Più magica di Venezia c’è solo... Venezia di notte. Specie con le scarpette a piedi.

La città lagunare è davvero unica al mondo e il modo migliore per scoprire e apprezzare il suo fascino, che sa davvero togliere il fiato, o è lasciare che a raccontarla siano coloro che la conoscono di più. Come i ragazzi di Venicebyrun, che uniscono la passione per la corsa a quello per una delle città più belle del mondo.
Profumi, colori, silenzio, atmosfera: oggi, ce la raccontano così.

Venezia è stata sviluppata a partire da insediamenti urbani in minuscole isole in cui le piccole comunità che le abitavano non avevano difficoltà a orientarsi.
Oggi è costituita da oltre 120 isole collegate l’una all’altra per mezzo di ponti costruiti nel corso dei secoli: essi danno luogo alla viabilità odierna che dai “foresti” (a Venezia è così definito chiunque non sia originario della laguna veneziana) è spesso considerata un labirinto.
Perdersi a Venezia è senza dubbio uno dei modi più suggestivi di visitarla. E qual più semplice occasione di metterlo in pratica se non nelle ore notturne in cui la poca luce ne facilita il successo?
La rete di illuminazione pubblica delle calli di Venezia trae le sue origini nel ‘700 con l’installazione di lampade a olio, in seguito sostituite da quelle a gas nel corso dell’800 e dall’illuminazione elettrica nei primi anni del ‘900. Prima di allora le luci pubbliche in città erano limitate a poche calli strette e pericolose in cui era prevista l’installazione di fanali e cesendelli perlopiù in prossimità di capitelli ed edifici religiosi.
Nel XV secolo, in seguito a un aumento del numero di crimini notturni, la Serenissima Repubblica rese obbligatorio a tutti coloro che viaggiassero a notte fonda l’utilizzo di un lume acceso: i nobili, anziché portarsi appresso candele e lanterne, preferivano pagare delle persone che li guidassero nella notte con un lume, fu così che nacque la figura del còdega, una sorta di “guida” che attendeva fuori dei ridotti (le sale da gioco frequentate dai nobili) i clienti da guidare a casa.
Anche oggi che l’illuminazione pubblica è più estesa che in passato, la presenza della luce è sempre discreta, mai aggressiva, quasi a non turbare l’armonia e la quiete che caratterizzano le notti veneziane. Con l’avanzare delle tenebre la città sveste i panni di luogo dai ritmi frenetici e dal vociare diffuso del fiume di persone che quotidianamente la percorre e indossa quelli di tranquillo e intimo rifugio: l’atmosfera ideale da godere appieno con una bella corsa!

Iniziate al momento del crepuscolo. Recatevi in un luogo con la visuale aperta verso occidente quale, ad esempio, Piazza San Marco e ammirate la magica luce del tramonto che si riflette nelle acque e disegna suggestivi giochi sulla splendida scenografia creata dai palazzi veneziani. Se il meteo è benigno e il cielo è terso trattenetevi fino all’oscurità per mirare la luna specchiarsi nell’ampio bacino di San Marco e ammirare le stelle verso la laguna sud.
Riprendete quindi la corsa lungo la riva degli Schiavoni, il tratto finale della Venice Marathon, fino ad arrivare all’ingresso dell’Arsenale, gli antichi cantieri navali in cui venivano costruite le temibili galere della marina da guerra veneziana.
L’assenza di auto e persone lascia la città avvolta nel silenzio.
Lontano dal Canal Grande, i rumori che raggiungono le nostre orecchie sono quelli causati dal lento scivolare nell’acqua delle imbarcazioni a remi e dai nostri passi; unica eccezione è fatta per l’improvviso allegro schiamazzo proveniente dalle osterie veneziane disseminate qua e là nella città, vero punto di ritrovo della night-life veneziana.
A fianco a voi l’acqua della laguna: il vivace color smeraldo del giorno si trasforma di notte, grazie anche al lentissimo moto delle sue acque, in un lucido e quasi plastico fondo neutro, una sorta di grande specchio a cielo aperto in cui le architetture della città si riflettono con tenui luci.
Recatevi lungo una fondamenta prospiciente la laguna aperta, chiudete gli occhi e inspirate a fondo: ecco la laguna, il profumo di Venezia.
E ora via di corsa lungo la fondamenta semideserta, con il tepore che sale dai masegni per il calore accumulato durante il giorno e che contrasta con la brezza fresca della laguna.
La città è una sorta di porto sicuro in cui vagabondare nella notte è molto comune. L’unica attenzione che va prestata è dovuta proprio alla magia della luce soffusa che la permea: fate attenzione ai “masegni” – i blocchi di trachite che a cominciare dal XVI secolo costituiscono la più diffusa pavimentazione dei percorsi pedonali veneziani – a volte sconnessi o rovinati dal tempo e agli scalini dei ponti che in condizioni di scarsità di luce possono ingannarvi nella percezione delle distanze.

Dal crepuscolo all’alba, un altro momento magico per correre in città (ricordiamoci che siamo a levante e le albe qui hanno una luce magica amplificata dai riflessi acquei): affidatevi ai nostri running leader, saranno i vostri còdega per guidarvi attraverso la città nel modo più suggestivo.

Venice by Run - www.venicebyrun.com