La maratona di Venezia 2017 parte da Stra, piccolo comune veneziano, vicino a Villa Pisani, dove Eleonora Duse e Gabriele D’annunzio consumarono un capitolo intenso della loro storia d’amore. I maratoneti partono proprio da lì, lungo  un percorso unico che nella prima parte costeggia la Riviera del Brenta, dove nelle loro ville i nobili veneziani nel Cinquecento diedero inizio all’arte della villeggiatura, antesignani di una vocazione al turismo d’élite.

E’ una maratona dal percorso straordinario, un nastro che si srotola tra acqua e terra attraversando uno spazio di arte, natura e  paesaggio   che  nel  1987 ha portato all’iscrizione di  Venezia e la sua laguna alla Lista del  Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Un luogo che per la sua  unicità ed eccezionalità è divenuto un bene universale, uno spazio  ‘senza frontiere’ che ogni essere umano sente come proprio.

Nelle motivazioni dell’ Unesco si legge che ‘Venezia è un’opera d’arte senza eguali, […] che sembra galleggiare sulle acque della laguna e presenta un profilo irreale, di immediata bellezza’. Una città che  ha avuto eccezionale influsso sull’architettura e sulle arti monumentali, la cui area  archeologica è tuttora un luogo vivissimo; la laguna, a sua volta,  costituisce un ecosistema straordinario e rappresenta, essa stessa, ilsimbolo della lotta vittoriosa dell'uomo contro gli elementi.

Tiziano Scarpa, scrittore e drammaturgo veneziano, la descrive invece così ‘Venezia è un pesce. Guardala su una carta geografica. Assomiglia ad una sogliola colossale distesa sul fondo. Come mai questo animale prodigioso ha risalito l’Adriatico ed è venuto a rintanarsi proprio qui? […] Venezia è sempre esistita come la vedi, o quasi. È dalla notte dei tempi che naviga: ha toccato tutti i porti, ha strusciato addosso a tutte le rive […] Sulla cartina geografica il ponte che la collega alla terraferma assomiglia a una lenza: sembra che Venezia abbia abboccato all’amo’. (Venezia è un pesce. Una guida,  Feltrinelli 2013)

I maratoneti entrano  a Venezia percorrendo il ponte della Libertà, lasciandosi alle spalle  la ragnatela di fabbriche, capannoni, ciminiere e fumi dell’area industriale di Marghera e Mestre,  la terraferma e i suoi  problemi ambientali e sociali, cantata nel reggae dei Pitura Freska, che fa da preludio/contraltare all’ex Serenissima e alla sua fulgida storia.

Bisogna girare Venezia a piedi scriveva Guido Piovene, e il percorso del runner che corre questa  maratona è un taccuino di viaggio. Il maratoneta è un escursionista che lungo il tragitto scopre prospettive nuove  e scorci affascinanti della propria anima attraverso il profilo degli edifici che il suo sguardo incontra, grazie alla percezione degli spazi registrata dal suo corpo, alla distanza scandita dai suoi muscoli e dalla pressione  dei piedi sul selciato.

Il tragitto lungo le Fondamenta delle Zattere affacciate sul Canale della Giudecca,  con la magica quinta scenografica della riva posta di fronte che parte dal Mulino Stucky e si chiude con La Casa dei Tre Oci, testimonianza dell’architettura veneziana neogotica  di inizio ‘900, si dipana attraverso una miriade di tavoli di trattorie, baretti, si innalza e si abbassa sui piccoli dislivelli costituiti dai ponti e ponticelli che collegano le rive dei rii che si immettono nel Canale.

Si passa davanti alle Fondamenta delle Zattere, la riva di Dorsoduro dove anticamente era ubicato l’Ospedale degli Incurabili, oggi Museo delle Belle Arti. Sul muro che guarda il Canale  una targa ricorda  il poeta russo, premio Nobel,  Josif Brodskij che lì amava stare seduto al sole, guardando l’acqua ‘che raddoppia la bellezza riflettendola’. A Venezia le gambe portano a spasso gli occhi, Brodsky diceva, ed è quello che sicuramente accade a chi copre  questo tratto del percorso correndo a bordo dell’acqua e superando di un fiato il Condominio Cicogna, progettato  e realizzato da Ignazio Gardella nel 1957-1958, un edificio che riassume emblematicamente l’annosa querelle  della  compatibilità e sostenibilità relativa  al tema delle nuove edificazioni nei centri storici.

Poco  dopo, si supera anche  la  Fondazione Emilio Vedova, il pittore dalle  pennellate furiose che ha proseguito nel XX secolo il dialogo con i ritmi magmatici di energie / di fondi interni di passioni / di emotività commossa’ del Maestro del Manierismo Tintoretto.

Ecco Punta della Dogana, la vecchia Dogana da Mar della repubblica Serenissima, oggi sede del  Centro d’arte contemporaneadi François Pinault, progettato da Tadao Ando, un ponte di barche realizzato per l’occasione  permette agli atleti di raggiungere il molo di San Marco.

L’ultimo tratto attraversa il set cinematografico di Venezia per eccellenza: Piazza san Marco e Palazzo Ducale. Il primo fermo immagine è quello di Sissi, nella scena di  Sissi. L’ultima imperatrice che riabbraccia la figlioletta riuscendo ad intenerire l’animo dei veneziani presenti,  ostili alla coppia dei sovrani austriaci, poi è la volta James Bond, che  vi ha alloggiato in Casino Royale, e Mr. Ripley che ha sostato al Caffè Florian e per finire  Paolo Sorrentino che ne ha fatto uno dei set de Il giovane Papa.

Rush finale sul selciato dei masegni di Riva degli Schiavoni, prima di raggiungere il traguardo  in  Riva dei Sette Martiri dove la vista è un’istantanea mozzafiato di sbalorditiva bellezza. E la stanchezza è già un ricordo.