Storia Anno per Anno

2025
La 39^ Wizz Air Venicemarathon torna ancora una volta a parlare etiope, con le vittorie di Deribe Robi (2h08’58”) al maschile e Ashumar Zebenay tra le donne (2h27’31”) e portando così a 15 il numero di successi alla Venicemarathon.

GARA MASCHILE - La cronaca della gara maschile racconta di un passaggio molto regolare alla mezza maratona (1h03’41”) del gruppo di testa guidato da una decina di atleti.  La svolta si è decisa, come spesso accade, sul Ponte della Libertà, quando il perentorio attacco dell’etiope Deribe Robi ha sbaragliato la concorrenza dei suoi compagni di viaggio, iniziando così il suo assolo in una Venezia che iniziava a bagnarsi per l’effetto dell’acqua alta, fino al trionfo sul traguardo di Riva Sette Martiri con il tempo di 2h08’58”: il settimo tempo più veloce della storia di questa maratona.
Al secondo posto, dopo una bella rimonta finale, è giunto il keniano Isaac Cheluko in 2h10’54” e terzo il connazionale Hammington Kimaiyo in 2h11’03”.
Con l'affermazione di oggi in laguna, Robi torna alla ribalta nel panorama internazionale dopo anni di assenza: la sua ultima vittoria su una 42K risaliva infatti addirittura al 2014, quando si impose in quella di Marrakech.
Tra gli italiani, il migliore è stato Roberto Graziotto al nono posto finale in 2h25’16”.

GARA FEMMINILE - Gara dal passo regolare anche tra le donne, con sei atlete che sono passate alla ‘mezza’ in 1h13’39”. Anche in questo caso, il lungo rettilineo del Ponte della Libertà è stato decisivo, con la minuta Zebenay che ha gradualmente staccato le altre concorrenti. L’ingresso in Piazza San Marco le è costato però una caduta, causata dalla pavimentazione resa bagnata e scivolosa dall’acqua alta, che però non ha compromesso lo straordinario risultato finale. Ashumar Zebenay ha vinto in 2h27’31”, abbassando di oltre sei minuti il suo precedente record personale (2h33’35” ottenuto quest’anno a Huaian, in Cina) e ottenendo la sesta miglior prestazione di sempre alla Venicemarathon.
Alle sue spalle è arrivata la connazionale Azalech Mashresha in 2h30’42”, mentre completa il podio, a sorpresa, la keniana Daizy Jemutai che al debutto sulla distanza, ha chiuso con il nuovo record personale di 2h30’50”. Tra le italiane, la migliore è stata Claudia Andrighettoni (US Quercia Rovereto) ottava assoluta in 2h49’00”.

La Wizz Air Venice Half Marathon ha applaudito la vittoria di Marcello Panzone (ASD Dragonero) in 1h09’29” e di Elena Cazzanti (Vanotti Running Team) in 1h26’01”, mentre la Wizz Air VM 10K, partita dal Parco San Giuliano con arrivo sempre in Riva Sette Martiri a Venezia, in campo femminile segna il nuovo record del percorso con Diletta Moressa: l’atleta veneta che gareggia per il GS Orecchiella Garfagnana, già vincitrice nel 2022 e 2023, ha quest’anno fermato il cronometro nel tempo di 35’33”, migliorando di quasi 2 minuti il precedente record appartenente all’azzurra Giovanna Epis. Tra gli uomini, vittoria di Stefano Ghenda della Trevisatletica con il tempo di 33’56”.

2024
È stata una 38^ Wizz Air Venicemarathon all’insegna dell’Etiopia, con le vittorie di Abebe Tilahun (con il primato personale di 2h09’08”) tra gli uomini, e del debutto vincente di Birtukan Abera (2h32’40”) tra le donne.
La gara maschile si è sviluppata inizialmente su ritmi piuttosto cauti (il gruppo con tutti i migliori è passato in 1h04’21” a metà gara). La vera selezione si è fatta dopo il 30° km, quando sono rimasti in 5, e soprattutto all’inizio del Ponte della Libertà, dove Abebe Tilahun ha sferrato un deciso attacco. L’unico capace di resistergli è stato il debuttante keniano Kipsambu Kimakal, che però nulla ha potuto dopo un ulteriore allungo di Tilahun subito prima di entrare in Venezia. A quel punto, per il corridore etiope è stata una passerella trionfale, che gli ha permesso di tagliare tra il tripudio della folla il traguardo di Riva Sette Martiri con il nuovo primato personale di 2h09’08”. Al secondo posto è arrivato il turco Ilham Tanui Ozbilen (2h09’31”) che proprio sull’ultimo ponte ha superato uno stremato Kipsambu Kimakal, il quale ha chiuso comunque la prima maratona della sua carriera in 2h09’41”.
Ottimo è stato anche il debutto dell’azzurro dell’Esercito Ahmed Ouhda, che grazie ad una gara giudiziosa, è riuscito a recuperare molte posizioni nel finale, chiudendo al settimo posto con il buon tempo di 2h13’00”. 
La gara femminile ha visto davanti sin dall’inizio un terzetto composto dall’etiope Birtukan Abera e dalle keniane Carolin Jebet Korir e Betty Chepkorir. Al rifornimento del 20° km, Abera ha cominciato pian piano ad allungare, ben assistita dalla lepre che le ha permesso di transitare alla ‘mezza’ in1h13’30”. L’atleta etiope ha proseguito tutta la sua gara in solitaria, riuscendo infine a tagliare il traguardo di Riva Sette Martiri in 2h32’40” e festeggiando così il suo debutto in maratona con una splendida vittoria.
Al secondo posto ha chiuso Betty Chepkorir in 2h33’23” mentre terza è giunta alla fine l’etiope Tesfahun Melkam in 2h39’01”. Prima italiana al traguardo è stata Sara Carducci (Atl. 85 Faenza), che ha concluso la sua prova al quinto posto in 2h44’47”.
Nella terza edizione della VM Half Marathon, partita da Mestre con arrivo in Riva Sette Martiri e che ha visto la partecipazione record di 4500 atleti, primo gradino del podio per il triatleta Filippo Candeo (US Dolomitica) che ha vinto in 1h12’34”. Tra le donne, la francese Emilie Tissot fa registrare il nuovo record della manifestazione, correndo in 1h18’47” davanti alla vincitrice del 2022 e 2023 Claudia Andrighettoni e Federica Panciera che così bissa il terzo posto dello scorso anno. Tissot, che vive e si allena a Strasburgo, ha scelto di correre a Venezia anche per scoprire le bellezze della città e del territorio.
La VM 10 km, partita dal Parco San Giuliano con arrivo sempre a Venezia e che ha visto la partecipazione record di 7.000 atleti, porta la firma di Orlando Pizzolato (di cui quest’anno ricorrono i 40 anni dalla sua prima vittoria alla Maratona di New York) con la seconda vittoria della figlia Chiara Pizzolato che ha vinto tra le donne in 39’37” e dell’atleta da lui allenato Massimo Guerra (33’48”), entrambi portacolori dell’Atletica Vicentina.

