I cross non sono le sue gare, ma anche su sterrato sa sempre dire la sua. Lo aveva fatto a Campaccio, lo ha fatto di nuovo domenica, ai Cinque Mulini: la campestre storica che attira ogni anno top runner internazionali, in cui è riuscito a conquistare la nona posizione assoluta.
Il nostro Eyob Faniel ci racconta com’è andata.

"Ho deciso quasi all’ultimo di partecipare.
In questo periodo sono in fase di scarico in attesa del ritiro e alla fine ho pensato che potesse essere un buon allenamento in questa fase della preparazione.
Nei giorni precedenti ho corso poco, mi sono goduto il battesimo di mia figlia e affrontare una gara così in queste condizioni – lo ammetto - è stato impegnativo. E, d’altra parte, un po’ me lo aspettavo. L’ultima uscita prima di domenica era stata tosta e sentivo che le gambe erano un po’ affaticate. Insomma, non ero certo al massimo della forma, per questo ho deciso di sfruttarla come allenamento, senza troppe velleità.
Appena partiti però mi sentivo bene, così ho provato a stare attaccato al gruppo di testa: il primo giro abbiamo girato a 2’50’’-2’52’’/km. Già al secondo giro, però, ho iniziato a calare e sono rimasto con il gruppo dei primi italiani. La crisi è arrivata verso il 7° km: partire con quel passo è stato forse eccessivo, visto il momento della preparazione e alla fine l’ho pagato. Ho cercato di tenere duro e al quarto giro mi sono ripreso, ma ormai la gara era fatta, così ho solo cercato di tenere il ritmo e, soprattutto, di non mollare il nono posto – quarto tra gli italiani - che mi ero conquistato.
Era la prima volta che facevo questa gara: è molto bella ma il passaggio nei mulini e i continui saliscendi la rendono particolarmente impegnativa. Come era successo a Campaccio, poi, ho scelto di non usare le chiodate, perché il terreno era in buone condizioni e in effetti al primo e al secondo giro hanno tenuto bene; all’ennesimo passaggio però il percorso era inevitabilmente rovinato e ho sentito che iniziavo a scivolare e perdere aderenza. Anche questo non ha aiutato.
Peccato, perché venendo dalla preparazione per la maratona passare dai 10 km di un cross normale agli 11,6 di questo non sarebbe stato un problema, anzi: probabilmente sarei stato avvantaggiato avendo più km nelle gambe. Se l’avessi preparata bene, e non affrontata come allenamento, avrei potuto fare molto meglio.

Sicuramente mi è servita per fare esperienza. Ho capito che se fossi partito un po’ più piano, tenendo un ritmo di 2’58’’/km avrei fatto meno fatica e sarei riuscito a rimanere più regolare, anche se ogni tanto provare a rischiare ci sta, per testare lo stato di forma.
E ho capito anche che la prossima volta ci penserò due volte prima di lasciare a casa le chiodate!
Comunque, tirando le somme, sono soddisfatto di come è andata.
Tra pochi giorni partirò per il ritiro in altura, in Eritrea e chissà che non riesca a tornare in tempo per i campionati italiani di cross, a Gubbio..."