungo, condividendone dunque gli splendori paesaggistici.
 
Sono tanti anche i partecipanti al Family Trail di 6,5 chilometri, divertente percorso rivolto a tutti con partenza e arrivo a Fiera di Primiero: qui, attraversando il Parco Vallombrosa e dominando poi dall'alto Tonadico, Siror, Transacqua e Pieve, si è celebrato il lato più ludico e sociale dello sport in montagna.
 
Gli splendidi paesaggi, cornice di questa manifestazione, hanno visto sfilare circa 2.600 runners di tutte le età e provenienti da ben 33 nazioni differenti. Maratoneti, podisti, runners specialisti di skymarathon e tanti semplici appassionati di montagna, arrivati in Valle di Primiero per correre in compagnia e godersi una splendida giornata estiva in mezzo alla natura.
 
Protagonisti di questa giornata insieme all'esercito di corridori anche i 500 volontari che dallo start di prima mattina, alle premiazioni del pomeriggio fino ai festeggiamenti serali hanno reso possibile questa intensa giornata dedicata allo sport e alla natura.
 
E per finire in bellezza la Primiero Dolomiti Marathon è anche stato scelto come tappa prestigiosa della Trail Cup di "Eolo Mountain and Trail Running Grand Prix 2017”, il circuito nazionale Fidal dedicato alla corsa in montagna e al trail running.
 
Visto il successo di questo evento è proprio il caso di dire “non c’è due senza tre”!
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: Il piccolo comune di Fiera di Primiero
Dopo aver percorso i 42,195 km della Primiero Dolomiti Marathon eccoci finalmente giunti alla linea di traguardo: Fiera di Primiero.
Il borgo è situato a circa 750 metri s.l.m. nel punto più ampio della vallata da cui è possibile ammirare le spettacolari Pale di San Martino e, prima del recente accorpamento amministrativo, risultava essere il più piccolo comune d’Italia. Il nome deriva dalla importanza assunta dal paese come centro fieristico a partire dal ‘400 per la sua felice posizione alla confluenza dei torrenti Canali e Cismon e nel centro di un’area vocata all’estrazione mineraria di rame, argento e ferro.
 
Parte dell’Impero Austriaco e feudo della famiglia Welsperg, nel XV secolo i minatori provenienti dal Tirolo decisero di costruire un borgo nel luogo in cui avvenivano gli scambi commerciali dei minerali estratti e del mercato, la cosiddetta “fiera”, dando luogo al primo insediamento del borgo urbano. Nonostante fosse, e continui ad essere, il paese più piccolo della vallata, in breve tempo il paese si afferma come centro di riferimento in termini economico-commerciale oltre che amministrativo di primaria importanza in cui vengono conservati gli statuti di valle.
 
Oggi il paese conta poco più di 500 abitanti, le miniere non sono più parte caratterizzante dell’attività economica bensì tutta l’area è rinomata come bellissima stazione turistica e pregiata zona di produzione agricola e casearia.
 
L’architettura del paese rimanda chiaramente al Tirolo presentando una delle più belle chiese di stile gotico presenti nella regione tirolese, la Chiesa dell’Assunta. L’attuale fabbrica è stata eretta sul finire del ‘400, ma poggia su fondazioni ben più antiche: una grande basilica paleocristiana risalente al VI secolo lunga quasi 30 metri. Al suo interno è degno di nota lo splendido polittico ligneo risalente al 1485, opera di Narciso da Bolzano a lungo conservato presso il Castello del Buonconsiglio di Trento, la cui immagine principale raffigura la Vergine Maria nell’atto di essere incoronata Regina del cielo e della terra. Inoltre, è presente all’interno della chiesa anche un grande pregevole affresco commissionato nel ‘500 da una delle famiglie più importanti dell’epoca, la famiglia Römer.
 
A testimoniare l’adeguatezza di Fiera di Primiero quale perfetto luogo di arrivo per una grande impresa come il compimento della Primiero Dolomiti Marathon è l’aver dato i natali ad un cittadino illustre conosciuto in tutto il mondo per alcune maestose opere di cui è possibile visitare la casa in cui visse: Luigi Negrelli, ingegnere, ideatore del canale di Suez e progettista di opere civili ed idrauliche disseminate nell’arco alpino europeo.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Valle di Primiero e i suoi prodotti a chilometro zero
Quando la corsa è vissuta come opportunità per scoprire paesaggi sconosciuti ci permette di vivere esperienze emozionanti che ci portano lungo le strade della storia, della natura e della cultura locale.
La Primiero Dolomiti Marathon non è soltanto un evento dal valore agonistico ma vuole essere un’opportunità per scoprire e godere della bellezza di quest’area del Trentino e dei suoi prodotti a chilometro zero.
I tre percorsi mozzafiato attraverso le valli di Primiero e San Martino di Castrozza di 42 km, 26 km e 6.5 km sono proposti per accontentare i runner di tutti i livelli e di tutti i palati!
L’ampia zona interessata dall’evento vanta infatti una grande ricchezza di ottimi prodotti della gastronomia tradizionale, frutto dell’eccellenza delle sue materie prime:

Da un territorio così ricco di prati e pascoli come la Valle di Primiero non poteva che nascere una preziosa tradizione casearia.
Il formaggio, prodotto che più rappresenta le tipicità regionale è sempre di alta qualità e gusto, in tutte le innumerevoli varietà dai formaggi freschi a quelli di lunga stagionatura, spaziando tra sapori dolci e piccanti.
Tra i formaggi freschi tipici il più famoso è la Tosèla, prodotta quotidianamente con il latte appena munto, da gustare leggermente scottata oppure cruda.
Il Primiero è invece protagonista dei formaggi stagionati locali. Prodotto con il latte vaccino crudo delle vacche di alpeggio è caratterizzato da un aroma intenso e dal sapore deciso.
Altre eccellenze sono il grana trentino, la ricotta affumicata e il Botiro di Primiero di malga, un burro ricavato da panna cruda dal sapore delicato e floreale che vanta l’appartenenza al Presidio Slow Food.

Anche la salumeria è strettamente legata al territorio e alla storia della sua gente. Le tecniche di lavorazione e le modalità di conservazione sono sopravvisute fino ai giorni nostri e grazie alle tradizioni trentine ancora oggi è possibile assaporare aromi e profumi di un tempo, come la Lucanica Cauriota, lo speck di Castrozza e la Carne Fumada Di Siror.

Prati incontaminati, tecniche di allevamento delle api e di smielatura tradizionali garantiscono la qualità del miele di montagna. Oltre al millefiori di montagna, si producono due mieli monoflora particolarmente pregiati: il rododendro e la melata di bosco.

L’altitudine ed il clima di Primiero e Vanoi è ideale per i piccoli frutti: lamponi, mirtilli, more, fragole e ribes, che vengono proposti anche trasformati in confetture e succhi.

E per “reintegrare” non manca la scelta di vini, birre artigianali e distillati (da consumare con moderazione).

Partecipare alla Primiero Dolomiti Marathon sarà quindi un’occasione per concedersi un soggiorno tra natura, sport e ottima gastronomia montana.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Mezzano: lo splendido borgo di montagna
Lungo la Primiero Dolomiti Marathon si incontrano luoghi avvolti da una bellezza incontaminata, in cui il tempo a volte pare essersi fermato: il paese di Mezzano, posto a valle del percorso di gara, ne è un esempio eclatante.
 
Inserito dal 2010 nell’elenco de “I borghi più belli d’Italia”, il paese di Mezzano è costituito da circa 1.600 abitanti di cui 800 residenti nel borgo storico. Il nome deriva probabilmente dalla lingua latina e indicare la sua posizione mediana rispetto ad altri due importanti abitati della Valle di Primiero, Imèr (inf-imus: inferiore) e Siror (superior: superiore) e il nucleo centrale si snoda attraverso strade a misura dei mezzi agricoli che fungono da crocevia di collegamento con la montagna e con gli altri centri abitati della valle che fiancheggiano edifici rustici di natura privata, comprendenti stalle ancora in uso, fienili e abitazioni, vicini a spazi per le funzioni comunitarie quali la chiesa, il cimitero, la lissiera.
 