2023
È stata una 37^ Wizz Air Venicemarathon ancora una volta all'insegna dello spettacolo, delle emozioni, dei record e dei primati personali! 
Corsa in una bellissima giornata di sole autunnale, la gara ha visto per la seconda volta consecutiva l'ugandese Solomon Mutai tagliare per primo il traguardo di Riva Sette Martiri con il tempo record di 2h07'41"(primato personale), battendo per una manciata di centimetri il keniano Emmanuel Naibei secondo, come nel 2022, con il tempo di 2h07'41". Anche Naibei si è migliorato di quasi un minuto. 
La gara maschile è stata, sin dai primi chilometri, una contesa tra atleti africani, che hanno mantenuto un ritmo regolare, passando in nove alla mezza maratona nel tempo di 1h03'45", esattamente quanto prestabilito alla vigilia. Dopo il 30° km, il gruppo ha cominciato ad assottigliarsi proprio sotto la spinta di Mutai, Naibei e dell'altro keniano Kigen. All'entrata di Venezia, staccato Kigen, Mutai e Naibei sono rimasti soli al comado, affrontando i 14 ponti fianco a fianco fino ad un'entusiasmante volata finale, che ha visto prevalere Mutai su Naibei sul filo di lana. Record personale anche per il terzo classificato, il keniano Noah Kigen, con 2h08'18" (primato personale), che va a completare il podio più veloce di sempre nella gara maschile. Ottavo, e primo degli italiani, l'azzurro dei 3000 siepi Abdoullah Bamoussa (Atl. Brugnera Friulintagli) in 2h21’00”.  
Nella gara femminile ha visto correre assieme la keniana Rebbeca Tanui e l'etiope Kebene Chala, che sono transitate a metà gara in un veloce 1h11'37".  Attorno al 30° chilometro c'è stato l'attacco della Tanui che ha poi proseguito in solitaria fino in Riva Sette Martiri, terminando in un ottimo 2h25'35". Seconda è giunta la Chala, che con 2h26'38" ha migliorato di oltre 4 minuti il proprio record personale. Personal best anche per la terza classificata, l'etiope Bedada Tigist, che ha chiuso in 2h28'06". La prima italiana al traguardo è stata Giorgia Bonci (Gs Lamone), che ha chiuso all'undicesimo posto in 3h11'17". 
Con il bis di Mutai, l'Uganda centra il secondo successo nell'albo d'oro per nazioni della Venicemarathon, mentre il successo della Tanui porta a 15 le vittorie del Kenia in campo femminile. 
Nella seconda edizione della Half Marathon, partita da Mestre con arrivo in Riva Sette Martiri e che ha visto la partecipazione record di 3500 atleti, podio tutto straniero al maschile con il keniano Eric Too Kimutai che con 1h10'56" ha preceduto il francese Ouail Tabroura e lo spagnolo Pedro Jesus Galan. Al femminile, invece, vittoria azzurra con il bis Claudia Andrighettoni (Quercia Rovereto) che si è imposta per il secondo anno consecutivo con il tempo di 1h21'29" davanti a Vanina Dal Santo e Federica Panciera. 
Nella 10 chilometri, partita dal Parco San Giuliano con arrivo sempre a Venezia, vittoria tra gli uomini per il fondista dell'Assindustria Padova Federico Valandro, che ha chiuso nel tempo di 36'12". In campo femminile dominio per il secondo anno consecutivo dell'atleta di casa, la mestrina Diletta Moressa (Coin Venezia) che ha terminato la sua prova in 40'50".

2022
La 36^ edizione della UYN Venicemarathon, corsa in una bellissima giornata di sole autunnale, come da pronostico ha fatto registrare il nuovo primato della gara, 2h08'10", a firma dell'ugandese Solomon Mutai che lima di 3 secondi il precedente record (2h08'13") ottenuto nel 2009 dal keniano John Komen. Vittoria, in campo femminile, della keniana Lucy Karimi in 2h28'12".
La gara è stata, sin dai primi chilometri, una contesa tra atleti africani, che ben pilotati dalle lepri Jacob e Maritim, sono passati a metà gara in un buon 1h03’56”. Mutai ed il keniano Emmanuel Naibei sono rimasti da soli al comando attorno al 30° km, ma l’epilogo è arrivato al 34° quando, sul Ponte dela Libertà, l'ugandese ha piazzato l'attacco decisivo staccando Naibei, e continuando con un ottimo ritmo fino al traguardo di Riva Sette Martiri con il tempo record di 2h08'10". Un grande risultato per Solomon Mutai che, oltre a migliorare il suo record personale, ha battuto soprattutto lo storico record della gara, che resisteva dal 2009. Per la gioia e l'emozione, il vincitore si è inginocchiato subito dopo il traguardo per un attimo di raccoglimento. Secondo è arrivato Naibei (2h09’41”), terzo in rimonta l'etiope Tefese Abebe in 2h09’54” in quello che è stato al maschile il podio più veloce di sempre. Nono, e primo degli italiani, Khalid Jbari (Athletic Club 96 Bolzano) in 2h25’35”.
Tra le donne la gara si è decisa dopo il 35° km, quando a fare la differenza è stata  la keniana Lucy Karimi, che è rimasta sola al comando dopo aver staccato una ad una tutte le avversarie, per arrivare al tragiuardo di Riva Sette Martiri con il tempo di 2h28'12". Al secondo posto ha concluso la connazionale Rebecca Chesir in 2h29'14", mentre al terzo posto è arrivata Caroline Jebet in 2h29'46" per completare un podio tutto keniano. La prima azzurra al traguardo è stata Paola Salvatori della US Roma 83, che ha chiuso in 2h52'36".
Con la vittoria di Mutai, l'Uganda entra per la prima volta nell'albo d'oro per nazioni della Venicemarathon, mentre il successo di Karimi porta a 14 le vittorie in campo femminile per il Kenia. 
I primi nomi a scrivere l'albo d'oro della UYN Half Marathon, da Mestre a Venezia, sono stati il Tommaso Forner, 24enne padovano portacolori dell'Assindustria al debutto sulla distanza conclusa in 1h09'42" e Claudia Andrighettoni, 40enne della Quercia Rovereto. Felici al traguardo per aver preso parte ad una nuova mezza maratona, con un percorso davvero spettacolare. 
Nella 10 chilometri, partita dal Parco San Giuliano con arrivo sempre a Venezia, si sono imposti il 18enne veneziano e mezzofondista dell'Assindustria Padova Thomas D'Este in 34'37". In campo femminile Diletta Moressa, la mezzofondista  mestrina del 'Coin' che ha chiuso in 41'11".

2021

Non poteva esordire sulla maratona in modo migliore Sofiia Yaremchuk. L’atleta del Centro Sportivo Esercito, allenata da Fabio Martelli, è stata interprete di una gara intelligente e giudiziosa: non ha risposto agli strappi delle atlete africane nei pressi del Parco San Giuliano mantenendo il suo ritmo regolare, per poi riprenderle e superarle lungo il Ponte della Libertà fino alla passerella finale che l’ha portata a chiudere sul traguardo in Riva Sette Martiri con l’eccellente crono di 2h29’12”. Nettamente staccate le altre favorite, che avevano corso con l’azzurra per lungo tempo: 2h31’17” per la keniana Marion Kibor seconda; 2h33’50” per l’etiope Megertu Geletu terza.
Era dal 1999 (Sonia Maccioni) che un'italiana non saliva sul grandino più alto del podio della Venicemarathon, mentre in campo maschile l’ultima vittoria in azzurra risale al 2017 per opera di Eyob Faniel.
Gara ‘pazza’ quella maschile: dopo essere passati in un veloce 1h03’58” alla mezza maratona, il terzetto degli atleti favoriti, composto dai keniani Justus Kangogo, Geoffrey Yegon e Gilbert Chumba, si è prima sfaldato e poi ha perso di inerzia, permettendo l’incredibile ritorno del quarto connazionale, Anderson Seroi. L’atleta keniano, che aveva perso contatto già dopo pochi chilometri dai primi ed aveva oltre un minuto di ritardo alla ‘mezza’, ha messo in atto una rimonta pazzesca sul Ponte Della Libertà, per poi superare a velocità quasi doppia i battistrada sui ponti di Venezia. Andreson Seroi ha chiuso sul traguardo di Riva Sette Martiri in 2h12’21”, migliorando di quasi un minuto e mezzo il suo precedente primato. Al secondo posto è giunto Julius Kangogo (2h13’34”) e terzo Gilbert Chumba (2h13’55”) che torna così sul podio dopo il secondo posto del 2018. Quarto, con una prova di grande spessore, l’azzurro Marco Salami (2h14’57”) all'esordio nella specialità. Il 36enne atleta del CS Esercito seguito da Piero Incalza, all’esordio sulla specialità, è stato bravo a mantenere un ritmo regolare per tutta la gara, finendo non lontano dai primi e mostrando ottimi margini di miglioramento.
La VM10K hanno incoronato due giovani promettenti. Tra gli uomini, si è imposto Andrea Mason della Silca Ultralite Vittorio Veneto, che con 35’13” ha domato la concorrenza del favorito Pietro Sartore (Atl. Vicentina, 35’22”) e di Stefano Ghenda della Trevisatletica (35’52”).
Tra le donne, trionfo della ‘figlia d’arte’ Chiara Pizzolato. La 19enne dell’Atletica Vicentina, figlia del grande maratoneta Orlando Pizzolato (trionfatore due volte alla Maratona di New York ealla Venicemarathon nel 1988) ha fatto una gara in solitaria, arrivando al traguardo in 39’50”, con grande margine sulle avversarie. Elisa Commisso (Aristide Coin Venezia) si è classificata seconda in 40’28”, mentre al terzo posto è giunta Sharon Giammetta (Biotekna Marcon) in 41’12”.

