In una città creata sull’acqua, permeata dall’acqua e che ha creato il proprio successo sui commerci via acqua, sembra quasi impossibile che la risorsa naturale più scarsa in assoluto sia stata per secoli proprio l’acqua. Per citare lo storico veneziano vissuto a cavallo del ‘500 Marin Sanudo, Venezia “è in aqua e non ha aqua”. Ovviamente ci stiamo riferendo all’acqua potabile.
 
Per un runner avere la possibilità di idratarsi è importante, in una gara come il Garmin Venice Night Trail lunga 16k è addirittura fondamentale. Bene, Venezia oggi è la città giusta per i runner assetati grazie alle sue molte fontane. L’acqua potabile nell’odierna Venezia è un bene comune, accessibile a tutta la popolazione e ai suoi visitatori, non sottoposto a rilevanti problemi di scarsità. Ma fino ad un passato recente non era affatto così. Lungo il percorso della Night Trail vi imbatterete in moltissimi manufatti di pietra sparsi per i vari campi e campielli che attraverserete, a volte semplici nella fattura a volte monumentali: sono le vere da pozzo veneziane.
I primi insediamenti in laguna del V-VI secolo si scontrarono subito con una sorta di paradosso: vivere letteralmente in mezzo all’acqua ma con carenza permanente di tale risorsa. L’acqua della laguna è salmastra: è ottima per pescare e per le saline, ma non va bene per tutto il resto di cui una comunità necessita cioè acqua da bere, per coltivare la terra e via dicendo. I primi pochi abitanti del territorio lagunare risolsero il problema dell’approvvigionamento idrico attraverso la semplice raccolta dell’acqua piovana, ma con la venuta di intere popolazioni provenienti dalla terraferma per lo più in fuga dalle invasioni barbariche la raccolta non era più sufficiente. Si passa quindi ai pozzi naturali e all’utilizzo della falda freatica attraverso lo scavo di fosse che raggiungono il primo strato impermeabile, così da utilizzare le acque superficiali.
Mano a mano che la città cresce in numero di abitanti – raggiungerà picchi di 170.000 abitanti nel corso della storia della Serenissima – è necessario trovare nuove forme di approvvigionamento di acqua potabile: i pozzi alla veneziana. Si tratta di cisterne scavate nel suolo per una profondità massima di 5 metri sotto il livello medio del mare le cui pareti sono ricoperte di argilla impermeabilizzante (crea in veneziano, ne attraverserete un ex deposito tra il 3° e il 4° km della Night Trail), riempite di sabbie filtranti. Sulla sommità, che veniva pavimentata, erano poste le pilelle delle speciali caditoie attraverso cui l’acqua piovana penetrava nella cisterna e veniva filtrata dalle sabbie per poi risalire tramite la canna centrale del pozzo che era coperta dalla vera da pozzo.
Questo sistema di filtraggio era affiancato dall’approvvigionamento di acqua dolce dai fiumi e canali artificiali della terraferma tramite delle barche chiamate burchi i cui carichi di acqua venivano riservati nei pozzi veneziani che divenivano di fatto dei serbatoi.
Bisognerà attendere l’anno 1884 prima di vedere la costruzione dell’acquedotto che tramite una tubazione sublagunare porterà l’acqua in laguna direttamente dalla terraferma. Oggi i pozzi hanno puramente una funzione ornamentale e nella maggior parte dei casi al loro fianco si trovano le fontane dell’acquedotto pubblico. In centro storico si contano oltre 120 fontane pubbliche, praticamente una per ogni isola che compone la città, da cui zampilla un’ottima acqua di falda proveniente da oltre 300m di profondità.
Quindi runner non temete, avrete di che dissertarvi!
 
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