Dopo aver scritto di sestieri, ponti e calli, arriviamo ad un altro dei luoghi che i runner della Venice Night Trail di sabato 29 Aprile incontreranno di frequente: i campi e campielli.

A Venezia le piazze assumono il nome di “campo”, una sola piazza è considerata degna di portare tale nome e ci riferiamo ovviamente a Piazza San Marco. I campi erano in passato centri di vita pubblica in cui vi si svolgevano cerimonie religiose, trovavano posto i mercati rionali ed erano anche teatro di spettacoli all’aperto quali fiere e feste popolari; nei più grandi di essi veniva organizzata addirittura la caccia al toro, simile alla corrida spagnola. Vi sono degli altri spazi di dimensioni più ridotte chiamati campielli. Essi sono delle piazzette, a volte seminascoste che si possono intravedere al di là di un sotoportego, di carattere intimo e tranquillo in cui la vita domestica delle abitazioni che vi si affacciano continua all’aperto.
Il percorso ne attraversa e lambisce circa una ventina, spazi più o meno ampi che si aprono all’improvviso all’uscita da una stretta calle o da un faticoso ponte, ottime opportunità per superare gli altri corridori!

Appena partiti, il primo incontro con un campo sarà quasi inavvertito. L’odierna urbanistica di Campo di Sant’Andrea de la Zirada lo pone letteralmente nel mezzo di un crocevia di trasporti: People Mover, ponti pedonali, autorimesse, imbarcaderi lo rendono quasi invisibile. Pochi metri più in là l’ambiente muta radicalmente tuffandovi in una storica Venezia.
Superata la stazione di Santa Lucia vi addentrerete nel popoloso sestiere di Cannaregio di cui vedrete le differenti anime urbanistiche ed architettoniche, antiche e moderne. Il primo passaggio avverrà attraverso il Campo Saffa situato al centro di un complesso di case del Comune di Venezia progettato dallo studio Gregotti Associati negli anni ‘80 in luogo della fabbrica di fiammiferi “Saffa” dismessa verso il 1950.
Il percorso da tortuoso si regolarizzerà per un lungo tratto e porterà i runner lungo le dritte fondamenta di Cannaregio fino ad addentrarsi nuovamente nelle calli interne, passare la suggestiva Corte del Cavallo (ritroverete il suo nome in seguito) e giungere al Campo Madonna dell’Orto. Esso è uno dei pochi campi che conserva ancora l’antica pavimentazione in cotto divisa in campiture da blocchi di pietra bianca, la stessa che un tempo si ritrovava in Piazza San Marco.

Si prosegue il percorso tra sotoporteghi e strette calli fino a giungere al limitare della laguna nord che affiancherete lungo le fresche Fondamente Nóve per poi entrare nel sestiere di Castello all’altezza di Campo San Zanipolo. Contrazione veneziana di Campo Santi Giovanni e Paolo, questo è uno dei campi più rilevanti di Venezia sia per il maestoso monumento equestre dedicato al condottiero Bartolomeo Colleoni a servizio della Repubblica Veneta - la cui statua misura oltre 4 metri di altezza senza piedistallo ed è stata fusa nel 1496 proprio nella corte vicino Madonna dell’Orto che dopo questo evento assunse il nome di Corte del Cavallo - sia perché lo stupendo edificio del XV secolo che entrando in campo vi lascerete sulla sinistra è probabilmente uno dei luoghi più inaspettati in cui situare il maggiore ospedale cittadino.

Il tracciato si snoda nuovamente in forma tortuosa alla volta dell’estremità orientale di Venezia. Una volta entrati nella seconda metà del percorso all’altezza delle Porte dell’Arsenale in cui sono esibiti stupendi leoni scolpiti in pietra, bottino di diverse guerre vinte dai veneziani e ben più antichi dell’Arsenale stesso, raggiungerete uno dei campi oggi meno conosciuti, ma un tempo tra i più importanti di Venezia: Campo San Pietro di Castello. Esso è in buona parte coperto di erba, come un tempo lo erano la maggior parte dei campi veneziani utilizzati a volte come terreno di coltivazione per frutta e verdura. È situato in un’isola anticamente chiamata “Olivolo” per la singolare forma rassomigliante ad un’oliva in cui vissero a partire dal IX secolo le comunità che diedero origine alle prime confederazioni veneziane. La chiesa che vi si affaccia, S. Pietro, fu la cattedrale di Venezia fino al 1807 anno in cui il titolo passò alla Basilica di San Marco.
Lasciata l’antica Olivolo vi immergerete in un ambiente totalmente diverso da quanto avete finora attraversato: un enorme zona verde costituita dall’isola di Sant’Elena e dai giardini pubblici voluti da Napoleone nei primi anni del 1800 a costo di demolire un pittoresco quartiere abitato da pescatori, merlettaie e povera piccola gente.

È ora il momento di darci dentro e sfruttare tutte le rive perfettamente diritte e dotate di rampe sui ponti che conducono a Piazza San Marco, di qui mancano solo 3 km al termine del percorso. Attraverserete la piazza magicamente illuminata da lanterne a foggia di candela poste sugli edifici delle Procuratie Nuove e Vecchie che la delimitano, passerete sotto l’ottocentesca Ala Napoleonica e vi dirigerete verso il grande Campo Francesco Morosini a Santo Stefano (conosciuto più semplicemente come Campo Santo Stefano) luogo in cui nel 1802 si corse l’ultima caccia al toro. Di qui, attraversato il Campiello Loredan e Campo San Vidal vi aspetta la traversata del Canal Grande tramite l’alto ponte di legno dell’Accademia.
Dorsoduro si apre davanti a voi e una volta superato Campo San Vio e doppiata Punta della Dogana, in cui Canal Grande e Canale della Giudecca si incontrano nel bacino di San Marco, è giunto il momento di percorrere l’ultimo chilometro a tutta birra nel rettifilo delle Zattere.

Di qui in avanti l’unico vero campo che incontrerete sarà Campo San Basegio, posto pochi metri dopo il traguardo, che sicuramente vi godrete in una atmosfera soddisfatta e rilassata.

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