2019

E’ ancora dominio africano nella 34^ Huawei Venicemarathon. L’etiope Lencho Tesfaye Anbesa e la keniana Judith Korir hanno infatti tagliato per primi il traguardo di Riva Sette Martiri, rispettivamente in 2h10’49” e 2h29’20”.
La gara maschile ha visto prendere la testa sin dalle prime battute un gruppetto di 8 atleti africani che, dopo essere passato a metà gara in 1h04’55”, ha marciato compatto sino al 35° km. Anbesa è stato molto bravo a rintuzzare i primi attacchi, risparmiando molte energie per i chilometri finali dove è riuscito a piazzare l’allungo vincente. Nonostante un po’ di difficoltà sui ponti, l’atleta etiope è riuscito a chiudere in 2h10’49” che rappresenta il suo nuovo personal best ed il terzo tempo di sempre per un atleta etiope alla Venicemarathon. Dietro di lui si sono piazzati i due atleti keniani Henry Kiprop, autore di un bel finale che, con 2h10’55” l’ha visto migliorare il suo record di oltre un minuto, e Andrew Ben Kimtai (2h11’58”). Primo degli italiani Said Boudalia (Cagliari Marathon) che, con 2h26’56”, ha stabilito il nuovo primato nazionale M50.
Tra le donne, grande prestazione della keniana Judith Korir che ha saputo gestire al meglio la gara, staccando sul passo tutte le altre atlete più quotate, e chiudendo in un ottimo 2h29’20”. Alle sue spalle, seconda la connazionale Cynthia Jerop (2h31’23”) e l’etiope Meka Wake Washo (2h34’36”). Prima delle italiane si è classificata Cecilia Flori (ASD Villa Guglielmi) sesta tra le donne con il tempo di 2h53’24”.
Grande felicità anche per la vincitrice al femminile Judith Korir che nel 2019, dopo aver vinto la Maratona di Belgrado, si aggiudica anche la Venicemarathon.
Nella Vm10km, al maschile come da pronostico vittoria dell’azzurro Yohannes Chiappinelli, bronzo europei nei 3000 siepi nel 2018 a Berlino, che oggi ha chiuso la sua fatica in 33’32”.
Tra le donne, vittoria di Beatrice Scarpini, trevigiana di Preganziol che corre per il Montello Runners Club, e che ha chiuso con il tempo di 41’30”.

2018

La 33^ Huawei Venicemarathon torna a parlare africano. Dopo la vittoria dello scorso anno dell'italiano Eyob Faniel, è l’Etiopia che ritorna a vincere per la quinta volta in laguna grazie a Mekuant Gebre, che questa mattina ha tagliato per primo il traguardo di Riva Sette Martiri in 2h13’23” al termine di una gara corsa in condizioni atmosferiche molto difficili. Dietro di lui i keniani Gilbert Chumba, già quarto lo scorso anno a Venezia, e Stephen Kiplimo.
Solo settimo l’attesissimo giapponese Yuki Kawauchi, che è incappato in una delle sue più brutte maratone di carriera, chiudendo con il tempo di 2h27’43”.
Nono, e primo degli italiani, l’esordiente e atleta di casa Luca Solone in 2h34’31”.
In campo femminile, la keniota Angela Tanui non ha tradito le attese della vigilia andando a vincere in solitaria con il tempo di 2h31’30”, con un distacco di oltre 7 minuti sulla seconda, l’etiope Sorome Amente, e di 9 minuti sulla terza, la sorella Euliter Tanui.
Un vento forte e costante ha soffiato per tutta la gara senso contrario alla marcia degli atleti. Come se non bastasse, entrati a Venezia i maratoneti hanno trovato l’acqua alta, percorrendo tutto l’ultimo tratto con l’acqua fino alle caviglie.
La gara ha subito visto prendere il comando ad un gruppetto composto dai keniani e da Gebre, unico etiope in gara. Il plotoncino è rimasto sempre compatto ed è transitato alla mezza maratona in 1h05’. Al Parco San Giuliano (30° km) erano rimasti in quattro: Gilbert Chumba, Mekuant Gebre, Stephen Kiplimo e Philip Kangogo e sul ponte della Liberta il gruppo cercava le traiettorie migliori per ripararsi dal fortissimo vento, con continui zig zag da una sponda all’altra della carreggiata. Appena finito il ponte, Gebre ha rotto gli indugi scrollandosi di dosso gli avversari e portandosi al comando da solo fino al suo arrivo trionfale in Riva Sette Martiri.
La gara di Yuki Kawauchi è invece iniziata sin da subito con il piede storto. Il giapponese si è staccato già all’inizio dal gruppetto dei migliori e alla mezza maratona è passato in 1h09’. Kawauchi si è trovato così a correre da solo contro il vento e in grande difficoltà fisica, ma la sua grande forza di volontà (non si è mai ritirato in nessuna maratona) l’ha portato fino al traguardo, seppur con un risultato per lui deludente.
Angela Tanui ha invece preso il comando della gara dai primi chilometri scrollandosi subito di dosso le avversarie. La sua è stata una gara in solitaria e con un unico punto di riferimento, la sua lepre. Alla mezza maratona aveva già un distacco di circa 3’ sull’etiope Sorome Amente.

2017
Un grande Eyob Faniel vince la 32^ Huawei Venicemarathon! L’atleta del Venicemarathon Club sfodera una grande prestazione (2h12’16”, abbattuto di oltre 3 minuti il precedente record personale) ed arriva primo al traguardo di Riva Sette Martiri grazie anche ad un errore di percorso che ha coinvolto 4 degli atleti stranieri favoriti avvenuto attorno al 25° chilometro.
La gara era partita, come pronostico, con gli atleti keniani ed etiopi davanti, ed il gruppo con Eyob Faniel attardato di circa un minuto. Poco dopo il passaggio a metà gara, però, il gruppo di testa con i keniani Chumba, Kipkemei Mutai e Metto e l’etiope Dawud ha purtroppo sbagliato percorso, seguendo le moto apripista in una deviazione anziché prendere il sottopassaggio per i runners, e perdendo alla fine circa 2 minuti. Eyob Faniel si è trovato così in testa al 25° chilometro, assieme all’eritreo Mohammed Mussa che però subito dopo si è staccato. Quella del portacolori del Venicemarathon Club è stata dunque una lunga volata in solitaria, iniziata in Parco San Giuliano, proseguita sul ponte della Libertà e terminata in Riva Sette Martiri tra il tripudio del pubblico. Secondo e terzo sono arrivati rispettivamente Mohammed Mussa (2h15’14”) ed il marocchino Tariq Bamaarouf (2h16’41”). Erano 22 anni che un atleta azzurro non vinceva la Venicemarathon, da quando l’azzurro Danilo Goffi trionfò nel 1995 in 2h09’26”. Faniel, inoltre, con 2h12’17” ottiene la seconda prestazione italiana dell’anno dopo il 2h10’56” di Daniele Meucci.
Tra le donne, nettissima vittoria dell’etiope Sule Utura Gedo che chiude in un buon 2h29’04”, migliorando il record personale di oltre 5 minuti. Seconda, molto staccata, la keniana Priscah Jepeting Cherono (2h41’08”) e terza la connazionale Aynalem Woldemichael (2h42’12”). Con questa vittoria, l’Etiopia si porta a 5 successi in campo femminile nella storia della Venicemarathon. Tra le italiane, la migliore è stata Maurizia Cunico, 5^ al traguardo in 2h56’23”. In gara anche Lindoro Ettore Patriarca, Marketing Director Huawei Consumer Business Group Italia: “E’ stata una bellissima esperienza correre assieme a gente di tutte le nazionalità, e vedere le bellezze di Venezia, anche di corsa, è sempre una grande emozione”.
Nella Garmin 10 K , vittorie per Natascia Meneghini (che centra la terza vittoria consecutiva) tra le donne, e Simone Gobbo tra gli uomini.

