Il seme del pensiero per le maratone è stato piantato nella testa di Aldo Manzi dai suoi amici. Nell’ottobre del 2011 stavano programmando di correre una quarantadue chilometri nella primavera successiva. Erano solo indecisi sulla località quando Aldo decise di aggregarsi alla comitiva facendo sapere loro che avrebbe voluto partecipare. Prima calò il silenzio, poi una fragorosa risata fece seguito a quella inattesa dichiarazione. In quel momento, con i suoi cento e trentasette chili, non rappresentava il modello ideale di podista in salute, nonostante la giovane età. Ma Aldo parlava sul serio e, da quel momento, un percorso per arrivarci cominciò a frullare nella sua testa.

Aldo Manzi non era stato sempre un sedentario. Anzi. In gioventù giocava a Pallacanestro a Cassino, la sua città natale. In squadra ad allenare c’era il plurimedagliato Olimpionico Sergej Belov. Aldo, dopo diverse stagioni, fu costretto a fermarsi per un infortunio al ginocchio. Nonostante le terapie adeguate, non riuscì a risolvere il problema. Il suo morale fu messo a dura prova dal ritiro definitivo dal basket tanto da avvertire espulsione da tutte le attività fisiche, anche solo per mantenersi in forma. Negli anni successivi, al contrario dello sport, la sua vita fu costellata da bellissime sorprese e soddisfazioni. Una laurea in giurisprudenza, un lavoro di successo come consulente legale, il matrimonio con Anna e la nascita dei loro tre figli che oggi hanno 11, 9 e 6 anni. Per arrivare a quel pomeriggio del 2011.

Dopo aver consultato vari libri e pubblicazioni sulla nutrizione, Aldo strutturò un piano alimentare per sé. I pasti personalizzati erano equilibrati non solo per la sua nuova attività di corsa ma anche per i tanti viaggi all’estero per il lavoro. I chili persi alla fine furono cinquantadue e prese consapevolezza, con la mezza maratona di Budapest, che le lunghe distanze erano nelle sue corde. La prima maratona alla fine non la corse con gli amici in primavera. La rimandò all’autunno del 2012 con la Venicemarathon. “Avverto un legame speciale con la Venicemarathon proprio perché è stata la prima” ricorda Aldo. Da quella prima gara epocale (l’anno della tempesta!) finita in oltre quattro ore, Aldo ne ha corso tante altre, ottenendo un personale sotto le tre ore. A Venezia quest’anno si ripresenta come pacer per la terza volta nel gruppo 3h10’00”. “Aiutare chi si affida a noi pacer è superiore alla soddisfazione personale. Mi piace, poi, ritrovare le persone dopo, soprattutto sulla linea di arrivo. Spesso ritorno indietro per aiutare ancora chi aveva mollato prima del traguardo.”