La vita agricola tipica della montagna viene affiancata dall’attività estrattiva mineraria nel corso del ‘300 dando impulso economico allo sviluppo del centro abitato, periodo durante il quale si instaura il dominio degli Asburgo che si concluderà solamente a seguito della Grande Guerra con il passaggio definitivo della Valle di Primiero dall’Austria al Regno d’Italia. 
È possibile riscontrare, nella struttura architettonica del paese a volte simile a quella della regione austriaca del Tirolo, alcune tracce di questa lunga dominazione, ma l’anima di Mezzano si differenzi chiaramente per alcune tipicità che la caratterizzano e le donano un aspetto unico: tra tutte queste ricoprono un ruolo rilevante i canzèi.
 

Lungo le vie del paese sorgono ordinate numerose cataste di legna; ogni canzél decora Mezzano con i suoi colori vivi e ne impreziosisce gli angoli. Ad esse fanno da controcanto i dipinti murali sulle facciate degli edifici lungo le direttrici principali, per lo più a soggetto religioso, che in passato erano gremite di fedeli durante le processioni liturgiche messe in atto durante le feste paesane quali la Sagra dei Carmeni e Carmenin - quest’anno avrà luogo nel fine settimana del 15 luglio – in cui si fondevano tradizioni profane e cristiane. 


Oggi è possibile ammirare una ventina di queste opere commissionate in misura privata dai cittadini, databili tra il XVI e il XX secolo in cui i soggetti più ricorrenti sono la Crocifissione e la rappresentazione di San Giorgio, santo patrono di Mezzano.
 
Accanto alla religiosità destinata al sostentamento spirituale dell’anima troviamo presente un elemento naturale collegato alla fisicità del paese: l’acqua. Mezzano è ricca di fontane collocate in spazi aperti pubblici, utilizzate sia per l’approvvigionamento idrico dei cittadini che per l’abbeveramento del bestiame, la cui acqua proviene da alcuni acquedotti storici in cunicolo posti a monte dell’abitato. I lavatoi e le lavanderie (lissière) - sono ancora lì a far bella mostra di sé: i primi erano utilizzati in modo frequente per il lavaggio sommario dei capi, mentre le lisière erano utilizzate saltuariamente per effettuare le pulizie di fondo degli indumenti tramite la liscivia, un composto sgrassante realizzato a base di cenere e acqua bollente antesignano degli odierni saponi.
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: Attraversando San Martino di Castrozza
Manca meno di un mese alla seconda edizione della Primiero Dolomiti Marathon, che l'anno scorso ha visto partecipare oltre 2000 concorrenti.
Un grande evento che ha ricevuto un enorme consenso da parte di atleti e appassionati di montagna poiché combina la competizione podistica al benessere psicofisico, trasmesso dall'immersione nei paesaggi suggestivi che caratterizzano queste zone del Trentino.
L'appuntamento è per Sabato 1 luglio con tre tipologie di percorso, rispettivamente di 42K, 26K, per i runner più esperti e 6,5K aperto anche ai nordik walker e per chiunque voglia partecipare divertendosi in un'atmosfera 'green' e coinvolgente.
 
La rinomata località di San Martino di Castrozza sarà punto di passaggio della maratona e di partenza della 26K.
Il paese è situato a 1450 metri sopra il livello del mare e gode di una lunga tradizione turistica, iniziata a metà Ottocento con l'arrivo dei primi scalatori inglesi e tedeschi. Guardatevi attorno e provate a riconoscere le numerose vette dolomitiche visibili da qui: il grande gruppo delle Pale di San Martino con il Cimon della Pala, la Vezzana, il Rosetta, il Sass Maor, le cime Val di Roda, la cima della Madonna, e dall'altra parte il rilievo più dolce della Cavallazza e le cime in porfido del Colbricon e del Colbricon piccolo. Visibile è anche il gruppo delle Vette Feltrine, con la caratteristica cima a sagoma piramidale del monte Pavione.
Cime, guglie, campanili e pareti verticali oltre i tremila metri che si addossano l'un l'altro in modo unico e affascinante.
Trattenetevi in questi luoghi fino al tramonto (senza compromettere la vostra performance agonistica), quando la dolomia, roccia di origine corallina che caratterizza le Pale, assume una tonalità rosata. In Ladinia questo particolare fenomeno è chiamato 'enrosadira'.
Un'ottima occasione per godersi una giornata al cospetto delle Dolomiti, patrimonio UNESCO, ripercorrendo suggestivi tracciati in uno scenario naturale straordinario tutto da scoprire e attraversare secondo il proprio ritmo.
 
‪www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Si va in montagna: Primiero Dolomiti Marathon 2017
Dal mare, per essere più precisi dalla laguna, ai monti: rinfreschiamo la temperatura e scaldiamo bene i muscoli per affrontare la Primiero Dolomiti Marathon!
Abbandonata l’acqua della laguna veneziana risaliamo uno dei fiumi oggetto di maestose opere idrauliche attuate dalla Serenissima, la Brenta, imboccando in seguito i torrenti Cismon e Canali fino a giungere nel cuore delle Dolomiti per compiere una sfida altrettanto maestosa: il bellissimo trail organizzato da VeniceMarathon Club in collaborazione con U.S. Primiero.
Il percorso della 42K inizia da Villa Welsperg, all’interno del Parco Naturale Paneveggio | Pale di San Martino, e vi immergerà, da subito, in un paesaggio di magico splendore in cui si vive ancora seguendo i lenti ritmi di un tempo per molti ormai andato. Qui si trovano malghe abitate da famiglie che continuano a rinnovare la vita montana che ha caratterizzato per secoli tutto l’arco alpino, in totale controtendenza con la forte emigrazione avvenuta dall’inizio del ‘900. Un esempio è la vicina Malga Canali che Gianna abita da oltre 40 anni e che può essere considerata uno degli antesignani dell’ospitalità agrituristica come la conosciamo oggi. È un luogo in cui scalatori, trail runners, amanti del trekking o semplicemente della cucina genuina trovano da tempo ristoro in un ambiente incontaminato. Oggi la malga vive il momento del passaggio generazionale: il testimone è ceduto alle figlie che continueranno a far vivere con grandissimo entusiasmo la malga nonostante le difficoltà che la vita in montagna comporta.
Il percorso prosegue in salita lungo il pendio sinistro della valle del torrente Cismon, in mezzo alle abetaie che caratterizzano tutta la zona sovrastate dal maestoso panorama della Pale di San Martino. La catena montuosa si sviluppa per linee verticali con muraglie di roccia a perpendicolo, guglie e torrioni e per questo è meta preferita da moltissimi alpinisti sin dalla metà del XIX secolo. Il termine pala istintivamente ci fa pensare a qualcosa di piatto e dritto, ma in realtà la denominazione richiama la principale occupazione della zona nel corso della storia fino ad oggi cioè l’allevamento di bestiame. “Pala” è infatti il termine che localmente viene utilizzato per definire i pendii erbosi presenti alle pendici della catena montuosa utilizzati per il foraggio degli animali da pascolo.
Si continua quindi a correre verso nord e, giunti presso il paese di San Martino di Castrozza, ci si preparerà a compiere il “giro di boa” per correre lungo il pendio destro della vallata. Conservate le forze: è vero che dopo una salita c’è sempre una discesa, ma a volte non subito!