2016
E’ il Kenia a dominare la 31^ Venicemarathon che si è corsa questa mattina da Stra a Riva Sette Martiri, con le vittorie di Julius Chepkwony Rotich (2h10’25”) tra gli uomini e Priscah Jepeting Cherono (2h27’41”) tra le donne. A livello maschile, storica doppietta per Julius Chepkwony Rotich, già vincitore della Venicemarathon 2015, che eguaglia così le imprese dell’azzurro Salvatore Bettiol (vittorie nel 1986 e 1987) e del connazionale Jonathan Kipkorir Kosgei (2006 e 2007). La gara è stata sin dai primi chilometri una contesa tra atleti africani che, ben pilotati dalla lepre Bernard Kiplagat Bett (1h04’19” il passaggio a metà gara), hanno corso su buoni ritmi. L’epilogo è stato poco dopo il 25° km, quando Rotich ha allungato assieme al connazionale Titus Kwemoi Masai. I due atleti hanno proseguito appaiati fino al 35° km, quando sul Ponte della Libertà Rotich ha staccato in maniera decisa l’avversario, andando poi a conquistare il suo secondo successo consecutivo in Riva Sette Martiri. Secondo al traguardo è arrivato l’etiope Adugna Chala Bekele (2h13’51”) bravo a recuperare e superare negli ultimi chilometri uno stremato Titus Kwemoi Masai, terzo in 2h15’34”. Sesto, e primo degli italiani, il marchigiano Massimiliano Strappato in 2h26’31”. Tra le donne Priscah Jepeting Cherono ha fatto gara in solitaria sin dal 5° km, ben “scortata” da alcuni compagni di viaggio. La sua gara è stata veloce e molto regolare (1h13”48” al passaggio alla mezza maratona), fino a concludere la prova in solitaria con l’ottimo tempo di 2h27’41”, record personale e quarta prestazione femminile di sempre alla Venicemarathon. Seconda, molto staccata, è giunta la connazionale Ester Wanjiru Macharia in 2h35’15”, mentre terza è arrivata l’azzurra Ivana Iozzia in 2h37’04”. “Mi aspettavo qualcosa di meglio a livello cronometrico – ha dichiarato a caldo Ivana Iozzia - anche se il terzo posto alla Venicemarathon è una bella soddisfazione. Ho corso praticamente da sola tutta la gara, d’altronde le atlete keniane erano troppo davanti, ho dovuto stringere i denti ma alla fine sono soddisfatta per questo bel podio”. Con le vittorie di Rotich e Cherono, il Kenia raggiunge 25 successi alla Venicemarathon. Nella 10 K valida per il Garmin Tour, vittorie per Diego Avon e Natascia Meneghini, che bissano entrambi i loro successi dello scorso anno.

2015
E' ancora Africa alla 30^ Venicemarathon, con le vittorie del keniano Julius Chepkwony Rotich (2h11’08”) tra gli uomini e dell’etiope Ehite Bizuayehu Gebireyes (2h35’19”) tra le donne. Tra gli italiani, ottima gara del pugliese Domenico Ricatti, quarto tra gli uomini in 2h15’28” dopo un’avvincente rimonta che l’ha visto sfiorare il podio.
A livello maschile la gara è stata sin dai primi chilometri una contesa tra africani che, ben pilotati dalla lepre Cornelius Kangogo (1h04’54” il passaggio a metà gara), hanno corso su buoni ritmi. L’epilogo è stato poco dopo il 30° km, quando all’uscita dal Parco San Giuliano Rotich ha attaccato in maniera decisa, seguito dal connazionale Robert Ndiwa che però si è staccato subito dopo, sul ponte della Libertà. Rotich ha così continuato la sua cavalcata solitaria, vincendo con 2h11’08”, con ampio margine su Ndiwa secondo (2h13’16”). Terzo ancora un keniano, Emmanuel Sikuku (2h15’22”). Ottima la prova di Domenico Ricatti (Aeronautica), che dopo una gara tutta in rimonta con 2h15’28” ha sfiorato il podio ed il record personale (che è di 2h15’07”), bissando il suo 4° posto del 2012.
Tra le donne la gara è stata apertissima fino in fondo e si è risolta con un’avvincente volata finale che ha premiato l’etiope Ehite Gebireyes (2h35’19”) che ha superato la connazionale Derbe Godana Gebissa (2h35’21”). Terza la keniana Caroline Chepkwony (2h35’49”). La gara sembrava essersi decisa al 41° km, in piazza San Marco, quando la Gebissa ha staccato prima la keniana Caroline Chepkwony ed ha poi allungato sulla Gebireyes. Quest’ultima, però, negli ultimi 2 ponti ha reagito, ha recuperato lo svantaggio ed ha superato la connazionale al termine di una lunghissima volata. Prima delle italiane Gloria Rita Giudici, settima in 2h53’32”.
Con le vittorie di Rotich e Gebireyes, Kenia ed Etiopia salgono rispettivamente a 23 e 8 successi alla Venicemarathon.
Nella gara handbike si correva sulla distanza dei 30 km. La vittoria è andata a Mirco Bressanelli in 53’10”, ma la notizia è il secondo posto assoluto (e primo tra le donne) della pluricampionessa paralimpica Francesca Porcellato (54’42”).
Nella VM10KM vittorie per Diego Avon e Natascia Meneghini.

2014
E' ancora una volta dominio africano alla 29^ Venicemarathon, con le vittorie degli etiopi Ketema Mamo tra gli uomini (2h16'45") e di Konjit Biruk (2h40'20") tra le donne. Tra gli italiani, grande gara del bergamasco Giovanni Gualdi, secondo tra gli uomini in 2h18'40" dopo un'avvincente rimonta.
A livello maschile la gara è stata all'inizio una contesa tra africani che, ben pilotati dalla lepre Robert Ndiwa, hanno corso sin da subito su buoni ritmi. L'epilogo è stato poco prima del passaggio a metà gara, quando Ndiwa e Mamo hanno aumentato il ritmo, staccando gli altri atleti aricani. Una volta fermatosi Ndiwa, Mamo ha continuato in solitaria, vincendo con buon margine in 2h16'45". Ottima la prova di Giovanni Gualdi (Corrintime), che dopo un avvio prudente è stato bravo a rimontare tantissime posizioni, fino a raggiungere un eccellente secondo posto finale. Terzo al traguardo il keniano Weldon Korir (2h19'34") che ha regolato in volata il ruandese Jean Baptiste Simukeka (2h19'39"). Quinto un altro azzurro, Massimo Leonardi (2h27'08").
Tra le donne, la gara ha visto sin dall'inizio il dualismo tra Konjit Biruk e Motu Gedefa, che hanno corso appaiate per oltre 25 km. A quel punto, l'allungo della Biruk ha deciso la gara. Seconda, molto staccata, la Gedefa (2h52'19"), terza la croata Nikolina Sustic (2h55'52"). Quarta, e prima delle italiane, la veneta Maurizia Cunico (Vicenza Marathon) in 2h57'37". Quinta un'altra italiana, Monica Carlin (2h59'20").
Con questa doppietta, l'Etiopia arriva a sette vittorie alla Venicemarathon (4 maschili e 3 femminili), dietro solo al Kenia (22 successi: 12 maschili e 10 femminili) e all'Italia con 18 (7 tra gli uomini e 11 tra le donne).

