Ciao ragazzi come andiamo? Abbiamo probabilmente metodologie di allenamento tutti diversi ma ormai siamo quasi tutti arrivati all’apice dei nostri allenamenti, ovvero al lunghissimo: 30, 35, 37… tu come la stai gestendo?

Il lungo ha un valore particolare per il maratoneta, è sicuramente uno dei migliori metodi allenanti per abituarci a stare in strada molte ore, ma soprattutto è un punto di verifica. Se i lunghi si pianificano con il passo gara abbiamo un metro abbastanza preciso di cosa possiamo aspettarci. Come scrivevo nel primo post, con la maratona (o gare più lunghe) non possiamo scherzare né improvvisare: un buon punto di riferimento è stra utile, almeno per amministrare la prima parte della gara.

Parlando di punti di riferimento mi viene in mente una definizione del prof. Motterlini:

Prendiamo due persone e mettiamole alla prova con un semplice esperimento. A una chiediamo di stimare in cinque secondi, senza adoperare carta e penna né calcolatrice, il prodotto di 1×2×3×4×5×6×7×8. All’altra il prodotto di 8×7×6×5×4×3×2×1. Con buona probabilità il primo darà un valore più basso rispetto al secondo. L’evidenza sperimentale ci dice che in media la risposta è 512 nel primo caso, mentre nel secondo è di oltre quattro volte più elevata: ben 2.250 (per curiosità, la risposta corretta è 40.320). Come spiegare questa tendenza? Come è possibile che la semplice inversione dell’ordine dei fattori cambi in modo così plateale la stima del prodotto?
(da Matteo Motterlini. Trappole mentali)

Che esista l’ancoraggio anche nella corsa? Che la nostra testa abbia ancora così tanta influenza nella nostra performance? Io ritengo proprio di sì: tu come la vedi? Anzi ti dirò di più: l’allenamento andato alla stragrande, la gara sui 10 in cui abbiamo segnato il personale, la mezza maratona dove abbiamo fatto un tempone magari proprio durante la preparazione della maratona, sono tutti segnaposto che ci permettono di avere un riferimento positivo.

Durante il lungo dei 25 km ti sei mai detto“beh… lo faccio senza problemi, tanto sulla mezza che è quasi uguale ho tenuto 30” in meno al km”?. Siamo meccanismi complessi coniugati a una mente folle che a differenza del resto del regno animale, se da una parte ci rende difficile la vita, dall’altra ci permette adattamenti e superamento dei limiti che nessun altro essere vivente è in grado di fare.

Parlando di relazioni tra corsa e testa, un altro utilissimo compagno di corsa, specialmente per gli allenamenti più intensi e in solitaria, è la musica. Musica che viene vietata in moltissime gare in quanto considerata forma dopante: immagina quindi quanto è importante! A Venezia, come nella maggior parte delle gare, non è consentito usare apparecchi audio personali (cuffiette). Ad aiutare la difficoltà dei 42,197 km, però, c’ha pensato l’organizzazione stessa, che da Strà fino a Venezia ha pensato bene di aiutarci con un esercito di musicanti: 25 gruppi musicali pronti a scatenare la loro energia per aiutarci a tagliare il traguardo. A te quale genere musicale da più carica? Io impazzisco con Guns’n’Roses, System of a Down e Iron Maiden.

Per concludere alcune raccomandazioni, non perché sono più bravo ma perché ci sono già passato:

Siamo quasi al termine degli allenamenti: in 3 settimane non si possono fare i miracoli ma possiamo evitare di farci male.

Il riposo è importante, sia per le gambe sia per la testa. Ascoltiamo il nostro corpo e le nostre emozioni e cerchiamo di non chiedere troppo a noi stessi. In fin dei conti siamo degli amatori che al massimo ci stiamo giocando il personale o il momento di gloria in uno dei tanti gruppi WhatsApp.

Divertimento: la corsa per noi deve essere divertimento. Nel momento in cui diventa phobia non va più bene. Invece che migliorare la nostra vita, diventa l’ennesimo problema da risolvere.

Ci aggiorniamo la prossima settimana, come al solito attendo commenti e suggerimenti: buon allenamento!