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Aspettando la Moonlight Half Marathon
Alla vigilia del settimo appuntamento con la corsa al chiaro di luna sono più di 6000 gli atleti iscritti da tutt’Italia e dall’estero (32 sono le nazioni presenti). Anche per quest’anno lo scenario unico della laguna di Venezia al tramonto farà da cornice a questa doppia manifestazione: la 21,097 km competitiva e la 10 km competitiva e aperta a tutti.
Sabato 27 maggio alle 20.00 prende il via dalla diga di Punta Sabbioni la Moonlight Half Marathon. Dal mare gli atleti si dirigeranno verso la magia della laguna di Venezia correndo lungo via Pordelio, fino a lasciare Cavallino ed entrare nella vivace località di Jesolo.
La 10K Garmin con partenza alle ore 19:45 da piazza S.M. Elisabetta a Cavallino Treporti, percorrerà l’ultima parte del tracciato della mezza maratona.
Oltre ad essere molto spettacolare, il percorso della Moonlight Half Marathon e della Garmin 10K è anche molto scorrevole e adatto a chi cerca di migliorare il proprio personale sulla distanza. Saranno, inoltre, 25 i pacers del “Garmin Team” che aiuteranno gli atleti a cadenzare il ritmo e centrare l’obiettivo cronometrico, sia nella mezza maratona che nella 10K.
La fatica sarà alleviata dalla bellezza del paesaggio ma anche dalla musica dei gruppi rock, blues e pop, stanziati lungo il percorso, che ti trasmetteranno nuova energia fino al momento in cui taglierai il traguardo.
Guardatevi attorno per immergervi ancor di più nell’atmosfera suggestiva di questi luoghi ricchissimi sia dal punto di vista naturalistico-ambientale che da quello storico. In questo tratto di laguna, infatti, affondano le antiche radici della civiltà veneziana con i suoi primi insediamenti abitativi, fino alla presenza delle fortificazioni militari come caserme, torri telemetriche, bunker, forti e batterie, erette per difendere Venezia durante la Grande Guerra.
Il Moonlight Village a Jesolo, in Piazza Mazzini, sarà centro nevralgico e cuore pulsante della manifestazione dove verrà convogliata la tanta voglia di esserci e divertirsi! Non una semplice corsa podistica quindi, ma un evento ricco di proposte a tutto campo, per il runner più esperto, il neofita che si accinge a scoprire le bellezze della corsa ma anche una manifestazione che coinvolge turisti e appassionati.
La novità di quest’anno per tutti i partecipanti è la possibilità di scegliere il colore della maglia - compresa nel kit di gara - disponibile in 4 diverse tonalità.
Un lungo serpentone colorato di atleti che dalla Diga di Punta Sabbioni a Piazza Mazzini vivacizzerà la notte di Cavallino e Jesolo.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – L’ecosistema della laguna settentrionale
La laguna veneziana è il principale co-protagonista della Moonlight Half Marathon, i suoi splendidi colori all’ora del tramonto e la vita dell’ecosistema lagunare faranno da cornice al percorso della mezza maratona.
Volgendo lo sguardo verso il margine interno della laguna, cioè la “gronda lagunare”, individuerete subito i tratti caratteristici della laguna veneta: una mescolanza di acqua e terre, a volte emerse a volte sommerse, isole con margini più o meno definiti che mutano secondo l’andamento delle maree e l’apporto di acque dolci da parte dei fiumi che sfociano in laguna.

La zona più prossima alla gronda è definita area delle barene, delle formazioni insulari di tipo tabulare ricoperte di vegetazione erbacea; l’area circostante i lidi è invece caratterizzata da acque aperte e isole di natura spesso artificiale. Le due zone lagunari assumono rispettivamente il nome di laguna viva, la prima, e laguna morta. In condizioni di bassa marea lo scenario muta ancora facendo affiorare le velme, delle superfici di basso fondale che verranno nuovamente sommerse dal successivo innalzamento del livello di marea. Il panorama lagunare è completato da canali lagunari dall’andamento sinuoso alla cui estremità si ramificano in alvei minori, i ghebi, che irrorano i punti più lontani delle barene e dalle valli, degli specchi lagunari delimitati da arginature difensive (dal latino vallum) allo scopo di trasformarle in riserve di caccia e pesca.
Tutto ciò è oggetto di un lento, ma continuo, movimento.

Punta Sabbioni, il luogo di partenza della gara, è un esempio eclatante di tale cambiamento. Già la Repubblica di Venezia intraprese nel XV secolo poderose opere civili per “immobilizzare” la laguna così da impedirne sia l’interramento che la trasformazione in un braccio di mare. Nel 1888, allo scopo di realizzare un canale di accesso dal mare privo di interramenti fruibile per le nuove esigenze industriali, viene realizzata la diga di Punta Sabbioni. Le isole di Sant’Erasmo, Vignole e Certosa - anticamente affacciate sull’Adriatico – “spostano” progressivamente la propria posizione geografica all’interno della laguna a causa dell’accumulo del sedimento trasportato dalle acque fluviali che viene intercettato dalle correnti marine di direzione contraria. I primi chilometri che percorrerete sono in un ambiente “giovane”, per vedere l’antica conformazione lagunare, mentre percorrete via Pordelio volgete lo sguardo alla vostra sinistra verso Treporti, storico litorale del bacino di Lido.
Il litorale di Punta Sabbioni accresce inesorabilmente la propria dimensione di anno in anno: chissà, magari in futuro correremo una Moonlight 42K.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Correndo tra le fortificazioni di Cavallino
Poco distante dal centro storico di Venezia caratterizzato da calli, campi e centinaia di ponti, si trova la penisola di Cavallino: una lingua di terra tra la laguna e il mare Adriatico, delineata da fasce di paesaggio che ne seguono la forma allungata: la fascia rurale di coltivazioni e serre seguita da una folta pineta e infine la striscia costiera di sabbia.

Ogni anno tantissimi runner aspettano trepidanti l’appuntamento di fine maggio con la Moonlight Half Marathon, un percorso di 21,097 chilometri veloce e pianeggiante, ideale per ottenere prestazioni di ottimo livello e allo stesso tempo per godere di un paesaggio suggestivo al calar del sole.
Correndo lungo il versante lagunare pianeggiante non potrete fare a meno di notare i numerosi edifici storici che puntellano tutta la penisola.
Si tratta di fortificazioni militari come caserme, torri telemetriche, bunker, forti e batterie, erette per difendere Venezia durante la Grande Guerra e che oggi rappresentano un prezioso patrimonio storico-culturale e architettonico.
Per buona parte del percorso, dal 5° al 15° chilometro, potrete ammirare il Forte Vecchio (conosciuto anche come Forte Treporti), costruito tra il 1845 e il 1851 per proteggere la bocca di porto di Punta Sabbioni, e le numerose torri telemetriche di Lio Grando, Crepaldo, Ca’ Padovan, Ca’ Bodi, Sansonio e Vignotto; veri e propri punti di osservazione sul mare, dai quali le vedette avvistavano l’esercito nemico, ne calcolavano la distanza e trasmettevano le coordinate alle batterie dislocate sul territorio.
Mentre le torri telemetriche erano costruite in posizioni più interne e facilmente mimetizzate dalla vegetazione e dalle altre costruzioni civili, le batterie invece erano dislocate principalmente lungo la costa adriatica, costruite agli inizi del 1900, erano caratterizzate da torri corazzate girevoli a 360°, dotate di cannoni a gittata lontanissima, per colpire facilmente le fanterie e gli avamposti nemici. Custodivano le artiglierie di grosso calibro in grado di distruggere la flotta della marina Austro – ungarica prima che le imbarcazioni arrivassero sotto costa.

Godetevi il tramonto immersi in questo museo a cielo aperto per poi raggiungere la fervida Jesolo al chiaro di luna.
Tra il chilometro 17 e 18 attraverserete il ponte sul fiume Sile (questa volta senza scalini) che presenta un breve tratto prima in salita e poi in discesa; da qui in poi il paesaggio cambia e le curve sinuose della laguna lasciano spazio a scorrevoli viali, illuminati dalle luci della notte e pullulanti di turisti e spettatori che vi inciteranno fino alla linea di arrivo.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Verso la Moonlight half marathon
Siamo giunti a primavera ormai inoltrata e le temperature si stanno progressivamente innalzando. Dopo uno splendido fine settimana dedicato al Venice Night Trail 16K e alla 9° edizione della Corrimestre 10K è ora tempo di aumentare le distanze: è tempo di Moonlight Half Marathon!

La mezza maratona targata VMC Events avrà luogo sabato 27 maggio 2017 poco prima del calar del sole e permetterà ai partecipanti di scoprire il fascino della laguna veneziana. La linea di partenza è posta presso la diga di Punta Sabbioni, situata sulla bocca di porto di San Nicolò che separa lo storico litorale di Treporti da quello del Lido di Venezia; di lì il percorso si snoda lungo il versante lagunare attraversando il centro di Cavallino per giungere alla città di Jesolo nella cui centralissima Piazza Mazzini è posto il traguardo di gara.

La laguna di Venezia è un bacino lungo all’incirca 50 km e largo 10 - 12 km, formatosi in un periodo geologico recente (circa 6000 a.C.) successivo alla glaciazione di Wurm. In tale periodo è avvenuto il definitivo assestamento della linea di costa dell’alto mare adriatico. Infatti, in seguito all’innalzamento delle temperature avvenuto nel periodo Postglaciale e alle conseguenti alluvioni dei maggiori fiumi alpini (Brenta, Piave, Tagliamento) che convogliano verso il litorale una grande quantità di sedimento fine e finissimo, il livello del mare è cresciuto di valori compresi dai 65 ai 110 m e la linea di costa, che precedentemente si attestava all’altezza di Ancona-Pesaro, si è spostata progressivamente verso nord.

