Se siete aficionados della Venicemarathon sicuramente avrete incrociato Giuseppe Mioni durante il weekend della gara. Magari all’Expo, dove fa servizio allo stand dei Vigili del Fuoco. Oppure sull’ultimo ponte, appena prima dell’arrivo in Riva dei Sette Martiri, dal quale presidiava l’anno scorso la sicurezza degli atleti.  Per il prossimo appuntamento dell’ultima domenica di Ottobre, a Giuseppe sarà affidato un compito inedito nella Venicemarathon: sarà pacer nel gruppo delle 5 ore.

Giuseppe Mioni  è un cittadino “doc” di questa città famosa in tutto il mondo. Nato all’ospedale Fatebenefratelli, al Cannaregio, ha poi vissuto nel quartiere di Dorsoduro. Da adulto ha trovato lavoro sulla terraferma e, per questo si è trasferito con la moglie Daniela ad una trentina di chilometri dalla città lagunare.

Sono sedici anni che Giuseppe fa il volontariato nei Vigili del Fuoco e, da allora, segue i maratoneti che, a fine ottobre di ogni anno, partono da Stra verso la sua città natale. “Io non avevo mai corso ma un anno, per buttare giù qualche chilo, decisi di provarci. Era il 2006 e iniziai con la mezza maratona dei Dogi, giusto per rimanere in zona. Non fu un’esperienza esaltante, al traguardo ero stravolto ma, con tutto ciò, decisi subito di provare la distanza completa e correre la Venicemarathon”. Da quell’anno Giuseppe non ha mai perso un’edizione, tranne quella del 2017. E fra una Venicemarathon e l’altra, ha partecipato a prove impegnative su diverse discipline: il mezzo Ironman; due Sahara Marathon in Algeria; la cento chilometri del Passatore.

La domanda viene spontanea: perché dopo tanti anni di corsa questa voglia di fare il pacer nella Venicemarathon? “In anni passati ho portato i palloncini “abusivi” per spingere amici a finire le mezze e le maratone. Per me è un piacere sentirmi utile ed assisterli. Poi, l’edizione 2018 sarà dedicata a mia moglie Daniela. Lei correrà la sua prima maratona proprio a Venezia, seguendo il nostro gruppo.”