2013
È ancora una volta dominio africano alla 28^ Venicemarathon, con le vittorie di Nixon Machichim tra gli uomini (2h13'10") e di Mercy Jerotich Kibarus (2h31'12") tra le donne. Lampi d'azzurro, però, con la grande prestazione di Andrea Lalli, che al suo esordio sulla distanza è stato capace di un ottimo terzo posto con il buon tempo di 2h14'26". L'atleta delle Fiamme Gialle è riuscito a stare nel gruppo dei primi fin dopo il 30° km, quando sul Ponte della Libertà c'è stato l'attacco del terzetto keniota composto da Titus Kwemoi Masai, Raymond Kiplagat e Nixon Machichim. Quest'ultimo è poi riuscito a sopravanzare Kiplagat solo dopo una bella volata, mentre Lalli è stato bravo nel dosare al meglio le forze e rimontare Masai, crollato negli ultimi chilometri, guadagnandosi così un prestigioso podio.
Tra le donne, la gara si è decisa poco dopo il passaggio alla mezza, quando la keniana Mercy Jerotich Kibarus ha attaccato con decisione, distanziando nettamente le etiopi Halima Hussen Kayo e Sosena Tekle Gezaw, fino a quel momento con lei e giunte nell'ordine al traguardo, rispettivamente in 2h38'49" e 2h42'29". Quinta, e prima delle italiane, Ambra Vecchiato in 2h48'16".
Non ha tradito le attese neppure Alex Zanardi, che in sella alla sua handbike con la quale si è laureato campione olimpico e mondiale, ha trionfato con il tempo di 1h11'45", piegando la resistenza di un bravissimo Claudio Mirabile, al traguardo in 1h15'24".

2012
Pioggia, vento e acqua alta non hanno fermato la 27° Venicemarathon che ha incoronato il keniano Philemon Kipchumba Kisang e l'etiope Emebt Etea Bedada, vincitori della gara rispettivamente con 2h17'00" e 2h38'11". A livello maschile, la gara si è sviluppata inizialmente su ritmi blandi, con il gruppo di testa che ha sofferto un po' il forte vento contrario. L'attacco decisivo è arrivato al 35° chilometro, quando Philemon Kipchumba Kisang ha allungato andando a vincere in solitaria con il tempo di 2h17'00" davanti al connazionale debuttante Titus Kwemoi Masai (2h18'21") e all'altro keniano Elija Karanja (2h19'41"). Ottimo quarto posto, a un soffio dal podio, per l'azzurro Domenico Ricatti (2h19'43"). Tra le donne, è stata una questione tra etiopi: Emebt Etea Bedada ha vinto con il tempo di 2h38'11", davanti alla connazionale Helima Hassen Beriso (2h48'32) e all'altra Fantu Eticha Jimma (terza anche bel 2011) in 2h50'48". Buon quarto posto per l'azzurra Monica Carlin con il tempo di 2h54'13". Ennesima impresa di Alessandro Zanardi che questa volta ha trainato con sé al traguardo il giovane Eric Fontanari, ragazzo trentino tetraplegico.

2011
La 26°Venicemarathon riesce finalmente a varcare la porte di Piazza San Marco e il nuovo ed inedito percorso regala subito il record femminile della corsa, con la keniana Helena Kirop che vince in 2h23'37", frantumando il precedente primato stabilito nel 2008 dalla connazionale Lenah Cheruiyot in 2h27'02". Alle sue spalle l'altra keniana Makda Haji e terza la poco più che ventenne etiope Fantu Jimma in 2h30'26".
Nella gara maschile, che si è decisa proprio in Piazza San Marco, trionfo per l'etiope Tolesa Tadese Aredo in 2h09'13", davanti al keniano Simon Mukun, distaccato di pochi secondi (2h09'18") e terzo l'altro etiope Debebe Wolde in 2h09'56". Positiva la prova per l'azzurro Danilo Goffi, settimo in 2h14'41" e primo degli italiani.
Attimi di commozione per l'arrivo al traguardo di Alessandro Zanardi e Francesco Canali: l'handbiker bolognese ha trainato per tutti i 42.195 metri del percorso l'amico Francesco Canali affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), affrontando con la sola forza delle braccia ponti, calli e canali per dimostrare che non esistono sfide impossibili.

2010
La gara maschile si caratterizza per una partenza su ritmi molto veloci, che avvantaggiano i numerosi atleti africani presenti. Alla fine a trionfare è il keniano Simon Kamana Mukun, che chiude in 2h09'35", grazie anche ad una caduta sul terz'ultimo ponte del connazionale Sahle Warga Betona, che chiude al secondo posto davanti ad un altro atleta del Kenya, Peter Muriuki Nderitu.
I due italiani più attesi alla vigilia, Danilo Goffi e Migidio Bourifa, fanno gara l'uno sull'altro per aggiudicarsi il titolo italiano, che alla fine va a Bourifa grazie anche al ritiro di Goffi al 31° km.
Nella corsa femminile per la prima volta vince un'atleta etiope: Makda Harun Haji termina la gara in 2h28'08", seconda la keniana Elizabeth Chemweno in 2h29'21" e terza la russa Elena Ruhliada in 2h30'41".
Il titolo tricolore femminile va a Marcella Mancini che conclude la gara in sesta posizione in 2h37'23".
L'atteso passaggio in Piazza San Marco viene rimandato all'edizione successiva a causa dell'acqua alta che non garantisce le indispensabili condizioni di sicurezza per gli atleti.

2009
In una splendida e ancora calda giornata d'inizio autunno il keniano John Komen ha fatto registrare il nuovo record della corsa con 2h08'13", migliorando il precedente primato di David Makori di 2h08'49", mentre Anne Kosgei ha rotto l'incantesimo che la voleva eterna seconda in laguna riuscendo finalmente a trionfare con il nuovo primato personale di 2h27'46". Nella gara riservata agli atleti diversamente abili, Alex Zanardi ha ottenuto il primo successo in carriera con l'ottimo tempo di 1h13'56", frutto di una gara corsa all'attacco dal primo metro.
La gara élite femminile, partita con 9 minuti di anticipo rispetto alla "mass start", è vissuta sulla sfida tra la keniana Kosgei e l'etiope Yal Koren fino al Parco San Giuliano, quando la prima ha operato l'allungo decisivo. Alle spalle della Yal Koren (seconda in 2h28'41" a 55" dalla vincitrice) la russa Alena Samokhvalova, che con un notevole recupero negli ultimi chilometri finisce ad un soffio dal secondo gradino del podio (2h28'47" il suo tempo finale). Deludente la prova di Giovanna Volpato, da cui era lecito attendersi qualcosa di più del 2h32'12", tempo che le è valso l'ottavo posto.
Tra gli uomini Komen, assai convinto delle proprie chances di vittoria anche nelle dichiarazioni pre-gara, è rimasto coperto in gruppo fino al 35° chilometro per poi attaccare in maniera decisa incrementando il proprio vantaggio sui 14 ponti finali. Dietro di lui si sono piazzati i connazionali Paul Samoei (2h10'09") e Benson Cherono (2h10'19"). Solo 4° l'ucraino Oleksandr Kuzin, uno dei favoriti, mentre il primo italiano al traguardo è stato Pasquale Rutigliano in 2h20'18".
Nonostante un "lungo" al Parco San Giuliano decisamente inusuale per un pilota, Alex Zanardi ha coronato la sua presenza alla Venicemarathon con la vittoria, davanti al sempre competitivo Mauro Cattai (1h14'54") e a Cristiano Picco (1h30'06").