Il risultato di questo processo è quello che si presenterà a tutti i runner della Moonlight HM: la formazione di una sorta di grande lago costiero caratterizzato da basso fondale costellato di isole, velme, barene. La profondità media della laguna è infatti appena 1,5 m, anche se gli alvei dei grandi canali in cui scorrono quotidianamente le acque di marea possono raggiungere la profondità di oltre 20 m.

La laguna è separata dal mare da isole di forma lineare, dette “lidi”, interrotte da varchi di collegamento idraulico con il mare stesso, chiamati “bocche di porto”. Di qui, è possibile individuare tre bacini, posti in corrispondenza delle relative bocche di porto: bacino di Lido (settentrionale), bacino di Malamocco (centrale), bacino di Chioggia (meridionale).

Correndo la Moonlight half marathon visiterete il bacino settentrionale della laguna di Venezia, comunemente chiamato dai veneziani “laguna nord”: esso è un luogo ricchissimo sia dal punto di vista naturalistico-ambientale che da quello storico. In questo tratto di laguna, infatti, affondano le antiche radici della civiltà veneziana con i suoi primi insediamenti abitativi che successivamente si sono spostati al centro della laguna nella posizione odierna.
Con la Moonlight HM percorrete quindi una sorta di viaggio a ritroso, una vera corsa contro il tempo!

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – aspettando il Garmin Venice Night Trail
Mancano ormai pochi giorni all’evento sportivo tanto aspettato da molti runner...sabato 29 aprile Venezia si accenderà di una nuova luce, quella “frontale” delle 3000 persone iscritte a questa originale corsa di 16 chilometri in una delle città più magiche al mondo.
Correre di notte, avvolti nel silenzio e accompagnati dalla dolce melodia dell’acqua, è un’esperienza da non perdere per chi ama abbinare l’occasione sportiva a contesti urbani particolarmente suggestivi. 
Settimana dopo settimana vi abbiamo guidati alla scoperta dei luoghi che attraverserete correndo per permettervi di godere al massimo di questa esperienza notturna. Ora siete preparati per affrontare il percorso lungo canali e rii, tra campi e campielli, su e giù per 51 ponti, in un labirinto di calli e fondamente lastricate di masegni in trachite; state attenti a dove mettete i piedi ma cercate di non perdervi lo spettacolo attorno a voi! 
Sarete sempre circondati dall’acqua, quella di laguna e quella potabile delle fontane, molto apprezzata dai runner assetati. 
Se ogni tanto alzerete lo sguardo ai nizioleti sulle pareti (la segnaletica urbana di Venezia) riuscirete ad immergervi ancora di più nell’atmosfera di questa città ricca di storia e di storie da raccontare.


Per questa seconda edizione troviamo una interessante novità:
tutti gli atleti saranno divisi in due grandi squadre, capitanate ciascuna da un top-trailer italiano.
Marco De Gasperi e Stefano Gregoretti saranno le stelle della serata. Pluricampione di corsa in montagna il primo, ultrarunner reduce da spettacolari traversate il secondo.
Sarà ancora più stimolante gareggiare con queste “guide” a disposizione e sarà ancora più importante dare il massimo perché la somma totale dei tempi decreterà la vittoria di una delle due squadre.
Non sottovalutate però gli ostacoli che troverete lungo il percorso: sarà frequente la formazione di “ingorghi”, soprattutto nei primi chilometri, a causa dei ponti che vi rallenteranno e di alcune calli piuttosto strette (non dimentichiamoci che ci saranno ben 3000 persone di corsa!).
Frequenti anche i bacari e le osterie che noterete attraversando i diversi sestieri (in particolare lungo le fondamente nel sestiere di Cannergio), da non confondere con punti di ristoro.
Puntate “diritti” – si fa per dire - alla linea d’arrivo per far vincere la vostra squadra, poi avrete tutto il tempo per festeggiare al chiaro di luna.

Pronti, partenza, via!

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Venezia e l’acqua
Gareggiare al Garmin Venice Night Trail significa correre in un paesaggio urbano caratterizzato da un fragile equilibrio tra terra e acqua.

Dopo aver approfondito tanti argomenti di “terra” è giunto quindi il momento di immergerci nell’altro elemento che caratterizza questa città unica al mondo, l’acqua.
Venezia è situata in mezzo ad una laguna, un bacino di acque basse separate dal mare Adriatico da sottili strisce di terra, il Lido e Pellestrina, che avrete modo di intravvedere nell’ultima parte del percorso, da Sant’Elena a Piazza San Marco.
Sin dalle origini i veneziani hanno conteso il terreno alla laguna e, una volta conquistato, difeso dalla forza erosiva delle acque in vari modi. Il più evidente è dato dai marginamenti delle isole effettuati con mura di mattoni che fanno da scudo dalle maree. In alcuni casi, per avere più superficie edificabile sono stati imboniti interi tratti di laguna, dando vita alle “sacche”, delle specie di isole artificiali create con i materiali di risulta degli edifici e di scavo.
La forza dell’acqua è resa evidente da un fenomeno per il quale Venezia è famosa in tutto il mondo e amata da turisti e fotografi: “l’acqua alta”. L’acqua alta si manifesta in seguito ad una concomitanza di particolari condizioni meteorologiche e maree astronomiche, e comporta l’allagamento di alcune aree della città, in particolare di quelle più basse rispetto al livello medio del mare.
Il periodo di maggior frequenza è quello invernale, quando la marea astronomica, il vento di scirocco, il fenomeno della sessa in Adriatico - o tutti questi elementi insieme - determinano un maggior afflusso di acqua nella laguna di Venezia.

Quando soffiano a lungo venti caldi e umidi provenienti da sud, il più conosciuto dei quali è lo Scirocco, l’acqua marina dell’alto Adriatico è spinta all’interno del bacino lagunare attraverso le tre bocche di porto aperte tra le isole di Lido e Pellestrina. Poiché il bacino è poco profondo, esso è costretto ad accogliere molta più acqua di quella che abitualmente entra e il livello medio dell’acqua si innalza fino a sommergere calli e campi di Venezia.
Ad aggravare il fenomeno concorre l’influenza della Luna e del Sole, che determinano le maree astronomiche alzando ed abbassando regolarmente il livello medio del mare Adriatico - il periodo è di circa 24 ore durante il quale per sei ore la marea cresce e nelle successive sei cala. Quando il massimo delle maree astronomiche si somma alle condizioni precedenti ha luogo l’acqua alta e perdura all’incirca 3-4 ore durante il suo massimo di marea. Una volta iniziato il ciclo discendente di marea, la città ritorna alla normalità.

I veneziani hanno dovuto adattarsi sin dalle prime origini a convivere con questo fenomeno naturale di avvicendamento delle maree in cui l’acqua invade la città salendo con lentezza dai canali. Il risultato odierno è che la città non ferma le sue funzioni, semplicemente le rallenta. Quando è previsto che la marea superi i 110 cm. sul medio mare, la popolazione è avvisata da segnali acustici e contemporaneamente vengono allestiti dei percorsi rialzati da passerelle nelle vie principali della città. I vaporetti continuano il servizio modificando, a volte, alcuni percorsi, ma garantendo comunque l'accesso a quasi tutta la città.
Solo in caso di marea molto elevata, maggiore di 120 cm sul medio mare, per muoversi agilmente a Venezia servono gli stivali di gomma, nelgi ultimi anni diventati un vero e proprio accessorio di moda oltre che di necessità.

Il percorso del Garmin Venice Night Trail interessa aree della città molto diverse tra loro: la zona di partenza/arrivo di San Basilio ha la quota tra più elevate in città, mentre Piazza San Marco è l’area in assoluto più bassa.
Indimenticabile la 27a edizione della Venice Marathon (28 ottobre 2012), particolarmente estrema dal punto di vista meteorologico, in cui migliaia di runner hanno affrontato la fatica unita a vento, pioggia e acqua alta.
Ma in fondo il salire e scendere del livello dell’acqua nei canali cambia la nostra percezione della città che fornisce emozioni anche attraverso i riflessi che si specchiano sull’acque sia dei suo splendidi edifici che delle persone che la attraversano, runner compresi!

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: Campi e campielli
Dopo aver scritto di sestieri, ponti e calli, arriviamo ad un altro dei luoghi che i runner della Venice Night Trail di sabato 29 Aprile incontreranno di frequente: i campi e campielli.

