Gli ultimi dieci chilometri della Venicemarathon ci conducono verso il centro storico di Venezia. E ci portano in contatto con alcuni elementi caratterizzanti di Venezia: la laguna, le isole e i ponti. I ponti, spauracchio di molti runner che se li trovano quando ormai le energie iniziano a scarseggiare, ma così fondamentali per una città quale è Venezia cioè un’isola proprio nel mezzo di un bacino lagunare.
Sarà proprio un ponte a permettervi di raggiungerla, il Ponte della Libertà, o meglio i due ponti. Sì perché in realtà affiancati l’uno all’altro ci sono lo storico ponte ferroviario translagunare – all’epoca uno dei ponti più lunghi al mondo - inaugurato nell’anno 1846 che collegava fisicamente Venezia alla terraferma tramite il prolungamento della ferrovia Mestre-Padova e il ponte automobilistico, aperto nel 1933 con il nome di Ponte del Littorio e in seguito alla fine del secondo conflitto mondiale ribattezzato Ponte della Libertà. 
Prima della loro costruzione il collegamento avveniva tramite barche con partenza da San Giuliano e arrivo nel sestiere di Cannaregio. Il percorso di VM prevede il passaggio sulla carreggiata del Ponte della Libertà: a darvi il benvenuto in laguna troverete due leoni alati di grandi dimensioni, scolpiti nella pietra d’Istria e posti all’inizio dei 3850m del Ponte della Libertà.
A metà ponte, sul lato sinistro appena oltre la linea ferroviaria, vedrete il “Monumento della colonna spezzata”: il simbolo dell’eroica resistenza contro gli Austriaci da parte dei veneziani durante i moti rivoluzionari del 1848 e che videro proprio nel ponte lagunare il teatro dell’ultima resistenza dell’esercito veneziano contro quello austriaco.
I Veneziani, nel disperato tentativo di difesa, fatte saltare alcune arcate del ponte ferroviario translagunare costruirono all’estremità una piazzola per sistemarvi una batteria – la Batteria Sant’Antonio - che ancora oggi è in parte conservata su uno spiazzo erboso ed è costituita da due cannoni orientati verso la piazzaforte austriaca di Forte Marghera.
Poco più avanti, sempre sul lato sinistro, si intravede un isolotto misero e abbandonato: è l’isola di San Secondo. Un tempo quell’isolotto era sede di un rilevante monastero sorto nell’XI secolo che insisteva in una posizione privilegiata in quanto posto sul canale di collegamento tra Venezia e San Giuliano; era ricco di edifici e i terreni coltivati a ortaggi e frutta.
Come molti altri, fu oggetto dell’editto napoleonico di soppressione degli ordini religiosi del 1806. L’isola venne dapprima trasformata in avamposto militare e in seguito abbandonata come la vediamo oggi.
Volgiamo lo sguardo a destra e da un’isola “scomparsa” passiamo ad una “Isola Nova”, realizzata nella seconda metà del Novecento, oggi conosciuta con il nome di Isola del Tronchetto. Poco dopo il percorso volgerà a destra e vi immetterà finalmente nell’abitato veneziano.
 
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