2008
La Venicemarathon parla ancora una volta keniano: è infatti Joseph Lomala ad aggiudicarsi la 23ª edizione in 2h11'04", vincendo un'emozionante volata col connazionale e compagno di squadra Jacobs Chesire, staccato di un solo secondo (2h11'07"). Terzo l'etiope Kidane Abdi, al traguardo in 2h11'57".
Tra le donne, l'ungherese Aniko Kalovics non tradisce i pronostici vincendo la gara con un crono di 2h31'24" condizionato dal caldo e da problemi fisici sorti durante la gara. Dietro di lei la keniana, eterna seconda a Venicemarathon, Anne Kosgei (2h32'21") e la connazionale Florence Chepkurui. L'ungherese mette così fine al dominio africano delle ultime sei edizioni.
Edizione da dimenticare per gli italiani, con il carabiniere Francesco Bennici costretto ad alzare bandiera bianca per guai fisici. Primo azzurro al traguardo è Federico Simionato dell'Aeronautica Militare, che chiude in 2h18'05". Tra le donne, prima delle italiane è Monica Carlin del Brema Running Team con il tempo di 2h50'42", mentre Elisa Desco si è ritirata sul Ponte della Libertà.
L'edizione 2008 passerà alla storia come una delle gare organizzativamente più impegnative dal punto di vista del percorso: a causa del cantiere che interessava l'area di Punta della Dogana, gli atleti sono stati infatti costretti a percorrere circa 160 metri all'interno di un lungo corridoio chiuso ricavato all'interno del cantiere stesso.

2007
Per la prima volta nei 22 anni di storia della Venicemarathon i vincitori dell'anno prima si confermano al primo posto. In una gara maschile dal tempo insolitamente alto, dovuto all'andamento tattico della corsa, Jonathan Kipkorir Kosgei controlla i propri avversari dall'inizio alla fine, imponendosi facilmente in 2h12'27'' davanti ai connazionali Philemon Tarbei e Richard Mutai. Giornata deludente per gli atleti italiani, con il sesto posto di Danilo Goffi (2h14'42'') ed i ritiri di Giacomo leone e Gianmarco Buttazzo. Nella gara femminile, vittoria e record della corsa per Lenah Cheruiyot, che chiudendo in 2h27'02'' migliora di oltre un minimo il vecchio primato. Alle sue spalle la connazionale Anne Kosgei e Ivana Iozzia che oltre al terzo posto raggiunge anche il proprio primato personale.

2006
Edizione quella del 2006 ricca di novità, tra le quali la partenza spostata di fronte la sontuosa Villa Pisani ed i 15 chilometri centrali del percorso totalmente ridisegnati affinché tutti possano godersi il più grande parco cittadino d'Europa: Parco San Giuliano. Allo start pronti a riportare in Italia il titolo della Venicemarathon sono presenti nomi come Burifa, Caimmi, Di Cecco e Battocletti contrapposti ai top runners keniani Kosgei, Lokira, Rotich. Gli italiani partono subito forte rimanendo compatti sino a Parco San Giuliano, in prossimità del trentesimo chilometro, quando Caimmi colto da crampi è costretto ad abbassare il ritmo. La corsa si accende sul ponte della Libertà dove i top runners si alternano alla testa della gara sino alla Giudecca. Da qui si staccano Di Cecco e Jonathan Kipkorir Kosgei che danno vita negli ultimi 2 chilometri ad un vero e proprio inseguimento ravvicinato che alla fine vede primeggiare il Keniano in 2h10'18". Terzo Paul Lokira. La gara femminile ospita un monumento del mondo della maratona in gonnella: Tegla Lourupe. Dopo un lungo infortunio si ripresenta alla linea di partenza di una maratona internazionale con una gran voglia di dimostrare la suo stoffa. Ma gli improvvisi sali e scendi di Parco San Giuliano fermano le velleità di Tegla che precede la nostra Ivana Iozzia, ma deve lasciar spazio all'esuberante keniana Lenah Cheruiyot che conclude in 2h33'44".

2005
Nel suo ventesimo anniversario Venicemarathon deve fare i conti anche con la nebbia. Questo non ferma i quasi 6.400 atleti presenti al via ed i 200.000 spettatori sul percorso, ne tanto meno l'esordiente Mubarak Hassan Shami, keniano ma con passaporto del Qatar, che in 2h09'22'' giunge esultante in Riva Sette Martiri, aggiudicandosi l'oro della corsa veneziana e contemporaneamente del Campionato Mondiale Militare. Si infrangono, invece, sul Ponte della Libertà i sogni di vittoria di Francesco Ingargiola, atleta siciliano, in gara per il primo posto fino a quattro chilometri dall'arrivo e poi vistosi superare prima da Shami ed in seguito da Paul Lokira. Un terzo posto, però, che assieme al settimo di Curzi e al diciannovesimo di Palombo valgono il primo posto all'Italia nella classifica a squadre. In campo femminile, invece, si è imposta Emily Kimurìa bloccando il tempo sulle 2h28'42'', secondo miglior risultato di sempre per la Venice Marathon. Quarta la prima delle italiane, Marcella Mancini.

2004
Nove anni dopo la sua vittoria a Venezia, Danilo Goffi ci riprova. Il carabiniere volante vuole eguagliare Salvatore Bettiol, l'unico a vincere due volte Venicemarathon, e parte da Stra con tutte le intenzioni di riportare in Italia il titolo della gara veneziana. Gara condotta in testa con i più forti fino alla fine del Ponte della Libertà quando Raymond Kipkoech, keniano, lo stacca e vince con uno spettacolare sprint sull'ultimo ponte prima dell'arrivo in Riva dei Sette Martiri. Nella prova femminile gara a senso unico con il successo in solitaria della keniana Jane Ekimat.

2003
Francia batte Italia e Kenia alla 18° Venicemarathon. Successo meritato alla sua prima maratona per El Hassan Lasshini, francese di origine marocchina che ha tagliato per primo il traguardo di Venezia in 2h11'01''. Una gara splendida quella lagunare partita con gli atleti africani favoriti ma che ha visto un epilogo spettacolare con la grande rimonta dell'azzurro Sergio Chiesa, capace di superare i keniani Mitei e Kanda nell'ultimo chilometro di gara e di conquistare il secondo posto in 2h11'30''. Nella prova femminile non ce l'ha fatta Ornella Ferrara a bissare il successo del 1994. L'atleta lombarda è giunta terza. Sul traguardo di Riva dei Sette Martiri ha trionfato la keniana Anne Jelagat col tempo di 2h30'16''.

2002
Il record del 1995 fissato da Danilo Goffi nella gara maschile finalmente viene abbattuto. È ancora un keniano a firmare il gradino più alto del podio della Maratona di Venezia. David Makori vince la sua gara scendendo sotto il muro delle due ore e nove minuti fermando il cronometro a 2h08'48''. È il record della gara e arriva in una giornata di sole che, purtroppo, registra ancora una volta la debacle degli atleti italiani e vive in diretta la sofferenza di Giuliano Battocletti, esordiente sulla distanza ed in testa sino all'imbocco del Ponte della Libertà. In campo femminile la gara è senza storia con la keniota Anastasha Ndereba che taglia in solitudine il traguardo infliggendo distacchi che superano i tre minuti. Terza l'inossidabile Lucilla Andreucci. Oltre 6.000 gli atleti al via, in rappresentanza di 51 paesi, con 1.500 stranieri.