A Venezia le piazze assumono il nome di “campo”, una sola piazza è considerata degna di portare tale nome e ci riferiamo ovviamente a Piazza San Marco. I campi erano in passato centri di vita pubblica in cui vi si svolgevano cerimonie religiose, trovavano posto i mercati rionali ed erano anche teatro di spettacoli all’aperto quali fiere e feste popolari; nei più grandi di essi veniva organizzata addirittura la caccia al toro, simile alla corrida spagnola. Vi sono degli altri spazi di dimensioni più ridotte chiamati campielli. Essi sono delle piazzette, a volte seminascoste che si possono intravedere al di là di un sotoportego, di carattere intimo e tranquillo in cui la vita domestica delle abitazioni che vi si affacciano continua all’aperto.
Il percorso ne attraversa e lambisce circa una ventina, spazi più o meno ampi che si aprono all’improvviso all’uscita da una stretta calle o da un faticoso ponte, ottime opportunità per superare gli altri corridori!

Appena partiti, il primo incontro con un campo sarà quasi inavvertito. L’odierna urbanistica di Campo di Sant’Andrea de la Zirada lo pone letteralmente nel mezzo di un crocevia di trasporti: People Mover, ponti pedonali, autorimesse, imbarcaderi lo rendono quasi invisibile. Pochi metri più in là l’ambiente muta radicalmente tuffandovi in una storica Venezia.
Superata la stazione di Santa Lucia vi addentrerete nel popoloso sestiere di Cannaregio di cui vedrete le differenti anime urbanistiche ed architettoniche, antiche e moderne. Il primo passaggio avverrà attraverso il Campo Saffa situato al centro di un complesso di case del Comune di Venezia progettato dallo studio Gregotti Associati negli anni ‘80 in luogo della fabbrica di fiammiferi “Saffa” dismessa verso il 1950.
Il percorso da tortuoso si regolarizzerà per un lungo tratto e porterà i runner lungo le dritte fondamenta di Cannaregio fino ad addentrarsi nuovamente nelle calli interne, passare la suggestiva Corte del Cavallo (ritroverete il suo nome in seguito) e giungere al Campo Madonna dell’Orto. Esso è uno dei pochi campi che conserva ancora l’antica pavimentazione in cotto divisa in campiture da blocchi di pietra bianca, la stessa che un tempo si ritrovava in Piazza San Marco.

Si prosegue il percorso tra sotoporteghi e strette calli fino a giungere al limitare della laguna nord che affiancherete lungo le fresche Fondamente Nóve per poi entrare nel sestiere di Castello all’altezza di Campo San Zanipolo. Contrazione veneziana di Campo Santi Giovanni e Paolo, questo è uno dei campi più rilevanti di Venezia sia per il maestoso monumento equestre dedicato al condottiero Bartolomeo Colleoni a servizio della Repubblica Veneta - la cui statua misura oltre 4 metri di altezza senza piedistallo ed è stata fusa nel 1496 proprio nella corte vicino Madonna dell’Orto che dopo questo evento assunse il nome di Corte del Cavallo - sia perché lo stupendo edificio del XV secolo che entrando in campo vi lascerete sulla sinistra è probabilmente uno dei luoghi più inaspettati in cui situare il maggiore ospedale cittadino.

Il tracciato si snoda nuovamente in forma tortuosa alla volta dell’estremità orientale di Venezia. Una volta entrati nella seconda metà del percorso all’altezza delle Porte dell’Arsenale in cui sono esibiti stupendi leoni scolpiti in pietra, bottino di diverse guerre vinte dai veneziani e ben più antichi dell’Arsenale stesso, raggiungerete uno dei campi oggi meno conosciuti, ma un tempo tra i più importanti di Venezia: Campo San Pietro di Castello. Esso è in buona parte coperto di erba, come un tempo lo erano la maggior parte dei campi veneziani utilizzati a volte come terreno di coltivazione per frutta e verdura. È situato in un’isola anticamente chiamata “Olivolo” per la singolare forma rassomigliante ad un’oliva in cui vissero a partire dal IX secolo le comunità che diedero origine alle prime confederazioni veneziane. La chiesa che vi si affaccia, S. Pietro, fu la cattedrale di Venezia fino al 1807 anno in cui il titolo passò alla Basilica di San Marco.
Lasciata l’antica Olivolo vi immergerete in un ambiente totalmente diverso da quanto avete finora attraversato: un enorme zona verde costituita dall’isola di Sant’Elena e dai giardini pubblici voluti da Napoleone nei primi anni del 1800 a costo di demolire un pittoresco quartiere abitato da pescatori, merlettaie e povera piccola gente.

È ora il momento di darci dentro e sfruttare tutte le rive perfettamente diritte e dotate di rampe sui ponti che conducono a Piazza San Marco, di qui mancano solo 3 km al termine del percorso. Attraverserete la piazza magicamente illuminata da lanterne a foggia di candela poste sugli edifici delle Procuratie Nuove e Vecchie che la delimitano, passerete sotto l’ottocentesca Ala Napoleonica e vi dirigerete verso il grande Campo Francesco Morosini a Santo Stefano (conosciuto più semplicemente come Campo Santo Stefano) luogo in cui nel 1802 si corse l’ultima caccia al toro. Di qui, attraversato il Campiello Loredan e Campo San Vidal vi aspetta la traversata del Canal Grande tramite l’alto ponte di legno dell’Accademia.
Dorsoduro si apre davanti a voi e una volta superato Campo San Vio e doppiata Punta della Dogana, in cui Canal Grande e Canale della Giudecca si incontrano nel bacino di San Marco, è giunto il momento di percorrere l’ultimo chilometro a tutta birra nel rettifilo delle Zattere.

Di qui in avanti l’unico vero campo che incontrerete sarà Campo San Basegio, posto pochi metri dopo il traguardo, che sicuramente vi godrete in una atmosfera soddisfatta e rilassata.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Su e giù per 51 ponti
È ufficialmente iniziato il count-down per il primo degli appuntamenti VMC Events 2017, che ha già riscosso un'enorme adesione. Tra un mese il Garmin Venice Night Trail sarà l'occasione unica per 3000 runner di correre in un'atmosfera magica e inconsueta: un percorso mozzafiato di 16 km nel centro storico di Venezia su e giù per 51 ponti!
Venezia oggi ne conta più di 400, di cui 300 in pietra, 60 in ferro e 57 in legno, costruiti per collegare le diverse zone della città, che in origine erano raggiungibili dagli abitanti solo per mezzo di imbarcazioni, e che fino al 1500 erano sprovvisti di gradini, per permettere ai cavalli di transitare senza difficoltà.

Il primo ponte che percorrerete è l'ultimo costruito a Venezia: il ponte della Costituzione, chiamato comunemente "di Calatrava" in riferimento al progettista spagnolo, fu aperto al pubblico proprio durante la notte (nell'11 settembre 2008), collega Piazzale Roma con la stazione dei treni Santa Lucia ed è uno dei quattro ponti che attraversano il Canal Grande, principale corso d’acqua navigabile della città.
Correndo nei pressi della stazione non potrete fare a meno di notare il ponte degli Scalzi (che prende il nome dall’ordine dei Carmelitani Scalzi che per secoli ha officiato la messa nella chiesa di fronte).
Lungo il sestiere di Cannaregio avrete modo di notare anche uno degli unici due ponti presenti in città che non hanno spallette in Rio di San Felice (vicino alla Scuola Grande della Misericordia), quindi fate attenzione a non sbagliare ponte per evitare di cadere in acqua!
Siete a pochi passi dalle Fondamente Nove, da cui averete modo di notare alcune delle numerose isole della Laguna Nord, le più visibili nelle ore notturne sono la vicina Murano e San Michele (il cimitero di Venezia).
Vi siete inoltrati ora nel sestiere di Castello e qui attraverserete il famoso Ponte dell'Arsenale, che permette di intravvedere il luogo dove si costruivano le navi, mercantili e da guerra, che furono il vanto della Serenissima Repubblica.
Il percorso si estende fino all’isola di San Piero di Castello, collegata a Venezia da due soli ponti.
In pochissimi chilometri siete passati ora alla vista sul fronte Sud della Laguna e siete pronti per affrontare la lunga riva che vi porterà fino al cuore di Venezia attraversando otto ponti, tra i quali Ponte della Paglia, il cui nome deriva dalle barche piene di paglia (utilizzata per ricambiare i pagliericci dei prigionieri) che una volta ormeggiavano nella zona e Ponte dei Sospiri, che collega il Palazzo Ducale alle Prigioni Nove. La leggenda vuole che gli imputati, una volta condannati, attraversassero il ponte per esser condotti alle prigioni, e da questo ponte sospirassero rivolgendo l’ultimo sguardo da cittadini liberi a Venezia.

