Nella maratona, gara di fiato, gambe e cervello, dove la gestione oculata dello sforzo va di pari passo con la voglia di migliorarsi, ci sono molti modi per raggiungere e superare i propri limiti. Francesco Arone, podista piemontese, ha deciso di farlo correndo a piedi nudi alla prossima 23a Venicemarathon in programma domenica 26 ottobre.

“Riesco ormai a correre una maratona solo a piedi nudi! Forse, se usassi le scarpe, potrei migliorarmi di qualche minuto, ma temo di non essere più in grado di indossarle. E poi, sarebbe troppo banale”.

Quando ha iniziato a correre a piedi nudi?
“Nel 2000 con l’Atletica Carignano, una piccola società del paese in cui vivo. Mi allenavo per correre le 10 km su strada e all’inizio usavo le scarpe, ma ben presto decisi che dovevo provare senza perché volevo far qualcosa di diverso dagli altri”.

Influenzato da Abebe Bikila?
“Giuro che non sapevo neppure chi fosse! Hanno iniziato gli altri a chiamarmi così e poi ho capito il perché”.

Cosa l’ha spinto in questa impresa un po’ bizzarra?
“La mia voglia di competere contro me stesso e il mio desiderio di superare i miei limiti. Iniziai come detto con le 10 chilometri, passai alle mezze maratone nel 2006 e poi, non ancora soddisfatto, approdai alla maratona. Ad oggi ne ho già corse 8, tra cui New York, Torino e naturalmente Venezia nel 2007. I primi tempi dovevo medicarmi i piedi giorno e notte: una volta rimasi addirittura a casa dal lavoro per una settimana. Adesso la mia pelle dei piedi ha fatto ‘il callo’ e non soffro quasi più”.

Qual è la più grande difficoltà in gara?
“Lo sterrato! Mi è capitata una maratona con 2 km di sterrato ed è stata durissima, tra pietre e sassi è difficile correre senza farsi male”.

Capita spesso farsi male?
“Succede molto spesso che mi si conficchi un sassolino, una pietra appuntita o anche un piccolo vetro sotto la pianta del piede, ma cerco sempre comunque di arrivare al traguardo senza fermarmi e medicarmi all’arrivo. Non mi sono mai arreso, ho sempre portato a termine tutte le mie gare”.

Prossimo obiettivo?
“Alla Maratona di Venezia voglio scendere sotto le 3h45’. Attualmente il mio personale sulla maratona è di 3h53’, ma sono sicuro di valere molto di più”.

Di nuovo a Venezia, dunque.
“Sì, torno a Venezia per il secondo anno perché per me è la maratona più bella e meglio curata. Ho trovato molta cura nell’organizzazione e tanta attenzione ai particolari, come al pacco gara, ai servizi sul percorso e alla logistica”.

Cosa dicono gli amici di questa sua scelta di correre scalzo?
“Ormai si sono abituati. Mia madre, invece, mi aiutava a medicarmi tutte le volte che tornavo a casa dagli allenamenti con i piedi sanguinanti”.

Si allena sempre scalzo?
“Per forza. Gli allenamenti servono non solo per preparare il fisico allo sforzo, ma soprattutto per abituare la mente al dolore”.

E’ costretto a tenere lo sguardo basso durante una gara?
“Purtroppo sì: mi godo poco il paesaggio, ma in compenso mi aiuta moltissimo il calore della gente. Si entusiasmano sempre quando mi vedono transitare a piedi nudi. A Venezia cercherò però di alzare anche un po’ lo sguardo per non perdermi le bellezze della città e della laguna che il percorso offre. Un tracciato come questo è davvero unico al mondo e non posso perdermelo!”.