2001
La XVI Venicemarathon parla ancora straniero. Il nuovo doge della Maratona di Venezia è l'etiope Moges Taye che ha vinto la gara con il tempo di 2h10'08'' sprintando sul keniano Henry Tarus giunto al traguardo di Riva dei Sette Martiri in 2h10'10''. Splendido terzo posto per il portacolori delle Fiamme Gialle Daniele Caimmi che ha stabilito il suo nuovo record personale chiudendo la sua prova con il tempo di 2h10'26''. Sesto posto per l'altro italiano Migidio Bourifa e undicesima piazza per Vincenzo Modica, una delle delusioni della gara. Quella di Venezia è stata una gara partita con un ritmo di gara altissimo. Dopo i primi quindici chilometri la proiezione finale dava un tempo di 2h07'. Le lepri hanno tirato la testa della gara ma hanno anche provocato il cedimento di Bourifa e Modica che dopo il 21° chilometro hanno rallentato il ritmo perdendo contatto con la testa della corsa. Taye e Tarus hanno fatto gara a sé nella parte conclusiva che prevede il passaggio di tredici ponti prima di arrivare al traguardo di Riva dei Sette Martiri. Caimmi ha cercato di rientrare dopo il trentesimo ma i due africani andavano troppo forte. Spettacolare l'arrivo con Taye e Tarus che si sono presentati a trecento metri dal traguardo appaiati: Taye ha sprintato ai cinquanta metri e ha vinto con due secondi di margine sul keniano Tarus. Gara regolare condotta sempre in testa invece per la francese Zaia Dahmani che ha vinto la gara femminile in 2h33'32''. Dopo un avvio prepotente della giapponese Komatsu, la francese ha allungato il passo dopo il 21° chilometro e ha fatto il vuoto presentandosi solitaria con un vantaggio di due minuti sulla trevigiana Monia Capelli che ha resistito al ritorno della veneziana Francesca Zanusso. Quest'ultima è stata vittima di una caduta in partenza che ne ha pregiudicato il resto delle prova. Monia Capelli ha migliorato il suo personale chiudendo in 2h34'57''. Per la Zanusso la Venicemarathon si è conclusa con il tempo di 2h35'54''.

2000
Oltre cinquemila maratoneti italiani iscritti, un percorso sempre più affascinante e accattivante, la conferma di una macchina organizzativa che ormai ha raggiunto livelli di efficienza altissimi. Venicemarathon riparte da 6.000 partecipanti, dai pacemakers e dal cronometraggio elettronico Winning Time, festeggia i 26 atleti sempre presenti nelle 15 edizioni della maratona e vive, finalmente, una splendida giornata di sport sotto un sole splendido. Barbi e Ingargiola sono i candidati italiani al successo finale, i soliti keniani gli avversari più pericolosi. In campo femminile il forfait della Console, rilancia le quotazioni di Lucilla Andreucci, già vincitrice a Venezia nel 1998. La gara vene ripresa come da copione dalle telecamere Rai, la lotta in testa è tra Barbi e due keniani, Kiprono e Bungei. Barbi, secondo nel 1999, ci prova ma dopo il ponte di barche che attraversa il Canal Grande l'allungo di Bungei è di quelli che tagliano le gambe. Sul traguardo di Riva dei Sette Martiri si parla ancora africano, John Bungei iscrive il suo nome nell'albo d'oro della Venicemarathon e ferma il cronometro sulle 2h09'50". Kiprono è secondo, Roberto Barbi terzo, primo italiano e con il nuovo personale in tasca. Nella prova femminile l'esordiente Ruth Kutol, guarda caso del Kenia, viaggia sola verso il traguardo che taglia in 2h28'16" che vale il record della gara. Seconda l'ottima Lucilla Andreucci che, partita per fare trenta chilometri, è arrivata fino in fondo e con un tempo più che discreto.

1999
Dopo l'affermazione di Japhet Kosgei nel 1998, a salire sul gradino più alto del podio è un altro atleta keniano, Julius Bitok, che conclude la gara con il ragguardevole tempo di 2h10'34''. La competizione si rivela di altissimo livello, con 12 atleti al traguardo sotto le 2h15'00'', tra cui sette italiani. Al secondo posto si classifica Roberto Barbi, che si laurea anche campione italiano di maratona. Nella prova femminile il successo, e il titolo italiano assoluto, è andato a Sonia Maccioni, che ha staccato le sue avversarie prima del Ponte della Libertà ed giunta sul traguardo di Riva dei Sette Martiri con il nuovo tempo record di 2h28'54''.

1998
Japhet Kosgei é il primo atleta keniano a vincere la Venicemarathon. Dopo sette anni di assenza é stata la pioggia la protagonista principale della gara. Kosgei chiude la gara davanti all'italiano Daniele Caimmi con il buon tempo di 2h11'27". Decisivo il suo attacco poco prima del Ponte della Libertà attorno al 30º chilometro. Nella gara femminile dominio assoluto per l'italiana Lucilla Andreucci, all'esordio sulla distanza dei 42 chilometri e 195 metri. L'atleta romana ha chiuso la sua prestazione con l'ottimo tempo di 2h36'34", proponendosi come la maratoneta del futuro su cui l'atletica italiana può puntare nella maratona.

1997
L'edizione 1997 vede il trionfo di Antonio Serrano, trentaduenne di Madrid, primo spagnolo a vincere a Venezia. Serrano rimane coperto nel gruppo dei migliori fino al 27º chilometro, ma nelle vicinanze del Ponte della Libertà mette a segno l'allungo decisivo e giunge da solo traguardo di Riva dei Sette Martiri con il tempo di 2h11'59". Il primo degli italiani è Bettiol, quarto, mentre Ruggiero, che termina al quinto posto, vince il titolo di Campione Italiano Militare di maratona. In campo femminile la vittoria è appannaggio della bielorussa naturalizzata francese Irina Kazakova che termina la gara con il tempo di 2h33'44". Questa edizione segna la consacrazione di Venicemarathon come uno degli eventi televisivi più seguiti e sancisce la fine di un'era, essendo l'ultima edizione della gestione di Piero Rosa Salva, il creatore della Maratona di Venezia.

1996
La novità della Venicemarathon 1996 è costituita dalla nuova posizione del traguardo, spostato avanti in Riva dei Sette Martiri, a due passi dagli ampi Giardini della Biennale. La nuova collocazione garantisce agli atleti e ai loro famigliari, sempre più numerosi, la possibilità di usufruire di notevoli spazi di sfogo. A due anni dalla vittoria dell'etiope Negere, Venicemarathon torna a parlare straniero. Stavolta a dominare sono gli atleti nordafricani: la vittoria va all'algerino Sid-Ali Sakhri, mentre la piazza d'onore spetta al marocchino Abdelkader El-Mouaziz. Sakhri provava ormai da tre anni a vincere a Venezia, ma per lui la gara non è stata facile. La selezione si attua sull'interminabile Ponte della Libertà, con Sakhri, Modica, El-Mouaziz e il keniano Tangus che procedono insieme fino al porto, dove il primo a cedere è Tangus. L'algerino stacca quindi il siciliano Vincenzo Modica alle Zattere, mentre El-Mouaziz cede alla fine del Ponte di Barche. La gara femminile è caratterizzata dal successo della bielorussa Yelena Mazovka, che si impone in 2h31'07''.