Dopo aver attraversato anche questo ponte, tirate un sospiro di sollievo: mancano ormai pochissimi chilometri alla linea d’arrivo e siete finalmente arrivati a Piazza San Marco, ancora più bella nella notte.
VeneziaNotte
Dal cuore del sestiere di San Marco si torna al sestiere di Dorsoduro attraversando il Ponte dell'Accademia, di fronte alle note Gallerie dell’Accademia, che permette di ammirare un panorama molto suggestivo lungo il Canal Grande, spingendo lo sguardo fino a Punta della Dogana, una delle prossime tappe del vostro percorso. Proprio qui infatti è una tradizione la costruzione di un ponte galleggiante temporaneo in occasione della Venice Marathon, che permette ai runner di raggiungere l’area marciana, poco prima di arrivare alla linea di arrivo.
Gradino dopo gradino siete giunti alla fine di questa avventura notturna, attraversando i canali che tagliano in lungo e in largo la città, su e giù per 51 ponti, ciascuno con una storia, ricca di fascino e mistero.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN – Vivere in laguna: acqua dolce o acqua salata?
In una città creata sull’acqua, permeata dall’acqua e che ha creato il proprio successo sui commerci via acqua, sembra quasi impossibile che la risorsa naturale più scarsa in assoluto sia stata per secoli proprio l’acqua. Per citare lo storico veneziano vissuto a cavallo del ‘500 Marin Sanudo, Venezia “è in aqua e non ha aqua”. Ovviamente ci stiamo riferendo all’acqua potabile.
 
Per un runner avere la possibilità di idratarsi è importante, in una gara come il Garmin Venice Night Trail lunga 16k è addirittura fondamentale. Bene, Venezia oggi è la città giusta per i runner assetati grazie alle sue molte fontane. L’acqua potabile nell’odierna Venezia è un bene comune, accessibile a tutta la popolazione e ai suoi visitatori, non sottoposto a rilevanti problemi di scarsità. Ma fino ad un passato recente non era affatto così. Lungo il percorso della Night Trail vi imbatterete in moltissimi manufatti di pietra sparsi per i vari campi e campielli che attraverserete, a volte semplici nella fattura a volte monumentali: sono le vere da pozzo veneziane.
I primi insediamenti in laguna del V-VI secolo si scontrarono subito con una sorta di paradosso: vivere letteralmente in mezzo all’acqua ma con carenza permanente di tale risorsa. L’acqua della laguna è salmastra: è ottima per pescare e per le saline, ma non va bene per tutto il resto di cui una comunità necessita cioè acqua da bere, per coltivare la terra e via dicendo. I primi pochi abitanti del territorio lagunare risolsero il problema dell’approvvigionamento idrico attraverso la semplice raccolta dell’acqua piovana, ma con la venuta di intere popolazioni provenienti dalla terraferma per lo più in fuga dalle invasioni barbariche la raccolta non era più sufficiente. Si passa quindi ai pozzi naturali e all’utilizzo della falda freatica attraverso lo scavo di fosse che raggiungono il primo strato impermeabile, così da utilizzare le acque superficiali.
Mano a mano che la città cresce in numero di abitanti – raggiungerà picchi di 170.000 abitanti nel corso della storia della Serenissima – è necessario trovare nuove forme di approvvigionamento di acqua potabile: i pozzi alla veneziana. Si tratta di cisterne scavate nel suolo per una profondità massima di 5 metri sotto il livello medio del mare le cui pareti sono ricoperte di argilla impermeabilizzante (crea in veneziano, ne attraverserete un ex deposito tra il 3° e il 4° km della Night Trail), riempite di sabbie filtranti. Sulla sommità, che veniva pavimentata, erano poste le pilelle delle speciali caditoie attraverso cui l’acqua piovana penetrava nella cisterna e veniva filtrata dalle sabbie per poi risalire tramite la canna centrale del pozzo che era coperta dalla vera da pozzo.
Questo sistema di filtraggio era affiancato dall’approvvigionamento di acqua dolce dai fiumi e canali artificiali della terraferma tramite delle barche chiamate burchi i cui carichi di acqua venivano riservati nei pozzi veneziani che divenivano di fatto dei serbatoi.
Bisognerà attendere l’anno 1884 prima di vedere la costruzione dell’acquedotto che tramite una tubazione sublagunare porterà l’acqua in laguna direttamente dalla terraferma. Oggi i pozzi hanno puramente una funzione ornamentale e nella maggior parte dei casi al loro fianco si trovano le fontane dell’acquedotto pubblico. In centro storico si contano oltre 120 fontane pubbliche, praticamente una per ogni isola che compone la città, da cui zampilla un’ottima acqua di falda proveniente da oltre 300m di profondità.
Quindi runner non temete, avrete di che dissertarvi!
 
www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN - Di corsa per calli e campielli: un po’ di toponomastica veneziana
A differenza di qualsiasi altra città italiana Venezia deve la sua originalità anche alla toponomastica. Il foresto che si muove in una città in cui la via è chiamata “calle”, la piazza è il “campo”, il corso d’acqua il “rio” e nella quale molto spesso i nomi dei luoghi si ripetono identici per decine di volte in ogni sestiere, ha di che essere sorpreso. Ci sono infatti a Venezia ben trentuno Calle del forno, sedici Calle del magazen e Calle dei preti, quindici Calle de mezo a cui va aggiunta l’abbondanza di calli con nomi legati alle attività e mestieri più diffusi in passato: la calle del “pistor” (panettiere), della “malvasia” (rivendita di vino importato), del “remer” (fabbricante di remi e forcole) e così via.
Coniata dal popolo nella vita di ogni giorno, la toponomastica veneziana è rimasta praticamente immutata nel corso dei secoli.
Il percorso della Venice Night Trail prende forma proprio in questa dimensione così singolare e suggestiva: una corsa lungo le Calli, di cui se ne contano quasi 3 mila, cioè percorrendo le sue strade, vie e vicoli. Le calli principali, che per prime vennero selciate, sono conosciute con il nome di Salizada, mentre quelle larghe e ricche di attività commerciali sono denominate Ruga. La Lista indica che un tempo in quel tratto di strada vi era la sede di un’ambasciata straniera: un esempio è Lista di Spagna, nei pressi della stazione ferroviaria, ove un tempo in Palazzo Frigerio vi era l’ambasciata spagnola presso la Repubblica di Venezia.
Alcuni tratti sono denominati Rio terà ad indicare che un tempo quel luogo era occupato da un rio in seguito interrato per creare una via di comunicazione pedonale.
Le Fondamenta, invece, sono vie che fiancheggiano per un lato l’acqua e sono chiamate Riva se la sponda è utilizzata come approdo preferenziale per le imbarcazioni mercantili.
I nomi delle singole calli hanno spesso origini legate alla vita della città come Riva degli Schiavoni, che durante la Venice Night Trail percorrerete prima di attraversare Piazza San Marco, in cui erano solite approdare le navi dei mercanti provenienti dalla Dalmazia meglio conosciuta come Schiavonia dai veneziani. Ma forse una delle calli più famose legate alla storia cittadina è Calle dei Assassini: situata nel sestiere di San Marco, fu teatro di numerosi efferati delitti come riporta il Tassini già nel 1863 nel suo “Curiosità veneziane”, tanto da ricordarlo nel proprio nome.
All’interno di questo reticolo di fitte e strette stradine si aprono improvvisamente spazi più ampi, i campi. Da sempre ritrovo degli abitanti della zona nonché luogo deputato a divertimenti quali la corsa dei tori e alle dispute talora violente tra diverse fazioni: oggi sono popolati da attività meno pericolose, ma altrettanto vivaci, come i giochi dei bambini.
Si pensa che in origine fossero letteralmente campi ricoperti d’erba, in seguito selciati assumendo l’aspetto attuale. Tra tutti si distingue Piazza San Marco, l’unico spazio ampio ad essere chiamato piazza in quanto cuore della città lagunare e luogo simbolo della Repubblica di Venezia.
Anche di notte potrete leggere chiaramente i nomi dei luoghi scritti all’interno dei nizioleti (cioè i piccoli lenzuoli), rettangoli bianchi dipinti direttamente sui muri che caratterizzano la segnaletica cittadina.
Correre a Venezia sarà come rivivere la storia di un passato talvolta non così lontano.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: Orientarsi nel labirinto di Venezia
In una città come Venezia, anche perdersi ha il suo fascino. Specie di notte. Se però preferite non correre rischi e imparare a orientarvi tra calli, rami e corti, allora seguite i consigli dei ragazzi di Venicebyrun. Fate in fretta però: al Venice Night Trail, il primo appuntamento con il circuito VMC events 2017, non manca poi tanto tempo!

