Se frequentate il mondo della corsa è quasi impossibile non conoscere Cesare Monetti.  Avrete letto suoi articoli pubblicati come giornalista freelance su varie testate di atletica negli ultimi anni. Oppure letto le comunicazioni diramate dal suo ufficio stampa per gli eventi di atletica leggera e di corsa su strada che gestisce.  Magari avete visitato il suo sito “Run Today” con annesso “Photo Today” per aggiornarvi sulle gare. Da tre anni molti lo conoscono invece come pacer alla Venicemarathon nel gruppo delle 4h00’. Praticamente una vita nello sport a trecentosessanta gradi.

Pur immerso nello sport da sempre, ha iniziato a correre solo una decina d’anni fa ma con la gara più tosta, la Sky Race. “Avevo cambiato ambiente e socializzavo con persone nuove che casualmente partecipavano a queste prove in montagna. Mi sembrava la scelta più naturale quella di fare anch’io le mie prime gare con loro”. La prima mezza maratona l’ha corso a Udine, senza nessuna programmazione e andando “allo sbaraglio”, come dice Cesare. Il risultato di 1h48’00” (che lui definisce “modesto”) l’avrà comunque incoraggiato ad allungare la distanza alla maratona. Il primo tentativo lo fece a Roma, nel 2011. Per migliorare la sua performance ha anche elaborato da solo i programmi d’allenamento ispirandosi dai metodi di Orlando Pizzicato e Jeff Galloway. Nel 2013 ha conseguito il personale a Reggio Emilia con 3h33’08”.

Essere in forma e sempre pronto per una gara è diventata la sua filosofia di vita. Cesare si alza presto la mattina e, prima di fare colazione, si allena. Le attività nel weekend sono divise fra tempo passato con i due figli, il lavoro onnipresente e lo sport. “Vedo tanti sportivi, dai triatleti agli ultra maratoneti, che si creano mille problemi (soprattutto mentali) prima di lanciarsi. Allenandomi con continuità mi consente di essere pronto per gareggiare in poco tempo, dal triathlon ai trail. Forse è il bello dell’inconscio, quello di non pensarci troppo e buttarsi.”

Quest’anno oltre ad essere pacer a Venezia, Cesare si è prestato a dare consigli sulla pagina Facebook di Venicemarathon a chi ha intenzione di seguire il gruppo delle 4 ore.  “Mi piace trasmettere il mio pensiero e penso di essere un buon motivatore, sia in gara che fuori”. In molti chiedono del famoso muro dopo il trentesimo chilometro, intanto lui con Massimo Pozzi, Emanuele Saiu e Carlo Casali dovranno guidare chi vuol battere quello delle quattro ore. “Condurre questo gruppo è particolarmente motivante proprio per la doppia sfida. Ma i muri possono non esistere. La chiave è di avere la convinzione massima e sapere che il meglio deve ancora venire.”