Eccoci qui, nuovamente con la testa verso la città dei sogni, verso il capoluogo della mia regione, verso una delle più sorprendenti maratone del panorama italiano.
Venezia è una gara diversa. Venezia cade in un periodo di tempo imprevedibile dove la temperatura può tranquillamente variare dai 25 ai 5 gradi, passando da un’afosa giornata autunnale a una implacabile e fredda giornata di bora autunnale. E il mare a fare da colonna sonora a una scrollata senza precedenti.

Il mio amico Andrea mi disse “La prima maratona è follia, la seconda è consapevolezza”. E la terza? Provo a interpretare io: la terza è un percorso, fatto di km, di maturità ma anche di paure e consapevolezze delle proprie forze e delle difficoltà.
Se la dieci km, e volendo anche la ventuno, sono distanze in cui qualcosa si può improvvisare e invocare la “giornata buona” (mi perdoni Kahneman e le sue teorie contro la “Mano calda” del Basket), nella distanza regina nulla può (deve!) essere lasciato al caso.
Quando dico nulla non sto usando un modo di dire. Le scarpe, i vestiti, il riscaldamento, gli integratori, i gel, le calze: nulla è da improvvisare e tutto deve essere rigorosamente testato. Noi comuni mortali abbiamo dalle 3 alle 4 ore per consentire a Venezia (e alla maratona in generale) di prendersi gioco di noi, l’unico rimedio è pianificare.
Anche il passo da tenere in gara non può, e non deve, essere fatto a “sentimento”. Al più che non decidi di andare così più lento delle tue possibilità, che poi devi convivere con i sensi di colpa o con la  noia di una gara che non passa più.

La distanza regina non ti permette improvvisazione, devi sapere quanto ti puoi permettere e (se non sei un PRO o un esperto) ti conviene tenere un po’ di margine per due motivi:
Venezia è meravigliosa da vedere, ma arriva al 38° il clou e devi averne abbastanza da goderti il panorama
Può gestire eventuali problemi al “motore” senza doverti ritirare (esclusi problemi seri in cui il ritiro è un segno di responsabilità e maturità)
Venezia è meravigliosa da vedere, ma arriva al 38° il clou e devi averne abbastanza da goderti il panorama. Puoi gestire eventuali problemi al “motore” senza doverti ritirare (esclusi problemi seri in cui il ritiro è un segno di responsabilità e maturità). Sarà la mia terza maratona, non mi sento ancora pronto per dare super consigli. Dall’anno scorso però, per me, sono cambiate abbastanza cose:
ho un anno in più, ma soprattutto un decimale diverso
ho qualche migliaio di km in più alle spalle
ho un infortunio fastidiosissimo e recente, che mi ha insegnato quanto importante sia una preparazione adeguata oltre a quella in strada (un doveroso grazie al team Equipe per avermi rimesso in strada e insegnato a “prevenire” gli infortuni)
 ho avuto modo di confrontarmi con ottimi professionisti e ho evoluto gli allenamenti puntando alla qualità rispetto alla quantità e puntando a un’analisi più profonda del mio status quo
 
Oggi sono particolarmente carico, vengo da una mezza maratona a Bologna che, nonostante il diluvio, è andata particolarmente bene. Mi ha dato energia, mi ha fatto capire come la maturità di correre “intonato” alle proprie possibilità dia serenità e tranquillità, mi ha fatto prevedere una buona Venezia.
Su questo “prevedere” saranno i prossimi lunghi (25, 30, 35) a dare il responso definitivo, perché come ho detto la maratona ha ben poco di “sorprendente”: la maratona è una pianificazione ed è il culmine di un percorso. Sta nella maturità del runner capire il passo giusto da prendere per godersi la gara e non farsi male. In questo gli angeli di Venezia (pacer, lepri, pace maker, palloncini, ...) potranno essere fidati amici. Segui il palloncino che fa per te, con un briciolo di umiltà e libera la testa: fai sempre tempo a superarlo quando senti che ne hai.
 
Ultime note per chi la prova per la prima volta:
I pacer (angeli di Venezia) rispettano il tempo di gara, non il tempo reale, ovvero quello dello sparo. Se parti in griglia molto distante, il tempo dalla tua posizione al varco di partenza deve essere recuperato, e questo vuol dire un ritmo più veloce del passo di base che ti eri prefissato.

I punti dolenti di Venezia sono: passaggio di Marghera, ponte verso il Parco San Giuliano, Ponte della Libertà. Quest’ultimo è una lingua di terra che collega la terra ferma alle isole di Venezia (Santa Marta): è una cosa fantastica, solo che è lunga 4 km e la tua testa deve rimanere concentrata sull’arrivare in Piazza San Marco.

Piazza San Marco è un sogno, però ricordati che non è la fine della gara: mi raccomando tieni la concentrazione, ti aspetta qualche altro ponte prima di arrivare al meraviglioso traguardo in Arsenale.

Ora basta parlare (scrivere) e leggere, concentriamoci sugli allenamenti: a mercoledì prossimo. Per domande (se so rispondere), commenti e condivisione i commenti sono a tua disposizione. Se vuoi allenarti con me ti aspetto a Rovigo all’alba, ormai prima dell’alba: eh sì sono un #AlbaRunner per necessità e ormai per scelta!