Ci avviciniamo passo dopo passo alla prima gara del circuito VMC events 2017, la Venice Night trail. Orientarsi a Venezia è considerato da molti visitatori, confusi e disorientati dalle numerose calli, rami e corti che a volte finiscono in un punto morto quale un canale o un portone, una sorta di impresa. Figurarsi se alla complessità della viabilità urbana ci aggiungiamo il buio della notte: ecco che Venezia può trasformarsi in un vero labirinto!

Chi non è pratico della città ha principalmente due modi per orientarsi nel labirinto veneziano e godere al massimo delle sue bellezze: affidarsi a una guida locale che lo conduca agevolmente nei luoghi più suggestivi oppure procedere alla vecchia maniera, armandosi di mappa della città e buona volontà. Sicuramente più comoda la prima soluzione, più avventurosa la seconda. D’altronde la cartografia è da sempre parte integrante della storia veneziana. La Serenissima ha fondato la propria prosperità sul commercio marittimo internazionale di beni e l’andar per mare presuppone l’avere ottime capacità di navigazione che i veneziani, nel corso dei secoli, hanno dimostrato di possedere in abbondanza.

Alvise da Mosto scopritore delle isole di Capo Verde, Giovanni e Sebastiano Caboto arrivati in Terranova e Labrador scopritori dell’odierno Canada la cui casa è situata all’inizio Via Garibaldi, o il celeberrimo Marco Polo che ne Il Milione narra il viaggio intrapreso via terra fino alla Cina del Gran Khan e il successivo ritorno via mare a Venezia, sono solo alcuni dei celeberrimi veneziani che testimoniano l’attitudine alla navigazione ed esplorazione nella città lagunare.

In un periodo storico in cui non era possibile affidarsi alla praticità di un Garmin dotato di gps, andar per terra e per mare esplorando nuovi territori richiedeva, oltre a grande ardore e determinazione – entrambe virtù possedute anche dai runner più competitivi – una rilevante conoscenza tecnica e scientifica. Numerosi in questo campo sono gli aiuti venuti in soccorso ai navigatori veneziani nel corso dei secoli.

Un esempio per tutti è il Mappamondo di Fra Mauro, databile all'anno 1450 circa, conservato presso la biblioteca Marciana in Piazza San Marco. Più propriamente si tratta di un planisfero composto dal monaco camaldolese Mauro, il quale visse e operò lungamente nel monastero dell'Isola di San Michele a Venezia.

Esso consta di un manoscritto su fogli di pergamena incollati a un supporto ligneo di grande dimensione (circa 230 x 230 cm), fittamente annotati di oltre 3.000 iscrizioni contenenti informazioni e notizie di ogni sorte sui vari luoghi del mondo per come esso era concepito prima della scoperta delle Americhe. In esso è importantissima la definizione della geografia dell'Africa che afferma la circumnavigabilità del continente africano mezzo secolo prima che i viaggiatori portoghesi ne sperimentassero la fattibilità.



Ebbene, i visitatori che vogliano muoversi con una certa dimestichezza nella città è sufficiente che seguano alcuni semplici accorgimenti: memorizzare sommariamente la forma di Venezia (è sufficiente ricordare che essa rassomiglia a quella di un pesce), individuare la sua disposizione in base ai punti cardinali, tenere in considerazione che sono solo tre i ponti storici che attraversano il Canal Grande permettendo di traghettare da una sponda all’altra. Fatto ciò, tutto risulterà più semplice.

Coloro i quali vogliano effettivamente sentirsi in un labirinto, troveranno soddisfazione nella visita del giardino-labirinto situato sull’isola di San Giorgio Maggiore e progettato dall'architetto Randoll Coate negli anni ’80 in onore del celebre scrittore argentino Jorge Luis Borges: 2.300 metri quadri, composto da 3.250 piante di bosso che riproducono il nome del poeta.

Per tutti gli altri, VMC events ha predisposto un percorso per far vivere a un folto numero di runners l’ebbrezza di partecipare ad una gara notturna nello splendido labirinto veneziano senza rischio di incappare in vie che tradiscano le aspettative.

www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN: Correndo sui masegni
Correndo per le calli di Venezia ammirate lo splendore degli edifici, la particolarità dei comignoli e l’eleganza delle chiese ma prestate attenzione anche a quello che passa sotto i vostri piedi...

I veneziani hanno costruito la loro città in un ambiente particolare, una laguna di acque basse e terreni affioranti. Fin dalle origini, quindi, si sono ingegnati per rendere abitabile questo difficile territorio: hanno “costruito” il suolo stesso sul quale edificare i palazzi, consolidando i molli terreni e difendendoli dalle maree. La pavimentazione è una cosa molto seria a Venezia: le pietre tengono lontana sia l’umidità della laguna che il calore dell’estate.
Il selciato delle calli e dei campi veneziani è in gran parte composto di masegni, grosse pietre rettangolari di trachite proveniente dai colli Euganei (un gruppo di rilievi di origine vulcanica che sorge sulla pianura veneta centrale a sudovest di Padova).
La trachite euganea è una pietra ottimale per pavimentare, sia per le sue doti estetiche sia per quelle di efficienza resistente all’usura, all’imbibimento e soprattutto alla salsedine tipica di Venezia.
La varietà dei colori della trachite contribuisce grandemente al fascino particolare di Venezia e ottimamente si sposa con il ritmo architettonico estremamente vario che contraddistingue questa città, oltre che con i colori dei suoi intonaci, dei suoi mattoni e, perché no, delle sue alghe e muffe salmastre.
I masegni servirono a pavimentare Venezia già dalla prima metà del '700. Anticamente le strade della città erano infatti in terra battuta, fino al '500 per le calli più ampie era autorizzato anche il transito dei cavalli.
Il percorso del Venice Night Trail si articola prevalentemente su una pavimentazione di pietre di trachite, fatta eccezione per il breve tratto iniziale - da San Basilio fino al ponte di Calatrava - che avviene su un fondo di asfalto.
La tipologia di terreno ha caratteristiche peculiari che possono risultare utili o critiche durante la corsa.
La superficie in asfalto ha l’innegabile pregio della regolarità, il ché scongiura la possibilià di mettere il piede in fallo. L’asfalto è un fondo piuttosto rigido, adatto alle prove di velocità, quindi particolarmente indicato per il runner che affronta un allenamento di qualità concentrandosi più sulla tecnica del gesto che sull’evitare buche o dossi. Per il principiante ha il vantaggio di essere una superficie che affatica meno i muscoli coinvolti nella corsa, rispetto ad altri fondi.
La trachite invece, pur presentando un’alta valenza anti sdrucciolo, è un fondo che sottopone le nostre articolazioni a un alto livello di “stress”. Per questo motivo è consigliabile l’utilizzo di scarpe protettive con un buon grado di ammortizzazione.
I masegni, a volte sconnessi o rovinati dal tempo, possono metterci in difficoltà, soprattutto in condizioni di scarsità di luce...quindi fate attenzione a dove mettete i piedi!

Venice by Run
STORIES BY RUN: Il fascino di Venezia di notte
Più magica di Venezia c’è solo... Venezia di notte. Specie con le scarpette a piedi.

La città lagunare è davvero unica al mondo e il modo migliore per scoprire e apprezzare il suo fascino, che sa davvero togliere il fiato, o è lasciare che a raccontarla siano coloro che la conoscono di più. Come i ragazzi di Venicebyrun, che uniscono la passione per la corsa a quello per una delle città più belle del mondo.
Profumi, colori, silenzio, atmosfera: oggi, ce la raccontano così.