1995
Seimila posti non bastano più. Si decide di fermarsi a quota 7.325, rifiutando circa altre 500 domande. Questa inarrestabile crescita delle richieste di iscrizione spinge gli organizzatori a pensare ad una zona di arrivo più spaziosa per le edizioni future. La decima edizione, intanto, è una edizione storica in assoluto. Exposport - la fiera dello Sport e del Tempo Libero associata a Venicemarathon - è ospitata nel Padiglione 114 del Porto di Venezia, facilmente raggiungibile ed amplissimo, e viene visitata da ben 60.000 visitatori. All'interno, oltre all'esposizione, si svolgono iniziative di vario genere, fra cui la Festa dell'Atletica Leggera Italiana, nobilitata dalla presenza di moltissimi personaggi famosi. Sul campo di gara piovono i records. Carlo Durante, atleta trevigiano ipovedente, stabilisce il primato mondiale di categoria. La gara è dominata dalle giovani promesse italiane della maratona, con un'irresistibile Danilo Goffi che brucia avversari e tempo. 2h09'26'' è il nuovo record della manifestazione, un tempo di livello mondiale. Al secondo posto si piazza l'altro italiano Giacomo Leone, mentre Maura Viceconte domina la gara femminile in 2h29'11'', record della manifestazione.

1994
Per la prima volta gli organizzatori, preoccupati per l'integrità della loro città, fissano un tetto massimo alle iscrizioni. Anche poche centinaia di atleti in più, infatti, metterebbero a repentaglio la fragilità di Venezia. Il cast dei partecipanti è di assoluta eccellenza, grazie alla presenza di atleti che negli ultimi 4 anni hanno vinto ben 12 maratone in tutto il mondo. Tena Negere é un militare etiope di 22 anni. Dice di avere fretta di tornare a casa dalla moglie e dai figli e, infatti, corre fortissimo. Tuttavia, sono addirittura in venti a chiudere la gara sotto le 2h15'00''. Negere, però, stacca tutti già al 30º chilometro, e gli altri lo rivedono solo all'arrivo, con la coppa del vincitore in mano. L'italiana Ornella Ferrara, invece, trionfa fra le donne con il tempo di 2h32'16''.

1993
Venicemarathon stringe un accordo con l'UNICEF, privandosi di ogni connotazione commerciale e sposando la solidarietà verso il mondo dell'infanzia. Il brasiliano di Rio de Janeiro Arthur de Freitas Castro è il favorito di questa maratona, ma il "vecchio leone" Salvatore Bettiol, trionfatore nel 1986 e nel 1987, ingaggia uno splendido duello con l'avversario, a tutto vantaggio del cronometro. Bettiol si arrende solo al Tronchetto e Castro si invola a far segnare l'ottimo tempo di 2h10'06". In campo femminile, dopo sette anni di successi italiani, arriva la prima vittoria di un'atleta straniera: è la slovena Helena Javornik a primeggiare, in 2h37'27''.

1992
Finalmente un percorso stabile e ideale. Il più prestigioso dei traguardi, posto a due passi dalla più bella piazza del mondo, garantisce agli organizzatori un successo di immagine ineguagliabile. I favoriti sono Panetta, Pinheiro e Kamau. Bordin, invece, si é assunto l'incarico di fare da testimonial per qualche chilometro, ma si fa coinvolgere dall'entusiasmo generale e, "amatore" tra gli amatori, porta a termine con incredibile sportività tutta la gara assieme ad amici ed a semplici appassionati, lusingatissimi per aver potuto corrergli a fianco. Panetta é un leone ma viene fermato dopo il Ponte della Libertà da un malanno ad un ginocchio e dalla giornata fredda. Sotto lo striscione d'arrivo transita per primo il portoghese Joaquim Pinheiro, che ottiene il primo successo straniero nella storia della Venicemarathon, ed anche il primo successo personale. Fra le donne l'italiana Emma Scaunich bissa il successo ottenuto tre anni prima.

1991
E' il traguardo la novità più eclatante. Il grande salto che eleva ancor più la qualità é un...ponte. Quel ponte di barche che gli organizzatori "gettano" in obliquo sul Canal Grande per collegare la vecchia zona dell'arrivo di Punta della Dogana con la piazzetta S. Marco, ponte che permette di raggiungere il nuovo traguardo di Ca' di Dio, dopo essere transitati in mezzo alle folla che circonda S. Marco. Carlo Terzer é un outsider di tutto rispetto. A 35 anni è un atleta espertissimo e, due anni prima, é stato campione italiano di maratona. A Venezia si dimostra capace di staccare tutti e di cogliere la sua più straordinaria vittoria. Antonella Bizioli, invece, si impone nella gara femminile. Tra le iniziative collaterali Venicemarathon celebra l'esordio di Exposport, autentica fiera dello sport e del tempo libero, che già al primo anno di vita é capace di catturare l'interesse di 15.000 visitatori.

1990
Gelindo Bordin ha già vinto nello stesso anno la Maratona di Boston e quella di Spalato, e sfida la leggenda secondo la quale non si possono vincere più di due grandi maratone l'anno. In gara, Francesco Panetta corre gomito a gomito con il "maestro" Bordin fino al 20° chilometro, poi, come d'accordo, si fa da parte. A questo punto, Bordin si scatena e giunge solitario sull'inedito traguardo, posto dagli organizzatori in Campo Sant'Agnese, a causa della concomitanza con un importante vertice politico mondiale. La gara femminile viene vinta dall'italiana Laura Fogli davanti alle jugoslave Suzana Ciric e Jelena Jovicic.

1989
La Federazione premia il successo di Venicemarathon attribuendo alla competizione l'incarico di laureare il campione italiano assoluto, sia maschile che femminile. L'edizione è caratterizzata dal terribile vento di bora che, soffiando in senso contrario, rende il già temutissimo ed interminabile Ponte della Libertà il principale avversario da superare. In questo difficile frangente la selezione degli atleti é più complicata, e la gara si conclude in volata. Domina Marco Milani, valorosissimo giardiniere toscano, capace, nonostante tutto, di chiudere con un discreto riscontro cronometrico. Il titolo di regina di Venezia spetta, questa volta, ad Emma Scaunich.

1988
Il risultato cronometrico dell'anno precedente alimenta qualche dubbio negli scettici, presto fugato dall'accertamento ufficiale dell'AIMS, che misura il percorso ed attesta, convalidandolo, il giusto metraggio. Oltre ai tanti, numerosissimi italiani, questa volta arrivano in massa anche gli stranieri. Orlando Pizzolato comunica solo la sera prima di voler fare un test di prova ma, una volta in gara, non riesce a fermarsi come si era proposto, e vola al traguardo immerso in una "felice pazzia", come lui stesso la definisce. Venicemarathon doveva essere una prova di preparazione verso il tentativo di vincere una terza volta a New York, diventa invece occasione di trionfo immediato ed inaspettato. La gara femminile viene vinta, col tempo di 2h39'04'', da Graziella Striuli.

1987
Il percorso muta e diventa più affascinante. Si corre da Stra a Venezia sullo stesso tracciato dell'anno precedente, ma, una volta giunti nel centro storico, si corre specchiandosi sulle acque del Canale della Giudecca, fino allo splendido traguardo, posizionato nei pressi della Chiesa della Salute. Alle Zattere la corsa incontra un'altra delle grandi originalità di Venezia: l'acqua alta. Il fenomeno é limitato ma conferisce "colore" ed aiuta gli atleti a vivificare il ritmo dell'ultimo chilometro. Salvatore Bettiol fa il bis dell'anno precedente e stabilisce un tempo record, mentre Rita Marchisio trionfa fra le donne.

1986
Venezia accoglie con l'abbraccio genuino della folla che circonda Campo Santi Apostoli, nel Sestriere di Cannaregio, zona popolare ma non per questo meno suggestiva di altre più celebrate, la prima edizione di una Maratona assolutamente originale. Originale per il fantastico sfondo su cui si corre. Originale perché l'arrivo é a Venezia, città pedonale, ma anche piena di ostacoli e limitazioni. L'organizzazione, comunque, supera ogni barriera naturale o burocratica che sia. Salvatore Bettiol vince la gara che lo consegna alla grande attenzione nazionale ed internazionale. Nella gara femminile, invece, è Paola Moro ad imporsi in 2h38'10''.