Daniele Meucci è campione europeo di maratona. A Zurigo, il 28enne ingegnere pisano conquista il titolo continentale in 2h11:08 (primato personale alla terza maratona in carriera) al termine di un portentoso attacco che poco prima del 35° chilometro lo ha portato da solo al comando della gara. Argento al polacco di origine etiope Yared Shegumo (2h12:00) e bronzo al russo Aleksey Reunkov (2h12:15), settimo l'altro azzurro Ruggero Pertile (2h14:18). Otto anni dopo Stefano Baldini a Goteborg 2006, l'Italia torna a vincere l'oro europeo nella 42,195km maschile. Questa è la terza medaglia della spedizione azzurra in Svizzera dopo l'oro di Libania Grenot nei 400 metri e l'argento della maratoneta Valeria Straneo. Nella classifica di Coppa Europa di maratona, gli azzurri si piazzano quarti (6h46:58) a dieci secondi dal bronzo della Svizzera (6h46:48). Trofeo alla Russia (6h46:04) davanti alla Francia (6h46:29). Il terzo italiano al traguardo è il 22enne Michele Palamini che conclude il suo battesimo in Nazionale al trentaduesimo posto (2h21:32). Ritirati, invece, gli altri tre azzurri Andrea Lalli, Liberato Pellecchia e Domenico Ricatti (infortunato).

“Non ho mai guardato il cronometro". Sono le parole di Daniele Meucci dopo la storica vittoria nella maratona dei Campionati Europei di Zurigo. Con le lacrime agli occhi per la felicità l'azzurro spiega: "In realtà non volevo nemmeno indossarlo, ma Massimo (Magnani ndr) mi ha detto di metterlo. Non mi è mai servito, infatti ho preso solo due ‘lap’ e il tempo sta ancora scorrendo… ho badato solo a me stesso, alle mie sensazioni e al comportamento degli avversari”.
L'azzurro racconta con lucidità il momento decisivo dei 42,195 chilometri svizzeri: “Al 35° chilometro Massimo mi ha detto che stavo bene e che dovevo andare… io ero un po' in dubbio, mi sembrava troppo presto ma ho avuto fiducia. Fiducia in me e nel nostro lavoro, ho ascoltato il consiglio e ha avuto ragione. Le sue parole mi hanno dato una grandissima consapevolezza e in quel momento ho capito che avrei vinto".
Dal momento del sorpasso il dominio del toscano è diventato evidente: "Nell’ultimo giro il tifo del pubblico quasi non mi ha fatto sentire la fatica, le persone lungo la strada mi hanno praticamente trascinato al traguardo... in quel momento pensavo ai miei figli, che mi danno una forza immensa”.
Su un percorso con quattro salite molto impegnative il pisano non ha mai sofferto: “Ho trovato il percorso difficile ma non così tanto come sembrava. Ho cominciato a sentire un po’ di fatica solo nell’ultimo giro, ma avevo una grande fiducia in me e nella mia preparazione”. Dopo i 10.000 di martedì qualcuno dubitava del tuo stato di forma: “Martedì ho corso i 10 chilometri per sbloccarmi, ma in realtà non ho mai pensato alla medaglia sui 10.000. Quest’oro è cento volte meglio dell’argento di due anni fa!”.
Ora si apre un orizzonte, nel solco di grandi campioni: “Questa è solo la mia terza esperienza in maratona, quindi spero di avere ancora tanta strada da fare. In passato l’Italia ha avuto grandi atleti che sono entrati nella storia dello sport e vogliamo provare a proseguire su questa strada. Sto lavorando, stiamo lavorando, per continuare la grande tradizione italiana della maratona”.
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Queste le parole a caldo di Valeria Straneo: "Questo è un argento che vale tanto, non si deve mai dare nulla per scontato. Il percorso era davvero tosto, le salite si sentivano e ora ce l'ho tutte sulle gambe. Non ho da rammaricarmi di nulla sulla mia condotta di gara. L'ho vissuta come piace a me: sempre nelle posizioni di testa, anche se nella seconda salita forse non avrei dovuto assecondare troppo la croata quando l'ha messa giù pesante. Sapevo che la Daunay era l'avversaria più temibile, mi aveva già battuta a New York e ai Mondiali di mezza maratona a Copenaghen. E' una che non molla mai. Io sapevo che l'oro era lì ad un passo, ma verso il 39esimo chilometro è arrivato un crampetto al polpaccio a darmi fastidio, sentivo delle stecche pazzesche. Il crono non l'ho nemmeno guardato, poi mi sono accorta che è identico (2h25:27, ndr) a quello delle Olimpiadi di Londra dove sono arrivata ottava. E' il mio secondo tempo di sempre, non l'avrei mai detto su un percorso del genere dove è venuto fuori anche il record dei Campionati (2h25:14 della Daunay, ndr). L'oro a squadre non è una sorpresa, siamo fortissime! Adesso ho bisogno di una bella vacanza, parto dopodomani per la Sardegna con mio marito Manlio e i miei figli Arianna e Leonardo. Oggi erano tutti a vedermi e lungo il percorso sono riuscita anche a dargli il cinque. Un'altra maratona? Intanto devo smaltire questa, poi mi piacerebbe tornare a New York. L'anno prossimo non penso di correre i Mondiali di Pechino, vorrei prendermi una stagione di respiro"