Venezia è stata sviluppata a partire da insediamenti urbani in minuscole isole in cui le piccole comunità che le abitavano non avevano difficoltà a orientarsi.
Oggi è costituita da oltre 120 isole collegate l’una all’altra per mezzo di ponti costruiti nel corso dei secoli: essi danno luogo alla viabilità odierna che dai “foresti” (a Venezia è così definito chiunque non sia originario della laguna veneziana) è spesso considerata un labirinto.
Perdersi a Venezia è senza dubbio uno dei modi più suggestivi di visitarla. E qual più semplice occasione di metterlo in pratica se non nelle ore notturne in cui la poca luce ne facilita il successo?
La rete di illuminazione pubblica delle calli di Venezia trae le sue origini nel ‘700 con l’installazione di lampade a olio, in seguito sostituite da quelle a gas nel corso dell’800 e dall’illuminazione elettrica nei primi anni del ‘900. Prima di allora le luci pubbliche in città erano limitate a poche calli strette e pericolose in cui era prevista l’installazione di fanali e cesendelli perlopiù in prossimità di capitelli ed edifici religiosi.
Nel XV secolo, in seguito a un aumento del numero di crimini notturni, la Serenissima Repubblica rese obbligatorio a tutti coloro che viaggiassero a notte fonda l’utilizzo di un lume acceso: i nobili, anziché portarsi appresso candele e lanterne, preferivano pagare delle persone che li guidassero nella notte con un lume, fu così che nacque la figura del còdega, una sorta di “guida” che attendeva fuori dei ridotti (le sale da gioco frequentate dai nobili) i clienti da guidare a casa.
Anche oggi che l’illuminazione pubblica è più estesa che in passato, la presenza della luce è sempre discreta, mai aggressiva, quasi a non turbare l’armonia e la quiete che caratterizzano le notti veneziane. Con l’avanzare delle tenebre la città sveste i panni di luogo dai ritmi frenetici e dal vociare diffuso del fiume di persone che quotidianamente la percorre e indossa quelli di tranquillo e intimo rifugio: l’atmosfera ideale da godere appieno con una bella corsa!

Iniziate al momento del crepuscolo. Recatevi in un luogo con la visuale aperta verso occidente quale, ad esempio, Piazza San Marco e ammirate la magica luce del tramonto che si riflette nelle acque e disegna suggestivi giochi sulla splendida scenografia creata dai palazzi veneziani. Se il meteo è benigno e il cielo è terso trattenetevi fino all’oscurità per mirare la luna specchiarsi nell’ampio bacino di San Marco e ammirare le stelle verso la laguna sud.
Riprendete quindi la corsa lungo la riva degli Schiavoni, il tratto finale della Venice Marathon, fino ad arrivare all’ingresso dell’Arsenale, gli antichi cantieri navali in cui venivano costruite le temibili galere della marina da guerra veneziana.
L’assenza di auto e persone lascia la città avvolta nel silenzio.
Lontano dal Canal Grande, i rumori che raggiungono le nostre orecchie sono quelli causati dal lento scivolare nell’acqua delle imbarcazioni a remi e dai nostri passi; unica eccezione è fatta per l’improvviso allegro schiamazzo proveniente dalle osterie veneziane disseminate qua e là nella città, vero punto di ritrovo della night-life veneziana.
A fianco a voi l’acqua della laguna: il vivace color smeraldo del giorno si trasforma di notte, grazie anche al lentissimo moto delle sue acque, in un lucido e quasi plastico fondo neutro, una sorta di grande specchio a cielo aperto in cui le architetture della città si riflettono con tenui luci.
Recatevi lungo una fondamenta prospiciente la laguna aperta, chiudete gli occhi e inspirate a fondo: ecco la laguna, il profumo di Venezia.
E ora via di corsa lungo la fondamenta semideserta, con il tepore che sale dai masegni per il calore accumulato durante il giorno e che contrasta con la brezza fresca della laguna.
La città è una sorta di porto sicuro in cui vagabondare nella notte è molto comune. L’unica attenzione che va prestata è dovuta proprio alla magia della luce soffusa che la permea: fate attenzione ai “masegni” – i blocchi di trachite che a cominciare dal XVI secolo costituiscono la più diffusa pavimentazione dei percorsi pedonali veneziani – a volte sconnessi o rovinati dal tempo e agli scalini dei ponti che in condizioni di scarsità di luce possono ingannarvi nella percezione delle distanze.

Dal crepuscolo all’alba, un altro momento magico per correre in città (ricordiamoci che siamo a levante e le albe qui hanno una luce magica amplificata dai riflessi acquei): affidatevi ai nostri running leader, saranno i vostri còdega per guidarvi attraverso la città nel modo più suggestivo.

Venice by Run - www.venicebyrun.com
STORIES BY RUN
Correre per stare bene, per tenersi in forma; correre per vincere o per partecipare. Correre per divertirsi ma anche per viaggiare e scoprire posti nuovi e luoghi ricchi di fascino, come il centro storico di Venezia, certo, ma non solo.
A partire da oggi, grazie agli amici di Venice By Run, andremo a conoscere più da vicino i luoghi degli eventi VMC – Venice Marathon Club.
E voi, avete già scelto quale sarà la vostra gara? Se siete indecisi, ecco qualche spunto.

Il 2017 è iniziato e con la primavera alle porte non c’è momento migliore per segnare sul calendario i nostri appuntamenti di corsa.
Dal centro storico di Venezia fino alle Dolomiti, anche quest’anno sarà ricco di sfide e ce n’è davvero per accontentare tutti!

Noi runner sappiamo bene quanto conta arrivare preparati a un evento, che sia una 10K o una maratona e per questo abbiamo messo a punto un bel programma di “allenamento mirato” (no, non si parlerà di ripetute o di cosa mangiare prima/durante/dopo lo sforzo fisico): “Stories by run” vi accompagnerà alla scoperta dei luoghi che attraverserete correndo.
Ogni settimana approfondiremo tematiche legate al primo degli eventi VMC in programma, con tante curiosità sui territori e informazioni utili per gestire al meglio la corsa consentendovi allo stesso tempo di godere dei bellissimi paesaggi intorno a voi.

Ad aprire le danze (pardon, le corse) sarà il Venice Night Trail – sabato 29 aprile – una magica corsa notturna di 16K nel cuore di Venezia, tra il mistero e la scoperta delle meraviglie nel centro storico.
Il tracciato permette di attraversare diverse zone: sono i sestieri, i 6 quartieri in cui Venezia è stata suddivisa a partire dalle sue origini. Correndo tra calli e campielli, su e giù per 51 ponti, noterete i numeri a quattro cifre che identificano le abitazioni, proprio perché ogni sestiere ha una numerazione civica unica (talvolta è possibile vedere due numeri civici molto diversi tra loro a poca distanza l’uno dall’altro!). La corsa inizia e termina a Dorsoduro, che si estende nella parte meridionale della città, conosciuto quale zona universitaria è anche caratterizzato dalla presenza di importanti musei e gallerie. Fondamenta delle Zattere, una lunga e panoramica promenade, sarà l’ultimo tratto che da Punta della Dogana vi porterà fino alla linea di arrivo. Il percorso si estende poi attraverso i sestieri di Santa Croce, che insieme a San Polo occupa l’area centrale della città, e di Cannaregio, ancora oggi caratterizzato da un’atmosfera autentica e verace della città, e Castello, il più esteso e conosciuto fra tutti come “coda del pesce” per la sua forma, fino ad arrivare a San Marco vero fulcro della città con i suoi edifici più maestosi e imponenti.
Venice Night Trail sarà l’occasione per correre in un’atmosfera unica al mondo, lungo rii e canali che si insinuano in quest’isola di terra. Guardando le gondole (tipiche imbarcazioni veneziane) soffermatevi su un particolare: il ferro di prua (un elemento a forma di pettine). Le decorazioni che lo impreziosiscono hanno un profondo significato: i sei denti rivolti in avanti rappresentano i sei sestieri di Venezia, mentre l’unico dente rivolto verso l’interno è la Giudecca, la lunga isola visibile dalle Zattere che appartiene al sestiere di Dorsoduro. Il “cappello del Doge”, l'archetto sopra il dente più alto del pettine rappresenta il Ponte di Rialto, infine, la "S" che parte dal punto più alto per arrivare al punto più basso del ferro rappresenta il Canal Grande.

Il “riscaldamento” è fatto, accendete le luci (frontali) per immergervi nella suggestiva atmosfera di Venezia by night...

Giulia Abbruzzese
Roberto Marin
Venice by run