Per aver questa intervista con il nostro pacer delle 3h50’ Giuseppe Bossi, ho dovuto aspettare il suo rientro dall’oriente dove stava lavorando. Fa avanti ed indietro dalla Cina e Giappone perfezionando sistemi sensori per diverse case automobilistiche. Un lavoro intenso e faticoso, soprattutto per i voli intercontinentali che è costretto a fare durante l’anno. Ed ecco dove entra nella sua vita la corsa. “La corsa mi aiuta a regolarizzare lo stress del mio lavoro, anche se spesso devo usare il tapis roulant dell’albergo per paura di perdermi in città che non conosco bene,” racconta Giuseppe.

Come molti dei nostri pacer, Giuseppe ha iniziato la sua attività sportiva giocando a calcio. Ad un certo punto le categorie sono finite e lui trovava sempre meno amici disposti a giocare la sera dopo una giornata di lavoro. Abbinando la nuova sedentarietà con un’alimentazione disordinata durante i tanti viaggi, Giuseppe si è trovato con un quadro clinico piuttosto preoccupante. Per sua fortuna abita sul Lago di Varese. Un giorno passeggiando gli è venuto l’ispirazione di voler completare il giro del lago, ventotto chilometri. Il suo progetto personale è iniziato con un singolo chilometro, corso a fatica. Ogni settimana aggiungeva un chilometro in più fino ad arrivare a farne ventotto quasi sette mesi dopo. Il salto alla maratona è stato breve. Al suo debutto a Milano nel 2009 era anche la prima volta che correva in compagnia di altri e ovviamente non intorno ad un lago. Ha cominciato a coinvolgere amici e colleghi per correrne un’altra, questa volta a Venicemarathon nel 2010. Il passo successivo per diventare pacer è stato breve.

“Divertirsi mentre si corre la maratona è la priorità,” afferma Giuseppe. E due consigli per chi vi seguirà nella Venicemarathon? “Come in tutto le maratone il conto si paga intorno al trentesimo chilometro che per noi coincide con il Ponte delle Libertà. Personalmente ho l’abitudine di guardare la strada davanti a me e concentrarmi suoi miei passi, per non scoraggiarmi. Il tratto più duro è breve, soli quattro chilometri. Ma fatto insieme in gruppo, volano.”